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Non c’è 2 senza 3: addio Mondiali!

Dopo le delusioni del 2018 e del 2022, arriva un’altra terribile debacle per la nazionale azzurra che non riesce a sconfiggere la Bosnia Erzegovina nel fortino di Zenica e si trova per la terza volta di fila fuori dalla massima competizione calcistica. Addio Mondiali!

Sintesi del match

Il CT Gattuso schiera i suoi con lo stesso 11 che giovedì scorso ha battuto l’Irlanda del Nord: 3-5-2 con Donnarumma-Mancini-Bastoni-Calafiori-Politano-Barella-Locatelli-Tonali-Dimarco-Kean-Retegui.

Prima frazione

L’Italia parte subito forte e infatti al 14′ passa in vantaggio con Barella che è bravo a sfruttare un errore in impostazione dell’estremo difensore bosniaco, Vasilj, e a servire Moise Kean che non sbaglia . La partita dovrebbe proseguire in discesa, ma è proprio qui che qualcosa cambia: Donnarumma e compagni infatti abbassano inspiegabilmente il baricentro e cominciano a subire la reazione della squadra di casa.

Al 40′ arriva poi l’episodio che cambia completamente il match; l’estremo difensore azzurro sbaglia il rinvio e sulla respinta si avventa Memic che viene falciato da Bastoni ultimo uomo; il centrale italiano commette un’ingenuità e viene giustamente espulso rendendo tutto più complicato per i suoi. Nonostante l’inferiorità numerica il primo tempo finisce però con il risultato di 0-1.

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Seconda frazione

Nel secondo tempo il CT bosniaco Barbarez inserisce il baby prodigio Alajbegovic (classe 2007) e la squadra di casa spinta anche da un pubblico estremamente “caldo” continua a macinare occasioni . L’Italia però tiene botta e riesce anche ad andare vicino al raddoppio prima con Kean con un coast to coast solitario che non ha buon esito davvero per poco, poi con Pio Esposito (subentrato proprio all’attaccante della Fiorentina) che su assist di Palestra non riesce a concludere in rete e infine con Dimarco che servito da Barella arriva forse troppo stanco sul pallone strozzando il tiro che termina a lato.

Pochi minuti dopo Dedic (terzino del Benfica), con un cross perfetto trova capitan Dzeko che sovrasta Mancini ed impatta il pallone col braccio , Donnarumma fa una gran parata(purtroppo) e sulla ribattuta arriva il subentrato Tabakovic che appoggia la palla in rete .

Ho detto purtroppo perché a causa di un cavillo regolamentare il commissario di gara Turpin non è stato richiamato al VAR e quindi non ha potuto annullare il gol, nonostante il fallo di mano di Dzeko, in quanto non c’era immediatezza tra il tocco di braccio e la rete dato che c’è stata la parata dell’estremo difensore italiano di mezzo.

Dopo il gol della Bosnia succede poco o nulla e la gara si avvia verso i supplementari.

Supplementari e Rigori

I tempi supplementari continuano sulla falsariga di quelli regolamentari, con i padroni di casa che fanno possesso e gli ospiti complice l’uomo in meno si difendono con un blocco basso. Nonostante ciò assistiamo comunque ad un altro episodio dubbio con Palestra che lanciato a rete mentre si trovava 1 vs 1 col portiere bosniaco viene fermato fallosamente da Muharemovic ultimo uomo… rosso direte voi.. e invece no, il direttore di gara sanziona il difensore di proprietà del Sassuolo con un semplice cartellino giallo. Nel secondo tempo supplementare assistiamo ad un altro errore di Turpin che non vede un fallo di mano di Muharemovic su un tiro di Pio Esposito; anche questa volta VAR assente.

Si arriva quindi ai rigori ma gli errori di Esposito e Cristante si rivelano fatali con la Bosnia che invece non sbaglia dagli 11 metri e grazie al penalty decisivo di Bajraktarevic torna ai mondiali dopo 12 anni e lo fa per la seconda volta nella sua storia.

Addio Mondiali con un fallimento epocale

Questa mancata qualificazione fa ancora più male delle altre, perché dopo il gol di Kean la sentivamo molto vicina e, nonostante una prestazione non del tutto all’altezza, siamo stati molto penalizzati dagli episodi e da un arbitraggio non proprio coerente. Alla lotteria dei rigori, poi, può succedere di tutto; ma Gattuso, nonostante nessuno metta in dubbio il suo attaccamento, non è esente da colpe, in quanto siamo arrivati alla fine dei 120′ senza rigoristi.

Ci toccherà fare da spettatori anche questa volta: dopo Russia 2018 e Qatar 2022, non andremo in America nel 2026. Tutto ciò sta portando a un distacco inevitabile dei giovani verso il movimento; molti ragazzini ancora non hanno visto la Nazionale a un Mondiale e molto probabilmente non la vedranno almeno fino al 2030 (qualificazione permettendo).

Dobbiamo cambiare!

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Adesso ciò che ci tocca fare è una rivoluzione, ma vera e non a parole come è stato detto nei due quadrienni precedenti. Il primo che doveva abbandonare, cioè il presidente della F.I.G.C. Gravina, ha rassegnato le proprie dimissioni, così come il CT Gattuso e il capo delegazione Buffon.

I principali candidati a sostituire Gravina sono Giovanni Malagò (già a capo del C.O.N.I.) e Giancarlo Abete, attuale presidente della L.N.D. e già ex presidente della F.I.G.C. dal 2007 al 2014, dimessosi in seguito al fallimento della spedizione ai Mondiali in Brasile. La rielezione di quest’ultimo sarebbe un paradosso, ma riassumerebbe perfettamente la comicità di questo Paese.

Per quanto riguarda la direzione tecnica, i nomi più quotati sono quelli di due vere e proprie leggende: Paolo Maldini e Roberto Baggio, che sicuramente darebbero una ventata di aria fresca al movimento. Il primo ha dimostrato al Milan di essere un grande dirigente, mentre il secondo già nel 2011 aveva scritto un dossier di 900 pagine su come rifondare il calcio italiano partendo dalle scuole calcio e dai settori giovanili, senza però essere mai preso in considerazione.

Per quanto riguarda la figura di selezionatore, i nomi che circolano al momento sono:

  • Antonio Conte: sotto contratto con il Napoli fino al 2027, ma che nel 2016 fece intendere che con l’Italia dei Mondiali non si era dato un addio, ma solo un arrivederci.
  • Roberto Mancini: il candidato principale in caso di elezione di Malagò; ha già vinto l’Europeo, ma resta l’ombra dell’addio per i milioni arabi.
  • Pep Guardiola: la figura che porterebbe lustro a tutto il sistema e a cui verrebbero date le “chiavi” del movimento per seguire il modello spagnolo. Al momento è un sogno, ma l’addio al Manchester City a fine stagione potrebbe cambiare le carte in tavola.

Ad oggi ci tocca però ancora una volta dire addio ai Mondiali, soffrire e aspettare, sperando che fra quattro anni sia la volta buona.

FORZA ITALIA, DOBBIAMO RIALZARCI!

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