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YPOSTA: buona Pasqua da Hormuz

Settimana di inaspettato allargamento ad Hormuz. Mentre Trump continua a bombardare l’Iran, il regime prova ad isolarlo dai suoi storici alleati. Parlando di amici e alleati di Donald, in Italia Meloni decide di andare per il record, assumendosi un bel rischio. Per non perdersi niente di tutto questo caos, c’è YPOSTA, la rubrica di Young Popular Opinion, che prova ad evitarvi attacchi di panico e a raccontarvi gli eventi più importanti della settimana in maniera semplice ed ironica (per quanto possibile). Speriamo di riuscirci (soprattutto per gli attacchi di panico). Potrete ricevere questo articolo direttamente sulla vostra casella postale tramite una newsletter, che verrà inviata ogni domenica. Per riceverla direttamente, basta inserire la vostra mail qui.

La guerra in Iran

In settimana le presunte trattative tra Usa ed Iran in Pakistan sarebbero naufragate. Poco male. In realtà nessuno ci aveva creduto. In verità il livello dello scontro si è persino alzato, a causa dell’abbattimento di un caccia statunitense F-15 sopra i cieli dell’Iran da parte delle forze del regime. Uno dei due piloti è stato tratto in salvo, mentre il secondo risulta tuttora disperso. Il regime iraniano ha promesso una “ricompensa speciale” a chiunque aiuti a catturarlo. Gli Stati Uniti, dopo aver negato per qualche ora, hanno confermato l’incidente, definendolo un atto di estrema gravità, che non accadeva da oltre vent’anni. Ammetto di essere parecchio sorpreso dalla reazione degli americani. Difficile aspettarsi baci e abbracci da chi stai bombardando da oltre un mese come se non

Un funambolo di nome Donald

In settimana lo stretto di Hormuz si è allargato (pur sempre in maniera selettiva), e, forse, ciò segna lo spartiacque tra il nostro mondo (come lo abbiamo conosciuto da 80 anni a questa parte) ed il mondo nuovo, che un può ci fa paura. La guerra nel Golfo Persico, che si sarebbe dovuta concludere in pochi giorni, sta cambiando in maniera rilevante equilibri ed alleanze decennali. E Trump, a modo suo, ci ha dato un suggerimento. In settimana Donald, infatti, tra le tante cose inutili (tipo la storia di una guerra veloce e di voler riportare l’Iran all’età della pietra, tra altro molti Presidenti prima di lui hanno detto la stessa cosa, fallendo poi miseramente) ci ha detto anche qualcosa di utile. Più o meno. Ma ormai alle dichiarazioni di Trump bisogna approcciarsi così. In un mare di parole utili solo per lo spettacolo (a cui nessuno crede più, neppure il suo elettore più fedele), bisogna individuare le poche gocce di verità.

Durante le famose conferenze-circo tenute in settimana in cui, come al solito, ha insultato la Nato, gli europei, qualche personaggio famoso (a questo giro è toccato a Bruce Springsteen), ha minacciato gli iraniani e quindi fine dello show, Trump ha anche riservato qualche insulto al Presidente della Francia, Macron. Nulla di nuovo. Anche per questo a nessuno era venuto in mente di dare troppo peso alle sue parole o di ricollegarle al conflitto nel golfo Persico. Dopotutto Donald non ha stima di Marcon e non perde occasione per ridere di lui. Ed invece questa volta un motivo (naturalmente secondo lui) per parlare male della Francia e di Macron c’era.

L’allargamento dello stretto

Venerdì infatti una nave francese (CMA CGM Kribi) è riuscita ad attraversare lo stretto di Hormuz, passando vicino alle coste iraniane, a nord dell’isola di Larak. E lo ha fatto non dispiegando unità navali per scortare la petroliera, ma dopo aver stretto un accordo con il regime iraniano. Certo la procedura è complessa, ma fattibile. Infatti, secondo Bloomberg, per superare lo stretto sarebbe necessario innanzitutto contattare i guardiani della rivoluzione attraverso la classica testa di legno (un’azienda legata al corpo armato iraniano). Quindi consegnare tutte le informazioni sulla nave in transito. A questo punto i Guardiani controllano gli eventuali legami, e se non ci sono americani ed israeliani in mezzo, allora si può fare.

Allargamento selettivo: una nave francese attraversa Hormuz
La nave francese CMA CGM KRiBI

La nave infatti deve pagare un pedaggio di almeno un dollaro per ogni barile di petrolio trasportato (una petroliera può contenere anche due milioni di barili), da pagare in valuta cinese o in criptovalute. Una volta effettuato il pagamento, la nave riceve una sorta di password da trasmettere via radio, ed anche le indicazioni sulla rotta da seguire (che gente premurosa).

La procedura è sicuramente perfettibile (dopotutto cosa non lo è), ma cambia completamente lo scenario. Trump infatti, da inizio guerra, sta provando a convincere gli alleati europei (o presunti tali, visto come li prende a pesci in faccia ogni volta che può) ad entrare in guerra per prendere il controllo dello stretto di Hormuz con la forza. (Insomma lui ha creato il casino e gli altri poi devono rimettere in ordine…) Venerdì invece, la Francia ha mostrato a tutti una via alternativa e, pare, non sia da sola.

Accordo col nemico

Secondo il New York Times Francia, Italia e Spagna stavano lavorando ad un accordo con l’Iran da alcune settimane, per permettere alle loro navi di transitare attraverso lo stretto di Hormuz. L’Italia poi ha smentito (per non rovinare i rapporti con gli americani), ma alcuni indizi suggeriscono il contrario. Qualche giorno fa infatti il Ministro della difesa Crosetto ha negato il permesso agli Stati Uniti di utilizzare la base aerea di Sigonella, in Sicilia. Certo non siamo ai livelli della crisi del 1985 (di cui trovate la storia qui), ma possiamo pacificamente considerarlo come un altro segnale del progressivo allontanamento di Meloni da Trump.

Insomma gli iraniani, dati da molti per sconfitti già alcune ore dopo l’inizio del bombardamento di Stati Uniti ed Israele, stanno provando a rompere il “fronte occidentale” dalle fondamenta. “Permettendo” infatti alle navi europee di attraversare lo stretto di Hormuz (previo accordo e pagamento), danno modo ai paesi europei di “mollare” Trump e la sua guerra. Esattamente come ha fatto Donald con l’Ucraina. Chi di spada ferisce…

Ancora il Rubicone

Gli “altri” leader europei, ora, devono essere coraggiosi. Se per Francia e Spagna non c’era da buttare il cuore oltre l’ostacolo, visti i rapporti piuttosto difficili con gli Stati Uniti. Per il Regno Unito e l’Italia la situazione è diversa. Il Regno Unito è il più stretto alleato degli Stati Uniti dal 1815 (quando i britannici dopo aver provato, per l’ultima volta, a riprendersi le loro amate 13 colonie, accettarono la perdita e ci misero una pietra sopra). Ed un accordo “separato” con l’Iran (acerrimo nemico degli americani) sarebbe una sorta di pugnalata alle spalle nei confronti dello storico alleato. Anche per l’Italia non è una decisione scontata.

Giorgia Meloni, da mesi, si vende a mò di principale interlocutrice tra gli europei e gli americani (tanto da essere accusata dagli europei di riportare informazioni riservate a Trump). Ed un accordo con l’Iran rappresenterebbe la fine di questo “rapporto speciale” ed anche della narrazione che ci stiamo sorbendo da un pò. E la cosa ora a Meloni, probabilmente, farebbe davvero un gran bene. Visto il casino che ha scatenato Trump nel golfo Persico, con annesso aumento dei prezzi dei carburanti, porre fine a questa stretta amicizia con Donald ed alla narrazione che ne consegue sarebbe un toccasana per la sua popolarità interna (nelle ultime settimane un po’ giù).

Lo stretto di Meloni

Per Giorgia Meloni non è un momento facile, inutile girarci attorno. La guerra in Iran del suo amico Trump e la sconfitta al referendum ha reso maledettamente complicato il finale di una legislatura in cui quasi tutto era filato liscio. Ora invece gli avversari, galvanizzati dalla vittoria referendaria, stanno affilando le armi. L’economia, a causa della guerra nel golfo Persico, sta andando male e promette di andare molto peggio. Infine il suo governo, pezzo dopo pezzi, si sta sfaldando a causa della passione per le bistecche (Del Mastro), per la cara vecchia patata (Piantedosi) ed delle purghe volute da lei stessa e da Marina Berlusconi (Bartolozzi, Santanchè, Gasparri).

Giorgia avrebbe potuto decidere di lasciar perdere il record del governo più lungo della storia repubblicana (a cui, si dice, tenga moltissimo), e far finire in anticipo la legislatura, mandando l’Italia al voto. Si sarebbe risparmiata mesi di galleggiamento difficilissimi tra una probabile crisi economica, l’assalto delle opposizioni e le inevitabili spaccature della sua maggioranza. Ed invece ha scelto di resistere. Meloni vuole resistere, o almeno, continuare a galleggiare fino al 2027, quando saranno sciolte le camere. Vuole tentare il celebre colpo d’ala, per dare nuova linfa alla sua azione di governo (piuttosto scarsa, almeno fin qui, a dire il vero). In molti, prima di lei, ci hanno provato, e quasi tutti hanno fallito.

Il colpo d’ala

Per uscire dalla palude, servirebbe una magia (qualche sussidio ed un può di mazzette). Ma qui di maghi non se ne vedono, e di bacchette magiche neppure a parlarne. L’Italia, con ogni probabilità, rimarrà sotto procedura d’infrazione UE. E ciò riduce il già poco spazio fiscale disponibile, per un paese indebitato fino al collo. Quindi, al momento, è difficile immaginare quale carta potrebbe giocarsi per risollevare la sua popolarità. A questo governo è rimasto troppo poco tempo per fare riforme davvero impattanti, ma abbastanza tempo per deteriorarsi. Eppure si continua a galleggiare, sperando di non essere travolti dalla marea.

Altre notizie della settimana

Un tribunale di Roma ha multato Netflix per l’aumento del costo degli abbonamenti. Il Ministro Piantedosi potrebbe farci rivivere una nuova saga in stile Sangiuliano. Trump, forse seguendo l’esempio della sua amica Meloni, è impegnato con le pulizie di primavera nella sua amministrazione. In settimana ha licenziato la procuratrice generale Pam Bondi, per via del sempre attualissimo caso Epstein. Tra l’altro anche la sedia di Tulsi Gabbard starebbe scricchiolando. Mercoledì è cominciata la missione spaziale Artemis II. Una sorta di “prova generale” per riportare l’uomo, entro il 2028, sulla luna.

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