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YPOSTA: parole, parole, parole…

Se ti scocci di leggere tutto

Settimana piena di parole e pochi fatti quella appena trascorsa. E vista la natura dei fatti di questi nostri tempi “interessanti” (forse sin troppo), non è poi una notizia tanto brutta. Trump ha esteso unilateralmente la tregua con l’Iran, mentre Giorgia Meloni (alla disperata ricerca di nemici) sembra pronta a dar battaglia all’Unione Europea per dei decimali. Per non perdersi niente di tutto questo caos, c’è YPOSTA, la rubrica di Young Popular Opinion, che prova ad evitarvi attacchi di panico e a raccontarvi gli eventi più importanti della settimana in maniera semplice ed ironica (per quanto possibile). Speriamo di riuscirci (soprattutto per gli attacchi di panico). Potrete ricevere questo articolo direttamente sulla vostra casella postale tramite una newsletter, che verrà inviata ogni domenica. Per riceverla direttamente, basta inserire la vostra mail qui.

Stallo nel Golfo Persico

Nonostante le parole “battagliere”, il Presidente americano sembra voler battere in ritirata. Dopo aver dichiarato di aver stra vinto la guerra, di essere pronto a distruggere un’intera civiltà, di non voler utilizzare la bomba atomica ed aver scritto cose persino più improbabili, anche questa settimana non è successo nulla di tutto ciò. Semplicemente Trump ha deciso di estendere la tregua a tempo indeterminato. Per Donald la tregua dovrebbe servire a raggiungere un accordo con l’Iran, per salvare capra e cavoli. Cioè mettere fine a questa guerra sciagurata e salvare pure la faccia. Ma vista com’è stata condotta l’operazione (una sciatteria che neppure un nabbo ai primi minuti di Age of Empires) e le dichiarazioni d’accompagnamento (sempre un po’ troppo roboanti) più che un accordo, servirebbe un capolavoro diplomatico.

Trattative apparenti

Per raggiungere un accordo, però, bisognerebbe almeno presentarsi ai negoziati di pace. E già qui cominciano i problemi. In settimana infatti abbiamo assistito ad un simpatico balletto tra la delegazione iraniana e quella americana. Nessuna delle due voleva partire per il Pakistan (dove dovrebbero tenersi gli incontri tra le parti) per primo. Quindi a furia di aspettare il primo passo dell’altro, alla fine nessuna delle due delegazioni è partita per Islamabad. Quindi si è persa un’altra occasione. Forse.

Scriviamo forse perché (come abbiamo scritto qualche settimana fa) le trattative sono davvero complesse, e non solo per una mera questione di “merito”. Certo la parti sono lontanissime, tanto che è complesso anche solo individuare il punto da cui partire. Eppure questa non è la parte più difficile. Probabilmente la criticità più grave sta nel metodo. Americani ed iraniani fanno le cose in maniera molto diversa. Gli americani vorrebbero un accordo veloce, magari anche superficiale e temporaneo, per sbloccare lo stretto di Hormuz, porre fine alla guerra e dichiarare vittoria. Gli iraniani invece vogliono accordarsi su tutto, entrando nei minimi dettagli e sembrano non avere alcuna fretta. Insomma prima di trovare un accordo sulla vicenda, bisognerà trovare un accordo su come raggiungere l’accordo. In bocca al lupo.

Tregue come se piovesse

In settimana anche la tregua tra Libano ed Israele è stata estesa. A differenza di quella tra Usa ed Iran, però, questa è decisamente più fragile. Un po’ perché è a scadenza, ma anche (e soprattutto) perché Israele qualche pugno continua a darlo, mettendo in grossa difficoltà il governo libanese, bloccato in una posizione decisamente scomoda. Il governo libanese infatti sta provando, con molta fatica, a tenere a bada Hezbollah (che controlla il sud del Libano), per evitare la ripresa delle ostilità. Ma ogni pugno di Israele al Libano incattivisce Hezbollah, rischiando di far saltare la tregua e di ricominciare il conflitto (forse il vero obiettivo di Israele).

Insomma si sta come d’autunno sugli alberi le foglie, direbbe Ungaretti.

Meloni vs Ue

Quando le cose vanno male, è nostra abitudine trovare qualcuno o qualcosa a cui dare la colpa, per i nostri fallimenti. Dopotutto siamo italiani e l’idea di assumersi la responsabilità delle nostre azioni non ci piace. Naturalmente il nostro governo, a cui ultimamente le cose vanno parecchio male, essendo espressione del suo popolo non potrebbe fare altrimenti.

Dopo la sconfitta al referendum per Meloni l’aria sembra davvero cambiata. Prima è stata costretta ad un rimpastino di governo, poi ha dovuto litigare con Trump infinita è arrivata la mazzata dall’istat. Secondo il nostro ufficio di statistica il deficit previsto per il 2025 sarà del 3.1%, lo 0.1% in più necessario ad uscire dalla procedura d’infrazione comminata dall’Unione Europea. E questo decimale è un bel problema. Un po’ perché il governo si era posto l’obiettivo di uscire dalla procedura d’infrazione già quest’ anno. Ma soprattutto perché i soldi che Meloni & co avrebbero voluto spendere l’anno prima delle elezioni (per fare un po’ di sano clientelismo politico) non saranno disponibili.

Quelli di prima

Dopo l’ennesima tegola, Meloni è scoppiata. All’inizio ha dato la colpa a Giuseppe Conte ed al suo “allegro” super bonus edilizio, che avrebbe devastato le già sanguinanti casse dello Stato. Tutto vero, chiariamoci. Il bonus 110% è stato uno tra i peggiori provvedimenti adottati da un governo nell’era repubblicana (che di pessimi provvedimenti e di pessimi governi pure ne ha visti). Nonostante ciò, però, il bonus non è stato un fulmine a ciel sereno. Era in vigore già da prima dell’insediamento del governo Meloni e stava prosciugando le casse dello Stato da qualche anno. Evidentemente l’attuale Ministro dell’economia, il prussiano Giorgetti, si è fatto male i conti. Poi certo è facile (ed anche banale) dare la colpa a quelli che c’erano prima (Meloni non è stata la prima a farlo e sicuramente non sarà neppure l’ultima), ma in realtà la responsabilità di questo ennesimo fallimento (oltretutto totalmente autoinflitto) è assolutamente del governo. Un governo estremamente disciplinato dal punto di vista fiscale (giusto sottolinearlo), che però ha perso per strada la crescita. O almeno quel po’ di crescita (alimentata a debito) che aveva “animato” il nostro Pil negli anni passati.

Oltre i vincoli

Ed è per questo motivo che Meloni, seguendo l’ormai consolidata e gloriosa tradizione italica, è intenzionata a sforare i vincoli di bilancio europei (che poi sarebbero vincoli imposti dalla realtà ad un paese già indebitato fino al collo) per uscire dalla stagnazione economica. Insomma fare altri debiti per movimentare un po’ il Pil. Esattamente la stessa “strategia” del super bonus di Giuseppe Conte tanto criticato da Giorgia Meloni. Ma che ci vuoi fare, dopotutto la vita è una ruota.

Per questa settimana è tutto. Se volete rimanere in contatto con noi, possiamo continuare a “vederci” su questa newsletter, basta iscriversi inserendo qui la vostra mail. Buona domenica!

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