Siamo ormai abituati a scorrere notizie sempre più bizzarre, al punto che spesso diventa difficile distinguere cosa sia reale e cosa sia frutto di un’intelligenza artificiale fin troppo creativa. Eppure, ogni tanto, arriva una storia che riesce a superare qualsiasi immaginazione digitale: un frammento dell’Iliade è stato ritrovato dentro una mummia egizia.
Niente fake news, niente titoli clickbait, stavolta siamo di fronte a una scoperta archeologica reale, arrivata da uno dei siti più studiati dell’Egitto antico. A questo punto la curiosità è inevitabile. Quindi non resta che, un po’ come insegna il caro Omero, invocare anche noi la nostra “Diva” e entrare nel vivo della vicenda.
La scoperta
Il ritrovamento arriva da Al Bahnasa (antica Ossirinco), uno dei siti archeologici più importanti dell’Egitto antico, noto proprio per la grande quantità di papiri riportati alla luce nel corso degli anni. Questa volta, gli studiosi si sono imbattuti proprio in un frammento dell’Iliade di Omero, inserito all’interno di una mummia risalente al IV secolo d.C.
La scoperta è ad opera della Missione Archeologica dell’Università di Barcellona. Diretta dalle dott.sse Maite Mascort e Esther Pons, la campagna di scavo avvenuta tra novembre e dicembre 2025 nella Tomba 65.

Sotto mentite spoglie
A rendere il ritrovamento ancora più particolare è la posizione del papiro. Non si tratta infatti, come in altri casi, di un documento sigillato e inserito nei corredi funerari, ma di un elemento posto volontariamente nella fasciatura dell’addome della mummia. Inoltre, si tratta della prima volta in cui si ritrova un testo letterario greco tra i materiali utilizzati per la mummificazione. Solitamente, infatti, era solito inserire testi dal carattere magico o rituale per facilitare l’ingresso del defunto nell’aldilà.
Il frammento ritrovato pare appartenga al Catalogo delle navi, famosa sezione del secondo libro dell’Iliade, nella quale si descrivono con precisione tutte le forze greche giunte per sconfiggere i Troiani. Secondo alcuni, la parte scelta non avrebbe alcun particolare significato, anzi sarebbe stato utilizzato semplicemente come supporto per scrivere sopra delle formule propiziatorie. Insomma, più che un gesto misterioso o simbolico, sembra l’ennesima dimostrazione che anche nell’antichità il principio del non si butta via niente era già piuttosto ben radicato.

Epico, ma non troppo
Alla fine, questa scoperta ribalta un po’ l’immagine che generalmente abbiamo della letteratura antica. L’Iliade, oggi, la pensiamo come un classico fermo nel tempo, quasi separato dalla realtà quotidiana. Nel mondo antico, però, a quanto pare, non era affatto così.
Era un testo che circolava, veniva copiato, riusato e adattato come molti altri. Proprio per questo il ritrovamento diventa interessante: non tanto per il frammento in sé, ma perché ci ricorda che quei testi non vivevano in una dimensione speciale, ma dentro la normalità del loro tempo.


