Se il delirio della tua città ti fa venire voglia di diventare un eremita montanaro, Avellino è la city che fa per te. Si tratta di una quieta provincia dell’entroterra, che profuma di vino e castagne e risplende dei colori di fiori e foglie; perfetta per chi all’estate preferisce le vibes autunnali. Il cuore della città raccoglie vari monumenti storici ed è tutto stretto nell’abbraccio del verde irpino. Ma scavando a fondo, si può scoprire un culto davvero interessante.
Il cammino de Avellino
Sembrerà assurdo, ma molte persone visitano Avellino per motivi che non sono legati né all’ambiente e né al buon cibo; bensì per un pellegrinaggio. La città, infatti, gode anche di luoghi di culto sparsi, tra cui primeggia il Santuario di Montevergine. Si narra che molti devoti, in nome della fede, si rechino con non poca fatica in cima al monte Partenio per seguire una messa domenicale… per poi consolarsi col pranzo di un agriturismo della zona, magari anche dimenticandosi di quella figura celebrata poco prima.
La Madonna che si venera nel Santuario cela una storia particolare, a tratti un’anomalia del panorama cristiano. Quella Vergine dalle misteriose origini, che sembra porgere uno sguardo giudicante a chiunque entri in Chiesa, è invece proprio colei che tutti accoglie e che tutto perdona. È nota come “Mamma Schiavona” ed è da identificare come l’unica bruna delle sette madonne sorelle, che, in quanto tale, si è beccata dei soprannomi dispregiativi. Una leggenda, però, ci fa sapere che costei, avendo subito per prima la discriminazione, tende a proteggere gli emarginati della realtà. Risale addirittura al 1256 la storia di due uomini condannati dagli avellinesi perché apparentemente troppo intimi. La coppia venne quindi legata nel bosco e destinata a morire o per il gelo o per la fame dei lupi, ma fu proprio la Madonna diversa a salvare le due anime innocenti.
La “Juta dei femminielli”
Potrà anche appartenere all’incertezza del passato, ma il culto di questa vergine da allora affascina tantissimi fedeli, che la considerano “Madonna dell’inclusione”. Questa forte devozione si concretizza esattamente ogni 2 Febbraio. L’evento prende il nome di “Juta dei femminielli”, conservando così il nomignolo anticamente attribuito ai membri della comunità arcobaleno, ed è un pellegrinaggio regolare che unisce i tratti vivaci di un pride a quelli di una sonora festa napoletana.
I più devoti vedranno in tutto questo la possibilità di fusione di due mondi, che non dovrebbero essere rivali. Mentre per gli scettici ecco un suggerimento tratto da un canto dedicato alla “Mamma Schiavona”:
Na leggenda ca nun se perde,
rimmane dint’’a capa d”a gente.
Sicuramente nun serve ‘a cagnà,
ma se non altro, a ce penzà.


