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Caso Telegram, Durov al centro del mirino. Libero o prigioniero?

Durov sabato 24 agosto è stato arrestato dalle autorità francesi. Il creatore di Telegram era ricercato in terra francese. L’opinione pubblica è spaccata a metà.

L’arresto

Le autorità francesi avevano inserito Durov (fondatore dell’app Telegram) all’interno del registro dei ricercati. Sabato 24 agosto, circa alle ore 20 ad attenderlo all’aeroporto parigino di Le Bourget i gendarmi della Gta (Air Transport Gendarmerie). Bonsoir!

Infatti Durov rientrava con il suo jet privato nella terra in cui possiede anche la cittadinanza (oltre russa, anche francese) dall’Azerbaijan, insomma gli hanno dato il bentornato in maniera non indifferente.

Le sei accuse confermate a Pavel Durov

Dato che le cose o si fanno bene o è meglio non si facciano proprio, qui di sotto riprendiamo alla lettera il comunicato stampa emesso dal Tribunale Giudiziario di Parigi il 28 agosto. Il procuratore della Repubblica Francese Laure Beccuau firma le accuse rivolte al genio franco-russo.

  • Complicità nell’amministrazione di una piattaforma online per consentire una una transazione illecita, in banda organizzata (reato che comporta una pena massima di 10 anni di reclusione e 500.000 euro di multa)
  • Rifiuto di comunicare, su richiesta delle autorità autorizzate, le informazioni o i documenti necessari per la realizzazione e lo sfruttamento delle intercettazioni autorizzate dalla legge.
  • Complicità delle infrazioni, in particolare la messa a disposizione senza alcun motivo legittimo di un programma o di dati concepiti per un attacco a un sistema di trattamento automatizzato di dati, di diffusione in banda organizzata di immagini di minori a carattere pedopornografico, di traffico di stupefacenti, di truffa in banda organizzata, associazione a delinquere in vista della commissione di crimini o reati.
  • Riciclaggio di crimini o reati in banda organizzata.
  • Fornitura di servizi di crittografia volti a garantire funzioni di riservatezza senza dichiarazione conforme.
  • Fornitura e importazione di un mezzo di crittografia che non assicura esclusivamente funzioni di autenticazione o di controllo dell’integrità senza previa dichiarazione.

Per Durov adesso libertà condizionata, obbligo di consegnare una cauzione di 5 milioni di euro, due visite alla stazione di polizia a settimana (più croissant e baguette in omaggio) e divieto di lasciare il territorio francese.

All’interno del comunicato stampa si evince anche che l’indagine preliminare è iniziata nel febbraio 2024.

Durov ed il suo bimbo prodigio: Telegram

Pavel Durov in verità aveva già creato un’altra app particolarmente popolare, soprattutto nel mondo ex sovietico, cioè VKontakte nel 2006. A seguito di problemi con il Cremlino decise poi di vendere le quote per un prezzo stimato di circa 300 milioni di dollari. Che faresti con tutti sti soldi?

Sette anni dopo nasce il vero figlio prodigio, nel 2013 infatti sboccia Telegram frutto del lavoro di Pavel e del fratello Nikolaj. L’app riceve subito grande successo che nel corso degli anni aumenta sempre più, attirando una maggiore quantità di iscritti. Alcuni lo preferiscono anche rispetto alla famosissima WhatsApp, per una maggiore privacy offerta da possibilità diverse di registrazione. (In alcuni casi non è necessario neanche rivelare il proprio numero telefonico, ma solo il nickname).

Tu da che parte ti schieri?

A tale notizia hanno reagito gli utenti di varie piattaforme, tra cui anche gli utilizzatori della stessa Telegram, in modi completamente diversi ed opposti. Cosa significa garantire la libertà? E che valore ha la libertà di espressione se non viene controllata? Bisogna limitare tale tipo di libertà? Sarebbe necessario forse garantire una libertà che non sia nociva?

Da un lato, a favore della liberazione di Durov e dunque della sua non colpevolezza si sottolinea quanto l’impenetrabilità dell’applicazione possa consentire il proliferare di idee che in alcuni regimi controllati non avrebbero altrimenti libertà di espressione. Tra l’altro Durov avrebbe una colpa per reati che di fatto in primis non sembra aver mai commesso: ha creato solo uno strumento, che come ogni cosa può essere utilizzato nel bene e nel male. C’è chi dice: è come comprare un coltello per uccidere ed arrestare anche chi quel coltello te l’ha venduto, insomma che ne poteva sapere?

Dall’altro, quello più severo riguardo la colpevolezza di Durov, si sottolinea l’eccessivo mancato controllo del proliferare di elementi estremamente pericolosi e in alcuni casi anche osceni all’interno dell’applicazione. Non controllare viene visto come facilitare l’attuazione di alcuni reati, anche quelli particolarmente gravi: pedopornografia, traffico di armi e stupefacenti, truffe.

Tu da che parte stai? Durov merita il carcere o no? Lo liberiamo con la promessa di aggiustare alcune falle di questo suo straordinario sistema?

Secondo me...

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