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La Suicide Capsule di Futurama adesso è reale: limiti e dilemmi etici in Europa 

Vi ricordate la Suicide Capsule di Futurama? La serie Fox aveva previsto anche questo! 

Lunedì scorso, nel cantone svizzero di Sciaffusa, lontano dagli sguardi inquisitori dell’UE, una donna statunitense di 64 anni affetta da una grave patologia al sistema immunitario ha deciso di mettere fine alla propria vita utilizzando per la prima volta una “Sarco“. 

Questa macchina è stata progettata per consentire a chi desidera terminare la propria vita in modo autonomo e permette di farlo premendo un semplice pulsante, senza la necessità di assistenza medica diretta.

La procedura ha avuto luogo nei pressi di una baita, vicina al confine con la Germania, e si presume che l’unica persona presente accanto alla donna fosse Florian Willet, uno scienziato tedesco affiliato a “Last Resort”, il ramo svizzero di “Exit International“, un’organizzazione che assiste le persone nel processo di fine vita. Tuttavia, alcune fonti riferiscono che l’ideatore di “Sarco”, Philippe Nitze, uno scienziato australiano, abbia monitorato l’operazione a distanza, esprimendo soddisfazione per il corretto funzionamento del dispositivo.

La “Sarco” è una capsula che, una volta all’interno, consente alla persona di premere un pulsante che chiude ermeticamente la capsula introducendo azoto all’interno. In questo abbassa rapidamente il livello di ossigeno, provocando una perdita di coscienza e successivamente la morte per ipossia. 

Chi ha progettato il dispositivo descrive la procedura come una morte serena, indolore e pacifica. Le parti della macchina possono essere prodotte con una stampante 3D di alta generazione, rendendola potenzialmente accessibile a chiunque (anche se no, la tua stampante HP che funziona a ricariche di inchiostro taroccate non va bene). 

In una società che sembra essere sempre più vicina a quella di Futurama, con la tecnologia che invade anche gli aspetti più intimi delle nostre relazioni e terzi occhi che spuntano a causa delle bioplastiche che ingeriamo sempre di più, il progresso ancora una volta ha fatto cilecca. 

È possibile pesare ad una capsula “home made” che provoca la morte in pochissimo tempo e rende sfumati i confini tra il suicidio assistito (che si effettua solo in condizioni specifiche) ed un suicidio commesso in un momento di forte debolezza o crisi emotiva? 

L’iter che infatti accompagna un programma di suicidio assistito è ben più complesso di quello dell’utilizzo della macchina Sarco, che potrebbe essere usata indiscriminatamente da tutti coloro che ne hanno i mezzi economici. 

Già dall’inizio del secolo scorso l’uomo ha aperto gli occhi sul falso mito del progresso: non sempre una sequenzialità lineare garantisce un’evoluzione, e per quanto la Sarco sia un prodigo della scienza, resta da chiedersi che limiti etici impore ai sempre più numerosi scienziati-dio, che arrivano  legittimare il ricorso al suicidio semplificato in nome del progresso.
La “Sarco” potrebbe essere vista come un’arma a doppio taglio, che ridefinisce dunque i confini tra il diritto a morire e la responsabilità etica di chi fornisce i mezzi per farlo.

Se tu o qualcuno che conosci state affrontando un momento difficile, rivolgiti agli specialisti di Telefono Amico. Delle soluzioni esistono.

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