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L’ascesa dei BRICS: le cinque superpotenze dell’economia mondiale

I paesi del BRICS, acronimo, utilizzato in economia internazionale, che individua cinque paesi: Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica, accomunati con altre nazioni, che si stanno inserendo a pieno titolo nell’economia mondiale e potrebbero stravolgerla. Le economie emergenti del pianeta che noi altri definiamo “in via di sviluppo” mostrano una popolazione numerosa, vasto territorio, abbondanti risorse naturali strategiche una crescita economica.

Le supremazie mondiali odierne sono a rischio “switch”1 ?

Secondo la Banca Mondiale, i BRICS+ rappresentano il 45,6% della popolazione mondiale e il 28,6% del PIL e raccolgono le potenze energetiche e petrolifere più importanti del mondo: Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita ed Iran. La Russia li guida nella loro ascesa e da qui, per i più complottisti, potrebbe esserci un collegamento diretto al movente reale della guerra in Ucraina.

Secondo alcuni, pare che la Russia vuole creare uno scenario alternativo ed ha fissato anche alcuni obiettivi per il 2024, tra i quali: una maggiore collaborazione fiscale e doganale tra i Paesi membri, aumentare il ruolo dei BRICS+ nel sistema finanziario internazionale ed incentivare la cooperazione tra i sistemi bancari dei Paesi BRICS+.

Considerando l’attuale BRICS+e prendendo le previsioni del Fondo monetario internazionale (FMI) sul Prodotto interno lordo (PIL) nel 2024, si può vedere quale sia il peso del gruppo sull’economia mondiale. Se si guarda al PIL nominale in dollari USA, i dieci Paesi hanno una quota di circa il 26%. Naturalmente nel gruppo la potenza al vertice è la Cina, seguita a distanza dall’India.

I nostri media, stanno omettendo aggiornamenti su una notizia orami decennale, dal 2014, i BRICS hanno creato la Nuova banca per lo sviluppo (New Development Bank), con lo scopo di finanziare prestiti per le economie emergenti ed i Paesi in via di sviluppo, in particolare nei settori dell’edilizia, infrastrutture ed approvvigionamento energetico. L’obiettivo è quello di creare una sinergia tra gli stessi che poco alla volta escluderà la presenza dei paesi del G7 ed anche della Nato.

Altro punto fondamentale è l’aver ideato una nuova valuta che sostituirà il dollaro nelle transazioni transfrontaliere ed internazionali tra gli Stati, quindi una valuta digitale che determinerà la riduzione del valore e potere del dollaro; anticipato un pò al mondo tramite i bitcoin.

Lo scenario mondiale

Cosa succede nel mentre? Tra i “vecchi” paesi, che seguono ancora le direttive USA, sono in corso, direttamente o indirettamente, guerre di stampo quasi nucleare; quella tra la Russia e l’Ucraina, così come il coinvolgimento con quella Israelo-Palestinese. All’interno del BRICS+ ci sono tre Paesi – la Cina, la Russia, l’Iran – che sono schierati decisamente contro gli Stati Uniti e più in generale contro l’Occidente. Inoltre, ci sono altri tre Paesi – il Brasile, l’India, il Sudafrica – che sono sicuramente interessati ad ampliare la loro autonomia ma che non hanno intenzione di rompere con l’Occidente. Infine ci sono quattro Paesi – l’Arabia, l’Egitto, gli Emirati, l’Etiopia – che per molti aspetti sono lontani dall’Occidente ma che al tempo stesso mantengono legami con quest’ultimo.

È possibile che la volontà di limitare l’egemonia economica degli Stati Uniti e dell’Occidente continui a fare da collante per gli attuali membri del gruppo e per altri che dovessero aggiungersi. Due nuovi Paesi oppressi dalle sanzioni occidentali, Cuba e Siria, hanno fatto domanda di adesione per entrare nei BRICS, dopo la richiesta a inizio mese dell’ambasciatore siriano in Russia, Bashar Jaafari, è seguita a stretto giro quella del ministro degli Esteri cubano, Carlos Miguel Pereira: «Cuba ha ufficialmente richiesto la sua incorporazione nei BRICS come “Paese partner”, tramite una lettera al presidente della Russia, Vladimir Putin, che detiene la presidenza del gruppo, che si sta consolidando come un attore chiave nella geopolitica globale e una speranza per i paesi del Sud», ha scritto Pereira su X.

I BRICS+, dunque rappresentano la risposta all’egemonia senza limiti che hanno esercitato per lungo tempo i Paesi occidentali e in particolare i membri del G7, e poiché il gruppo comprende alcuni dei maggiori produttori di petrolio al mondo nonché i maggiori Paesi detentori di risorse naturali e materie prime, le questioni economiche e commerciali sembrano cambiare il loro sfondo. Il primo gennaio 2024, sono entrati a fare parte della coalizione anche Iran, Etiopia, Egitto e Emirati Arabi Uniti, mentre l’Argentina ha ritirato la sua adesione dopo l’elezione del leader di stampo anarchico e liberista Javier Milei, strettamente schierato dalla parte dell’asse USA-Israele. Anche l’Arabia Saudita aveva temporaneamente sospeso l’ingresso nel gruppo, probabilmente, per timore di eventuali svantaggi economici sui loro commerci in dollaro.

La coalizione risulta centrale a livello economico, ma anche politico, in quanto il gruppo rappresenta le il cambiamento nell’assetto di potere globale nella direzione del multipolarismo. I BRICS+ esercitano una forte attrattiva per le allettanti prospettive economiche e politiche che offre anche in relazione alla possibilità di arginare la supremazia dei Paesi occidentali.

Le nuove economie emergenti a breve determineranno la caduta dei vecchi e fatiscenti stati, la loro povertà e la ricchezza emigrerà verso i BRICS+ .

Il “governuccio” delle destre sta facendo acqua da tutte le parti si sa, in politica internazionale la sudditanza alle vecchie potenze non migliora di certo la situazione. C’è una rivoluzione in atto che pone una seria alternativa al “blocco occidentale”, la Cina sarà la potenza di riferimento per tutta l’Africa e la decadenza degli Usa sarà inevitabile.

Che fine farà il dollaro?

La de-dollarizzazione per gli Stati Uniti è una minaccia esistenziale, perché i processi che si verificano negli stessi Stati Uniti possono principalmente ridurre l’interesse per il dollaro nel mondo.

La crescita della potenza economica e militare della Cina non significa, però, la sostituzione automatica del dollaro con lo yuan. Il dollaro rappresenta circa il 60% delle riserve valutarie mondiali e il 90% dei pagamenti mondiali, sebbene gli Stati Uniti rappresentino circa il 25% del PIL mondiale.

Il primo fattore è l’eccesso di offerta globale del dollaro stesso. Il debito nazionale americano sta crescendo a un ritmo molte volte più veloce di quello dell’economia, e il valore reale del dollaro è diminuito del 20% negli ultimi tre anni .

Ciò che è peggio è la politica delle sanzioni degli Stati Uniti, unitamente al congelamento delle riserve valutarie russe nel febbraio 2022 è di gran lunga l’uso più aggressivo del dollaro come arma fino ad oggi, dopo attacchi simili (ma molto più piccoli) alle banche centrali di Libia, Iran, Venezuela e Afghanistan. Questo è il fattore principale che ha spinto il mondo a pensare ad un’alternativa al dollaro. Il piano presidenziale di Kamala Harris prevede la distribuzione di 1,7 trilioni di dollari semplicemente sotto forma di benefici, e ciò avviene in un contesto in cui l’aumento annuo del debito nazionale americano è già di 2mila miliardi di dollari – e continua a crescere. L’inflazione aumenterà, in quanto la crescita del debito pubblico riceverà una nuova accelerazione, dunque sarà necessario aumentare i tassi per i detentori del debito americano. Questo “schema Ponzi”2 crollerà, e possiamo trovarci di fronte una situazione tale su cui non possiamo non essere d’accordo con l’analista di Chatham House, il quale dichiara che :” lo status del dollaro americano non è la bellezza di un pezzo di carta, ma l’infrastruttura, i sistemi di pagamento e… l’abitudine.”

Molto dipende da come i BRICS svilupperanno la propria infrastruttura finanziaria, per un mondo multipolare come quello di oggi, anche di fronte a sfide quali : i danni che porterà l’intelligenza artificiale, la mancanza di una moneta unica e la gestione petrolifera.

La chiave storica

Potremmo ritrovarci dalla parte “sbagliata” della Storia e da paesi del primo mondo ritrovarci al quarto se non ancora più sotto, se continuiamo a non comprendere questi fenomeni.

Il peso delle valute occidentali, come il dollaro statunitense e l’euro, nei pagamenti all’interno dei paesi BRICS sta diminuendo, scendendo sotto il 30% delle transazioni totali. L’aumento delle transazioni in valute nazionali tra i paesi BRICS riflette un cambiamento strategico nella politica economica del gruppo, che mira a ridurre la dipendenza dal dollaro statunitense e dall’euro. Il blocco BRICS rappresenta per noi occidentali la fine di un’era.

A seguito della WWII, il mondo ha poggiato i suoi piedi sue due grandi blocchi destinati e durare per sempre; ma si sa il “per sempre felici e contenti” esiste solo nelle favole. La realtà è più cruda e più cattiva, talvolta, di come ci immaginiamo. L’ era americana è in crisi, il sogno americano è finito. Le sorti economiche mondiali stanno cambiando rotta e gli americani lo sanno bene, che la loro egemonia sta arrivando ad una fine.

Le prossime elezioni americane possono cambiare le carte in tavola? il nuovo presidente sarà capace di gestire l’onda fulminea dei BRICS+?

  1. Dall’inglese ‘interruttore’-‘pulsante’-‘commutazione’. Tutto ciò che è inerente ad un cambiamento, una sostituzione. ↩︎
  2. Lo schema Ponzi è un modello economico di vendita truffaldino ideato da Charles Ponzi (1882-1949), che promette forti guadagni ai primi investitori, a discapito di nuovi “investitori”, a loro volta vittime della truffa. ↩︎

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