Tornando da lavoro in un piatto martedì pomeriggio, ho sentito per radio del colpo di Stato in Corea del Sud. Ho subito pensato che era l’inevitabile destino di Kim Jong-Un, feroce dittatore che manda la sua gente a combattere in Ucraina, e gli vieta pure di guardare i porno. Poi però, ascoltando meglio, mi sono accorto che il golpe stava avvenendo nella Corea sbagliata, quella ricca, democratica, “occidentale” e culla dell’insopportabile K-Pop; e allora ho alzato il volume.
Per capire di cosa stiamo parlando, bisogna sapere che la Corea del Sud è una Repubblica Semipresidenziale, e da due anni il presidente è un certo Yoon Suk-yeol, controverso leader del Partito del Potere Popolare, che vinse le elezioni grazie a una cinquantina di voti in più del suo avversario. A causa di numerose difficoltà, però, Yoon Suk-yeol non ha governato in maniera brillante (almeno secondo i coreani), tant’è che alle elezioni per rinnovare il Parlamento, tenutesi lo scorso aprile, è stato preso a pesci in faccia.

A questo punto il principale partito d’opposizione (Partito Democratico) ha provato a mettere fuori gioco Yoon Suk-yeol, proponendo una procedura di impeachment nei suoi confronti (il Presidente, ma soprattutto la moglie, pare siano “facilmente” corruttibili), ma, secondo la cara, vecchia e più o meno infallibile logica del “la miglior difesa è l’attacco”, Yoon Suk-yeol, prendendo a pretesto la legge di bilancio e l’approccio “conciliante” del partito Democratico con la Corea del Nord, ha provato ad eliminare l’opposizione, dichiarando, a sorpresa dei suoi stessi colleghi di partito, la legge marziale.
Il provvedimento, infatti, oltre a comprimere in maniera significativa le libertà individuali dei coreani, proibisce ogni attività politica. Il tentativo “garibaldino” di Yoon Suk-yeol di far saltare il banco, si è scontrato però con la legge coreana, che offre al Parlamento la possibilità di sospendere la legge marziale con un voto a maggioranza “semplice”. Quindi sarà perché Yoon Suk-yeol si è fatto male i conti, sarà perché non è stato capace di spaventarli abbastanza coi carri armati, sta di fatto che ben 190 parlamentari su 300, entrati in parlamento dalle finestre dato che l’edificio era circondato dai militari, hanno respinto la legge marziale, spegnendo così i sogni di gloria di Yoon Suk-yeol.
Dopo alcune ore di incertezza, il nostro quasi dittatore si è arreso, annunciando che annullerà la legge marziale. Il tentativo di golpe del presidente, pensato male e fatto peggio, ha avuto il merito di compattare l’intero arco parlamentare, compreso il suo stesso partito, che ora è pronto a portare avanti la procedura di impeachment nei suoi confronti, con un esito abbastanza scontato.
Non c’è nulla da fare, che sia in Corea o che sia in Italia, non li fanno più i dittatori di un tempo.


