Il 27 ottobre, siamo stati invitati al MaReport, l’evento organizzato da Fondalicampania APS ad Ercolano. Due giornate vissute all’insegna dell’informazione e della tutela del mare. In occasione della giornata, abbiamo preparato una brochure con fatti e curiosità sul mare, curata dalla Dottoressa Serena Federico, Biologa ed Ecologa marina.
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Mediterraneo plastico
Non serve essere Gesù per poter camminare sulle acque del Mediterraneo, potreste farlo tranquillamente saltando da una chiazza di plastica all’altra. Infatti è stimato che la plastica rappresenti tra l’80 e il 90% dei rifiuti antropici. I filtri delle sigarette sono tra i più comuni (27,3%), ma possiamo trovare qualsiasi tipologia di oggetto dagli assorbenti alle maschere perdute. Ogni anno finiscono nel Mediterraneo circa 230.000 tonnellate di rifiuti plastici.
Ma se Mosè avesse separato davvero le acque?
Secondo le fonti il corridoio aperto da Mosè si sarebbe esteso per circa 5 km con una larghezza di 3 per permettere agevolmente il passaggio degli israeliti. Ciononostante il passaggio per il popolo eletto non sarebbe stato affatto semplice data la corposa presenza di barriera corallina (all’epoca dei fatti ancora totalmente intatta) nel Mar Rosso. I coralli che la compongono infatti avrebbero lacerato con una certa prepotenza i simpatici piedi ebrei. Assunto che questo possa essere accaduto consideriamo dunque la completa distruzione di una porzione enorme di barriera corallina. Lo scempio fatto a questo tratto di mare viene però ripagato dai nutrienti derivanti dall’esercito egiziano, morto nell’impatto delle acque. Ci piace pensare che pesci e squali abbiano banchettato con nubiani e cavalli per circa un anno.
I pesci di profondità sono brutti
Se alle elementari non eri particolarmente affascinante e tutti ti davano dello scorfano, è perché non avevano mai visto un pesce di profondità. Alcune specie come l’anguilla pellicano, il pesce diavolo nero e il pesce mandibola, infatti, vivono a profondità elevatissime che arrivano addirittura ai 8.370 metri. Sono canonicamente considerati brutti a causa delle grandi fauci decorate da denti aguzzi e gli occhi spiritati. In realtà queste caratteristiche insieme al loro colore tipicamente scuro, non sono altro che l’adattamento evolutivo che questi animali hanno acquisito per vivere a tali profondità. Le grandi fauci infatti servono a catturare con più probabilità i pasti che in tali condizioni scarseggiano, il colore scuro serve invece a mimetizzarsi nell’oscurità, gli occhi, come il lupo di Cappuccetto Rosso, sono grandi per vederci meglio.
Gli astici americani parlano con la pipì
Se qualcuno ti urinasse sui pantaloni in metro per dirti buongiorno ti arrabbieresti, lo stesso non vale per gli astici americani. Questo crostaceo, infatti, comunica prevalentemente tramite l’emissione della propria urina. Lo fa soprattutto durante il periodo riproduttivo e durante il combattimento con altri maschi per asserire la propria dominanza. Nell’urina di questo animale sono presenti ormoni che si differenziano da individuo a individuo. Al termine del combattimento il maschio rilascia dalla sua tana gli ormoni per attirare le femmine. Queste ultime rilasciano a loro volta urina ed ormoni per ammaliare il maschio e convincerlo all’accoppiamento. È interessante specificare che questi esemplari urinano da un foro presente in prossimità dei loro occhi.
ConciMARE
Non so se lo sai ma le microalghe effettuano la fotosintesi proprio come quei bei gerani che crescono sul tuo balcone. E proprio come i gerani, purtroppo, sono ghiotte di fertilizzante. Normalmente il mare regola i nutrienti presenti in esso regolando a sua volta la crescita delle microalghe, ma se all’interno degli oceani inseriamo coattamente concimi e acceleranti della crescita per smaltirli in modo facile e veloce, acceleriamo anche il processo di riproduzione delle microalghe. Quello che ad una prima occhiata può sembrare un fatto positivo ha in realtà un impatto devastante sull’ecosistema marino, poiché può generare carenze d’ossigeno (anossia), portando alla morte pesci e altri organismi marini. Questo fenomeno è detto eutrofizzazione.
Il pene del polpo
Tutto sarebbe stato scientificamente più corretto nella storia del cinema se James Bond invece dell’operazione Octopussy si fosse occupato della Octodick. Infatti la spia britannica avrebbe scoperto che il polpo utilizza uno dei suoi tentacoli per la riproduzione. Quest’ultimo è chiamato ectocotile e viene utilizzato dall’animale per trasferire piccole sacche di sperma alla femmina durante l’atto riproduttivo. Ora che ci pensi quante vigilie di natale hai fatto a base di peni di polpo?
Fonti
Wodinsky, J. (2008). Marine Biology, 155, 91-103; European Parliament; Science vol. 305 settembre 2004; Arpae; Britannica.
A cura della Dottoressa Serena Federico,
Biologa ed Ecologa marina.


