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Israele vieta il mare ai palestinesi

Lo Zro’a Ha-Yabasha (זרוע היבשה), l’attuale esercito israeliano, vieta l’accesso al mar Mediterraneo lungo tutta la Striscia di Gaza, per la popolazione palestinese. Così su X il portavoce dell’Idf (forze di difesa israeliane) scrive in lingua araba: «Questo è un appello a pescatori, bagnanti e subacquei: astenetevi dall’entrare in mare. Entrare in spiaggia e nelle acque lungo tutta la Striscia di Gaza mette a rischio la vostra vita». Ma perché Israele vieta il mare ai palestinesi?

La crisi umanitaria

Come ben sappiamo, purtroppo, Israele protrae una spietata lotta all’umano da quando la crisi Israelo-Palestinese è arrivata allo scoppio odierno. Molti palestinesi sono da tempo accampati sulla spiaggia a Gaza, cercando speranza tra le acque del mare e, inoltre, non avendo altri posti dove andare. L’ assenza di sistemi igienico-sanitari funzionanti, spinge la popolazione ad usare il mare per fare il bagno e lavarsi, mentre altri lo usano come fonte di cibo.

Questo divieto, che in realtà è stato già imposto da Israele all’inizio dell’invasione della Striscia, ma che finora era stato applicato raramente.

Il quotidiano israeliano, Ha-Aretz, in ebraico, la Terra (intesa come terra di Israele), non dà informazioni ne sulla durata del divieto, né sulle motivazioni. La problematica umanitaria, oltre all’estrema malnutrizione, la scarsissima igiene, le altissime temperature e la rete di acqua potabile per lo più non operativa, l’unica oasi di sollievo dalla guerra era rappresentata dal mare.

Il divieto introdotto dall’esercito israeliano complica ancor di più la situazione gravissima in cui riversa la popolazione palestinese. Nelle ultime settimane, l’esercito israeliano senza ha pietà ha inoltre ucciso decine di persone che si trovavano in fila per ricevere aiuti umanitari, molte delle quali erano bambini che non superavano i 3 anni.

Le dichiarazioni dell’IDF su X per la popolazione palestinese di Gaza.

La resistenza dei pescatori

La chiusura di altre miglia marittime per il popolo palestinese, riduce di gran lunga la possibilità anche di pescare per trovare una fonte di sostentamento. Non è la prima volta che Israele vieta il mare, sono quasi 30 anni che i pescatori della Striscia di Gaza non possono liberamente pescare a causa della scelta del governo di Israele di restringere progressivamente le acque territoriali dell’area. 

Nonostante la marina di occupazione continua ad attaccarli e ad impedire loro di esercitare la professione di pesca, a volte anche quando non hanno oltrepassato la linea rossa delle 6 miglia, a volte uccidendo e ferendo alcuni pescatori, la resistenza non si ferma. Secondo quanto riferito da altri pescatori, gli israeliani utilizzano mitragliatrici pesanti, proiettili e cannoni ad acqua per attaccare i pescherecci.

Una delle tattiche più comuni che il regime israeliano è la continua manipolazione della distanza consentita per pescare, abbassando la capacità di provvedere alla quantità minima di sussistenza. Secondo recenti dati statistici, ci sono 4.000 pescatori nella Striscia di Gaza e circa 1.800 imbarcazioni che operano in spazi sempre più ristretti e circa il 90% dei motori da pesca disponibili non funziona perché è stato colpito e distrutto dalla marina di occupazione.

Nonostante i continui attacchi, e la possibilità di morire da un momento all’altro, la pesca continua a resistere, come ennesimo atto rivoluzionario, contro dei tiranni in giacca e cravatta che intimano la morte.

Un’altra trovata di Israele per raggiungere il suo obiettivo…

Si è ormai arrivati da tempo alla conclusione che lo stato di Israele vuole il totale sterminio del popolo palestinese, e per di più io aggiungerei arabo. Da Israele all’Iraq il loro obbiettivo è di annettere l’intera zona sotto il loro dominio, secondo l’ideologia sionista. La dannatio memoriae più crudele della storia, è in atto davanti ai nostri occhi e noi tacciamo.

I presidenti di tutto il mondo tacciono, sono inermi di fronte alla morte e alla distruzione della vita umana. Ma noi non smetteremo mai di parlare, il mondo deve sapere cosa sta succedendo a Gaza, il mondo è Gaza.

Per una Palestina Libera

لفلسطين حرة

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