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The Game Awards 2025: trionfa l’anti-industria

L’appuntamento annuale coi The Game Awards è ormai imprescindibile per milioni di videogiocatori in tutto il mondo. L’evento, che Geoff Keighley conduce dal Peacock Theater di Los Angeles, diventa sempre più seguito e importante edizione dopo edizione. Proprio lo scorso anno è stato raggiunto il picco di 154 milioni di spettatori. Tra annunci, ospiti e performance – però – il fulcro sono sempre e comunque i premi. La cerimonia, tra le tante cose, decreta infatti il “Game of the Year” (o “GOTY”). Si tratta del premio più ambito da qualsiasi casa di sviluppo, al pari del “Best Picture” degli Oscar. Ma cosa è successo quest’anno ai The Game Awards? Quali titoli sono stati annunciati? Ma soprattutto, qual è il gioco dell’anno?

The Game Awards 2025: l’evento in breve

Per quanto riguarda il GOTY, i pronostici sono partiti immediatamente dopo l’annuncio delle nominations. I giochi candidati sono stati:

  • Death Stranding 2: On the Beach di Kojima Productions,
  • Hollow Knight: Silksong di Team Cherry,
  • Kingdom Come Deliverance II di Warhorse Studios,
  • Hades II di Supergiant Games,
  • Clair Obscur: Expedition 33 di Sandfall Interactive,
  • Donkey Kong Bananza di Nintendo.

Una rosa di titoli che più che mai ha posto enfasi sull’autorialità delle opere, con più di un candidato sviluppato da uno studio indipendente. Ma il premio per il Game of the Year è solo l’ultimo a essere consegnato durante i The Game Awards.

The Game Awards: le nominations di quest'anno per il premio "game of the year".

Dopo circa mezz’ora di pre-show la cerimonia finalmente inizia (e ci mancherebbe, erano le due di notte). Si parte con una performance live del brano “Un vie à t’aimer” dalla colonna sonora di Clair Obscur: Expedition 33. Poi il primo grande annuncio: Divinity, gioco di ruolo fantasy di Larian Studios che si mostra per la prima volta con un trailer che dire “disturbante” sarebbe riduttivo.

Ma non è stato affatto l’unico gioco interessante presentato durante la serata. Tra i tanti spiccano Star Wars: Fate of the Old Republic, Control Resonant di Remedy Entertainment – creatori di Control e Alan Wake – e due nuovi titoli della serie Tomb Raider. Tomb Raider: Legacy of Atlantis e Tomb Raider: Catalyst usciranno rispettivamente nel 2026 e nel 2027.

Non mancano ospiti di eccezione, tra attori e musicisti, che spesso consegnano anche premi. Dopo il trailer del nuovo film su Street Fighter, il nutrito cast – che comprende Jason Momoa e il wrestler Roman Reigns – è salito sul palco e ha premiato No Man’s Sky come “best ongoing game”. Jeffrey Wright e il figlio Elijah, entrambi nel cast del videogioco supereroistico Dispatch, hanno consegnato ad Hades II la statuetta per il “best action game”.

Lenny Kravitz, che interpreterà un villain in 007: First Light, ha premiato la colonna sonora di Clair Obscur. Mila Jovovich, invece, ha estratto dalla busta il nome di ARC Raiders per il premio “best multiplayer”. David Harbour, reduce dall’ultima stagione di Stranger Things, ha presentato Total War: Warhammer 40k in quanto appassionato del brand e volto degli Space Marine nella serie tv Secret Level. Ultimi, ma non per importanza, gli Evanescence, che hanno infiammato il Peacock Theater con l’iconico brano “Afterlife”.

Annunci ai The Game Awards: Divinity (sinistra), Control Resonance (alto-destra) e Tomb Raider (basso-destra)

Fronte premiazioni, è stata un’ecatombe. Clair Obscur: Expedition 33 non solo è il gioco con più nomination nella storia dell’evento (ben 11), ma questa notte ha detronizzato The Last of Us Part II diventando addirittura quello più premiato in assoluto, con nove statuette alate vinte. Hades II, il frenetico roguelike ispirato alla mitologia greca, si aggiudica “best action game”. Donkey Kong Bananza si accontenta di “best family game”, mentre l’attesissimo Hollow Knight: Silksong – l’unico che poteva competere con l’effettivo GOTY – torna a casa solo come “best action-adventure”. Kojima rimane inaspettatamente a bocca asciutta, così come Kingdom Come Deliverance II, che avrebbe meritato “miglior gioco di ruolo” per la sua componente ruolistica estremamente complessa e stratificata, capace di trasportare il giocatore nella Boemia del XV secolo.

Su 11 candidature, Clair Obscur si lascia sfuggire solo due premi. Il primo è “best audio design”, andato a Battlefield 6. Poi “players’ voice” che invece va a Wuthering Waves. Per il resto è asso piglia tutto: miglior gioco indipendente, miglior debutto indipendente, miglior performance attoriale per Jennifer English, miglior colonna sonora, miglior direzione artistica, miglior gioco di ruolo, miglior narrativa, miglior game design e – ovviamente – gioco dell’anno. Tutti premi assolutamente meritati, ma i TGA avrebbero potuto fare uno sforzo in più per distribuire meglio le statuette. In particolare per quanto riguarda le categorie “best indie” e “best indie debut”, dove Hollow Knight: Silksong e Blue Prince erano rispettivamente i favoriti. Clair Obscur, infatti, per budget e publisher si avvicina più a un titolo “doppia-A” che a un indie.

In ogni caso nessuno, ma proprio nessuno, se lo sarebbe mai aspettato a inizio 2025. Soprattutto tenendo conto dell’uscita di “pezzi da novanta” come Donkey Kong, Death Stranding 2, Silksong e Ghost of Yotei, quest’ultimo nemmeno nominato per il GOTY.

Clair Obscur: Expedition 33 – il gioco dell’anno

La città di Lumière si stacca dal Continente, e all’orizzonte appaiono un enorme monolito e una figura umanoide altrettanto gigantesca. Quest’entità, la Pittrice, scrive sul monolito il numero 100. D’un tratto tutti i cittadini di Lumière con cento o più anni di età scompaiono in una nube di petali. Purtroppo è un conto alla rovescia: ogni anno la Pittrice fa diminuire il numero di uno. 99, 98, 97 e così via. Lumière si spopola, famiglie si spezzano, amori si infrangono. Il “Gommage”, ovvero la “cancellazione” annuale dei propri cari, diventa una triste ricorrenza e al tempo stesso un inno alla vita.

Di volta in volta, coloro che verranno cancellati l’anno seguente organizzano spedizioni sul Continente, ora infestato da mostri, per fermare la Pittrice. È un suicidio: negli anni nessuna spedizione è mai tornata a Lumière. Chi si sacrifica, però, lascia sul Continente conoscenze e consigli per coloro che verranno dopo. Un modus operandi pragmatico che diventa un motto: “For those who come after”. Ora sul monolito c’è il numero 33, e una nuova spedizione sta per partire. Gustave e i suoi compagni sconfiggeranno la Pittrice?

The Game Awards -;immagine da Clair Obscur: Expedition 33. I personaggi pronti ad affrontare la Pittrice.

Clair Obscur: Expedition 33 di Sandfall Interactive, piccolo team di ex sviluppatori Ubisoft, quest’anno è stato un fulmine a ciel sereno. Come raramente accade, però, non c’è “l’hype” alla base del successo del titolo. Piuttosto il passaparola di opinioni estremamente positive che lo hanno portato, nel giro di pochi giorni, dall’essere l’opera prima di uno studio emergente al più papabile GOTY per il 2025.

Expedition 33 non è rivoluzionario tanto per il contenuto, ma per le intenzioni. Il classico combattimento a turni arricchito da meccaniche action, la grandiosa direzione artistica, l’inaspettata narrazione profonda e avvincente, e la colonna sonora da brividi vengono elevati dall’enorme amore da parte dei suoi creatori, percepibile dai gamers in ogni minuto di gioco. Milioni di videogiocatori che, ormai delusi perfino dagli ultimi capitoli delle loro saghe preferite (vero, Pokémon?), si sono trovati di fronte a un’opera capace di divertire, emozionare e far riflettere. Questo perché gli sviluppatori stessi volevano divertirsi, emozionarsi e riflettere a loro volta. Un titolo venduto – per di più – a 50€ al lancio, al contrario dei soliti 80 dei colossi tripla-A.

The Game Awards - immagine da Clair Obscur: Expedition 33. Due personaggi (Gustave e Lune) in mezzo a delle rovine.

D’altronde Swen Vincke di Larian Studios, vincitori nel 2023 con Baldur’s Gate 3, lo aveva previsto. Nel suo discorso di chiusura sul palco della scorsa edizione, prima di consegnare il premio di gioco dell’anno ad Astro Bot, ha detto:

«È venuto fuori che non solo sono l’unico che saprà per primo quale gioco vincerà stasera, ma anche quello che sa quale gioco vincerà il prossimo anno, quello successivo e quello ancora successivo. Come faccio a saperlo? Me lo ha riferito un Oracolo. Mi ha detto: “Il cambiamento sta arrivando”.

L’Oracolo mi ha detto che il Game of the Year 2025 sarà realizzato da uno studio che avrà trovato la formula giusta per salire qui sul palco. […] Uno studio che ha realizzato un gioco che volevano giocare per primi loro, che lo hanno creato perché non era mai stato fatto prima. […] Non lo hanno fatto per raggiungere degli arbitrari obiettivi di mercato, o aver paura di essere licenziati se non avessero raggiunto questi obiettivi.

E ancor più importante gli amministratori gli hanno proibito di riempire il gioco di cose il cui unico scopo è quello di incrementare i guadagni e sono inutili ai fini del game design. […] Sono stati guidati dalle idee e dalla voglia di far divertire i giocatori. […] Ma soprattutto hanno avuto cura del proprio gioco perché amano i giochi».

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