Settimana d’addii in Italia ed anche nel mondo. Il generale Vannacci abbandona la Lega e Salvini, per dare vita alla sua nuova (e spaventosa) creatura politica. Per un sogno che comincia, c’è n’è un altro che finisce: il Rojava, stato crudo in Medio oriente, viene riassorbito dalla Siria. Infine parte degli agenti dell’ICE abbandona il Minnesota. Per non perdersi niente di tutto questo caos, c’è YPOSTA, la rubrica di Young Popular Opinion, che prova ad evitarvi attacchi di panico e a raccontarvi gli eventi più importanti della settimana in maniera semplice ed ironica (per quanto possibile). Speriamo di riuscirci (soprattutto per gli attacchi di panico). Potrete ricevere questo articolo direttamente sulla vostra casella postale tramite una newsletter, che verrà inviata ogni domenica. Per riceverla direttamente, basta inserire la vostra mail qui.
Saluti dal Rojava
Ormai dovrebbero averlo capito un po’ tutti: il diritto internazionale non è una cosa seria. Lo stesso vale per i suoi principi “fondanti”. Tra questi, uno tra i più citati (quasi sempre a sproposito) è il principio di autodeterminazione dei popoli. In pratica ogni popolo avrebbe diritto a scegliersi il paese d’appartenenza. Nei casi di crisi d’identità acuta, avrebbe persino il diritto di formare un paese per conto suo. Questa è una storia carina, a cui i curdi però non hanno mai potuto credere davvero.
Sparpagliati per lo più tra Turchia, Siria e Iraq, il popolo curdo, composto da quasi 15 milioni di persone, per decenni ha provato a costruire uno Stato autonomo in cui vivere. Purtroppo per loro, i risultati sono sempre stati poco brillanti. Nel 2012 però le cose cambiarono. La primavera araba sbarcò anche in Siria. Assad allora, indaffarato a massacrare la sua stessa popolazione in rivolta nella parte occidentale del paese, fu costretto ad abbandonare la parte orientale. A quel punto le milizie curde ebbero finalmente strada libera. Praticamente senza combattere, si presero una grossa fetta dell’area orientale del paese, formando una sorta di Stato autonomo, il Rojava, tradotto Kurdistan occidentale.
Un sogno difficile
Per il nuovo Stato curdo però la situazione non era proprio idilliaca. Innanzitutto si ritrovarono in uno dei posti meno ospitali del mondo. La parte orientale della Siria, infatti, è un gigantesco deserto, tant’è che viene definita la “Siria inutile”. Come se non bastasse, i suoi vicini di casa non erano proprio tipini raccomandabili. Parliamo della Turchia (il cui obiettivo, da sempre, è sterminare i curdi), Assad (che non vedeva l’ora di riprendersi i suoi territori, o presunti tali) ed infine l’ISIS (su cui non credo ci sia bisogno di scrivere molto).
Nonostante le numerose difficoltà, tra il 2013 ed il 2015 il Rojava si allargò, sottraendo territori ad Iraq, della Siria ed ache allo Stato islamico. Ovviamente non fecero tutto da soli. Fondamentali furono gli americani ed i loro aiuti, che utilizzarono proprio le milizie curde (dalle nostre parti conosciute col nome di forze democratiche siriane, SDF), per distruggere l’Isis. La vittoria curda contro lo stato islamico nella città di Kobane nel 2015 fu probabilmente il momento di massimo “splendore” del Rojava.
La fine
“Essere nemici degli americani è pericoloso, ma esserne alleati è letale”. Questa massima di Kissinger (utilizzata alcuni decenni fa, durante la guerra in Vietnam, eppure sempre attualissima) spiega piuttosto bene le cose che accaddero al Rojava dopo il 2015. Una volta sconfitta l’ISIS, infatti, gli americani persero interesse nei confronti dei curdi e si ritirarono dalla Siria nord orientale. La smobilitazione americana diede modo alla Turchia (nemico giurato dei curdi) di invadere e conquistare il nord est della Siria, lasciato sguarnito proprio a causa della promessa americana (non mantenuta) di difendere quell’area. Fu l’inizio della fine. Il Rojava infatti, oltre ad avere questioni irrisolte (ed in molti casi irrisolvibili) con i suoi vicini, aveva anche grossi problemi interni. L’economia era un disastro, le milizie dell’ISIS non perdevano occasione per mettere in crisi il neo nato Stato, i rapporti con le altre minoranze (assiri, cristiani) non erano sempre facilissimi, infine il modello socio economico adottato (confederalismo democratico) era affascinante, ma difficile da fare funzionare. Insomma il Rojava era un sogno, che però non funzionava.
A dicembre del 2024 Al Jolani rovescia il regime di Assad e conquista la Siria. I curdi (e non solo) capiscono di avere i giorni contati. La “nuova” Siria di Al Saharaa (è sempre quell’Al Jolani di sopra, solo che per festeggiare ha deciso di cambiare nome. Ognuno festeggia a modo suo) si riorganizza e si rafforza e si lancia alla conquista dell’area orientale del paese, persa da Assad quasi 15 anni prima. La campagna di Al Sharaa è un successo: le sue truppe avanzano, mentre le milizie curde lottano, ma arretrano inesorabilmente, fino a firmare un accordo che ha il sapore di una resa. Il Rojava viene inglobato alla Siria, soltanto la regione di Hasakah (a netta maggioranza curda) avrà una maggiore autonomia. I curdi dicono addio al loro sogno. Almeno per ora.
Generale addio
Dopo un lungo tira e molla, alla fine è arrivato lo strappo. Il generale Vannacci ha abbandonato la Lega. Da settimane ormai Vannacci provava la fuga, mentre Salvini continuava ad inseguirlo, esattamente come un ingenuo ragazzino alla prima cotta. Ed esattamente come un ragazzino alla prima cotta, Salvini ha continuato a correre dietro al generale, anche quando la sua famiglia (alias i membri storici della Lega) gli diceva di lasciarlo andare, perché ormai non c’era più niente da fare. Ora non vorrei essere nei panni di Matteo. Vannacci infatti prima lo ha corteggiato (per entrare nel partito), poi si è atteggiato a suo compagno di vita “politica” (per scalare il partito), ed infine lo ha lasciato, senza neppure troppe spiegazioni. Botte simili fanno male anche a chi, come il nostro vice Presidente del Consiglio e Ministro dei trasporti (che poco però si occupa di trasporti), mangia pane e politica da oltre 30 anni. Però come da buona tradizione italica (di cui entrambi si fanno sani portatori) in questa situazione difficile, Salvini sta trovando conforto e supporto dalla sua famiglia, la Lega. Un porto sicuro dove poter sempre tornare, almeno per ora.

Per via di persistenti incomprensioni e vecchi rancori, quasi tutti i matrimoni finiscono molto male. E quello tra Salvini e Vannacci non fa eccezione. Matteo infatti accusa il generale di alto tradimento, mentre il leader della neo nata creatura politica “Futuro nazionale” (il nuovo partito fondato da Vannacci) accusa Salvini di aver tradito i loro valori (razzismo, fascismo e patriarcato), per vedersi ai moderati di fratelli d’Italia.
Problemi sulla destra
Però mentre volano gli stracci tra i due, Giorgia Meloni si è accorta di avere un problemino. Vannacci infatti, col suo posizionamento molto ma molto a destra, potrebbe strappare un po’ di consensi proprio a fratelli d’Italia, ormai alla stregua dei democristiani per alcuni ambienti dell’estrema destra italiana. Questi consensi “persi” sarebbero difficili da recuperare anche per l’intera coalizione di destra-centro della nostra Premier. Ad oggi infatti non vedo come Meloni potrebbe riuscire a mettere dalla sua parte sia Vannacci che Calenda, che si vogliono bene come ebrei e palestinesi.
Minnesota Addio
In settimana Tom Homan (lo zar dei confini, nuovo capo dell’Ice) ha annunciato il ritiro di 700 agenti dell’Ice dal Minnesota. Il motivo sarebbe la nuova “cooperazione senza precedenti” con alcuni sceriffi locali, che hanno accettato di collaborare con l’amministrazione federale, riducendo così la “necessità” della presenza dell’Ice per strada. Ma la storiella della collaborazione non regge, soprattutto per chi, come Trump, di collaborazione non ha mai voluto sentir parlare.
Molto probabilmente la batosta subita in settimana alle elezioni suppletive in Texas ha “aiutato” Trump e amici a comprendere la dimensione dei danni elettorali (e non solo) prodotti dall’Ice. Quindi si cambia narrazione, uomini e metodi, perché le elezioni di metà mandato sono vicine e Donald ha capito di dover recuperare parecchio terreno e da subito. E speriamo (per lui) che i 2000 agenti rimasti in Minnesota non facciano altri danni…
Buone Olimpiadi
Per quei pochi che non se ne fossero accorti, venerdì sono ufficialmente cominciate le olimpiadi invernali di Milano Cortina. Ma non tutto è andato come previsto. Il telecronista della Rai, autore di alcune gaffe notevoli durante la cerimonia di apertura, è stato già sostituito. Ci siamo tolti anche lo sfizio di un black out durante una gara, mentre alcune strutture non sono ancora completate. Ma sono solo piccoli imprevisti, per il resto tutto bene.
Per questa settimana è tutto. Se volete rimanere in contatto con noi, possiamo continuare a “vederci” su questa newsletter, basta iscriversi inserendo qui la vostra mail. Buona domenica e buone olimpiadi!


