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Deepfakes: quando non puoi credere ai tuoi occhi (e orecchie)

Immagina di ascoltare un discorso di una persona famosa, solo per scoprire che non ha mai detto quelle parole. Benvenuti nel mondo dei deepfakes, dove le tecnologie avanzate possono imitare perfettamente la voce e l’aspetto di chiunque, creando contenuti falsi ma incredibilmente realistici. Recentemente, uno studio ha rivelato che gli esseri umani riescono a identificare discorsi generati artificialmente solo nel 73% dei casi​​. Ma cosa significa tutto questo per noi?

Prima di addentrarci nel discorso, dobbiamo fare una piccola parentesi tecnica (ma non così tecnica tranquilli).

Che cosa sono ‘sti Deepfakes?

I deepfakes consistono nel creare video e audio falsi che sembrano autentici grazie anche all’utilizzo di tecnologie di intelligenza artificiale che li rende sempre più indistinguibili anche ad un occhio più attento, se realizzati bene ovviamente. 

Possono essere usati per fare scherzi innocui, ma hanno anche un lato oscuro: manipolare l’opinione pubblica, creare scandali falsi o diffondere disinformazione.

La Sfida della Riconoscibilità

Un recente studio condotto dall’University College di Londra ha usato diversi algoritmi per generare 50 campioni di discorsi deepfake in inglese e mandarino. I partecipanti allo studio hanno avuto difficoltà a distinguere tra discorsi reali e falsi, identificando correttamente solo il 73% dei campioni. Anche con un addestramento specifico per riconoscere i deepfake, i risultati non sono migliorati significativamente​​.

I Pericoli dei Deepfakes

Le implicazioni sono inquietanti. Come affermato da Brad Smith, presidente di Microsoft: «I deepfakes rappresentano una delle maggiori preoccupazioni legate all’intelligenza artificiale. Non solo è difficile per le persone comuni riconoscerli, ma anche i sistemi automatizzati non sono infallibili, soprattutto quando i campioni di test differiscono da quelli su cui sono stati addestrati​».

Strategie per il Futuro

È fondamentale quindi, migliorare i rilevatori automatici di deepfakes e sviluppare strategie per mitigare il rischio che rappresentano. Esperti come Sam Gregory di Witness sottolineano la necessità di fornire agli intermediari, come giornalisti e fact-checker, gli strumenti adeguati per rilevare i deepfakes. Senza questi strumenti, il pericolo è che la disinformazione possa diffondersi ancora più facilmente, ingannando anche chi dovrebbe essere in grado di verificarla​.

In conclusione, possiamo quindi dire che, i deepfakes sono più di una semplice curiosità tecnologica; rappresentano una sfida seria e crescente alla nostra capacità di distinguere tra realtà e finzione. Mentre la tecnologia continua a evolversi, è cruciale che anche i nostri strumenti di rilevazione e le nostre strategie di mitigazione si adattino di conseguenza. 

Essere consapevoli dei rischi è il primo passo per proteggerci da questa insidiosa forma di disinformazione.

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