Alle volte utilizzare la forza per sopraffare persone, alleati, nemici, istituzioni e ruoli può essere una buona idea. Più spesso, però, porta a cocenti fallimenti. Trump (i cui dazi imposti senza passare per il Congresso sono stati bocciati dalla Corte Suprema), Petrecca (la cui telecronaca è stata il perfetto esempio di tutte le cose da non fare, se sei il direttore di un canale TV) e Putin (impegnato da mesi ad utilizzare illegalmente un sistema di comunicazioni non suo) hanno deciso di seguire la prima strada: utilizzare la forza per sopraffare tutto e tutti. Ed il risultato è stato lo stesso: un clamoroso fallimento.
Per non perdersi niente di tutto questo caos, c’è YPOSTA, la rubrica di Young Popular Opinion, che prova ad evitarvi attacchi di panico e a raccontarvi gli eventi più importanti della settimana in maniera semplice ed ironica (per quanto possibile). Speriamo di riuscirci (soprattutto per gli attacchi di panico). Potrete ricevere questo articolo direttamente sulla vostra casella postale tramite una newsletter, che verrà inviata ogni domenica. Per riceverla direttamente, basta inserire la vostra mail qui.
I dolori del giovane Donald
Dobbiamo ammetterlo: ci era quasi riuscito a rispettare la tregua olimpica. Proprio sul finale, purtroppo, ha mollato (però non è stata completamente colpa sua, dobbiamo essere onesti). Naturalmente ci riferiamo a Trump, stranamente silenzioso durante i giochi olimpici, che è tornato a far parlare di sè negli ultimi giorni (non è il caso di sentirsi superiori a lui: cambiare abitudini acquisite è difficile per tutti).
Certi amori non finiscono…
Per la Corte Suprema degli Stati Uniti i dazi imposti, nell’ultimo anno, da Trump sono illegali. Non si tratterebbe però di una questione di merito (cioè dei dazi stessi), ma di metodo. Secondo la Corte, infatti, Trump non poteva, non può e non potrà imporre dazi attraverso una legge emergenziale, senza passare prima dal Congresso. Inutile girarci attorno: per Donald questo è un colpo da cui non sarà facile riprendersi.
E mò so dazi
La Corte Suprema ha decisamente rovinato i piani di Trump per il weekend…e non solo. Le conseguenze infatti di questa sentenza sono difficili persino da immaginare. Noi, però, amanti delle sfide davvero complicate, ci proviamo. Il primo problema per Trump & co potrebbe essere il dissanguamento dell’erario. La sentenza potrebbe infatti costringere il governo americano a restituire tutto il malloppo (130 mld $), ricavato dai dazi. E sono tanti soldi, persino per il paese con il Pil più grande del mondo.
Come se non bastasse la botta economica (capace di tirare giù persino un toro), potrebbe arrivare un contraccolpo anche finanziario. Infatti l’annullamento dei dazi porterà a rivedere nuovamente le regole del commercio internazionale, con caos annesso. E si sa, ai mercati finanziari le sorprese proprio non vanno giù…
Infine Trump perde la sua arma preferita: il ricatto da dazi. Donald infatti ha basato quasi tutta la sua politica estera sui dazi. Se non fai ciò che ti dice lo zio Donald, Donald ti mette il dazio e la tua economia va giù. Ora Trump, per ricattare nemici/alleati, dovrà inventarsi qualcosa di diverso, e dovrà farlo in fretta. Sperando, per lui, che funzioni.
La risposta del leone
Come era facile prevedere, Trump non è rimasto a guardare. Donald ha promesso di aumentare di un altro 10% gli attuali dazi, come se la colpa della sentenza fosse degli altri paesi. In tutta onestà è difficile pensare quando e come riuscirà a fare questo. Sicuramente, però, ci proverà.
Quelli che, invece, temevano la deriva autoritaria degli Stati Uniti, ora possono stare più tranquilli. Nonostante infatti l’approccio assertivo di Trump (come direbbe Meloni) ed i suoi tentativi di aumentare le prerogative della Presidenza, il sistema dei pesi e contrappesi a stelle e strisce sta tenendo botta. A fatica, come uno sgabello su cui è seduto un elefante, però regge. E la sentenza della Corte Suprema (la cui composizione tra l’altro è a maggioranza conservatrice) di venerdì è soltanto l’ultima prova. Da qualche settimana infatti le cose a Trump vanno piuttosto male. Ha perso malamente le elezioni suppletive, è stato costretto a ritirare l’ICE dal Minnesota ed ogni giorno decine di provvedimenti della sua amministrazione vengono bloccati dai tribunali americani.
Insomma forse un giorno gli Stati Uniti diventeranno un paese più autoritario della Russia di Putin. Quel giorno però non è oggi.
Board of Peace
La forma
Per Donald però non è stata una settimana di soli dolori (cosa non scontata per un uomo di 80 anni). E’ arrivata anche qualche gioia. Giovedì infatti si è riunito per la prima volta il Board of Peace. L’incontro, a tratti simile ad uno show, è stato breve, magari intenso ma sicuramente non serio. L’entrata di Donald, infatti, è stata accompagnata da Gloria, di Umberto Tozzi; seguita poi da “It’s a Man’s Man’s Man’s World” di James Brown, probabilmente utilizzata per fare capire, a quei pochi che avessero ancora dei dubbi, come la pensano i ministri ed i leader presenti sull’annosa questione della parità dei sessi. Naturalmente per chiudere l’evento non poteva mancare “Y.M.C.A.” dei Village People, la canzone preferita di Trump. A rendere il tutto ancor più ridicolo, se possibile, è stata la presenza di Gianni Infantino, Presidente della FIFA. Davvero è difficile dare un senso alla sua partecipazione. Forse i presenti, secondo Trump, non erano cattivi abbastanza…

I contenuti
In ogni caso tra risate e canzoni, qualcosa alla riunione si è pure deciso. Per la ricostruzione di Gaza sono stati “promessi” 7 miliardi $, mentre gli Stati Uniti hanno annunciato di volerne versare addirittura 10 $ (tutta questa generosità non ce a aspettavamo davvero). Inoltre 5 paesi si sono offerti di mandare delle truppe per creare una forza di “pace”, mentre altri, tra cui l’Italia (presente come paese osservatore con Tajani) hanno presentato un piano per addestrare gli agenti di polizia palestinese. Naturalmente consigliamo agli amici palestinesi di tenere molto bassa l’asticella delle aspettative. Di solito infatti tra le promesse e la realtà c’è una notevole differenza.
Olimpiadi
Venerdì è calato il sipario sulle olimpiadi invernali di Milano Cortina. E nonostante l’elevatissimo numero di partite di curling (a tratti ho pensato che le olimpiadi fossero un gigantesco torneo di curling, con competizioni minori a fare da spalla), un po’ ci dispiace, perché lo spettacolo è stato bellissimo. Grazie ad atleti fantastici e a gesta memorabili, ci siamo innamorati di sport a noi sconosciuti fino a sole due settimane prima. Il nostro paese ha mostrato il suo volto migliore, sia in ambito sportivo (nuovo record di medaglie vinte alle olimpiadi invernali) sia in ambito organizzativo. Quasi miracolosamente è andato tutto liscio. Nessun improbabile fuori programma o brutta figura internazionale. A tratti questa perfezione è risultata persino noiosa. Ad un certo punto un cane lupo cecoslovacco ha attraversato la pista di sci di fondo durante la gara, ma poca roba. Per fortuna ci ha pensato mamma Rai a regalarci la brutta figura internazionale, il fuori programma ed il finale drammatico.
Ciao Paolo
Parliamo ancora del caso Paolo Petrecca, direttore (ancora per poco) di Rai Sport e autore della memorabile telecronaca della cerimonia di apertura dei giochi. Dopo la disastrosa performance (aggiuntasi ad altri scheletri nell’armadio) e la conseguente “rivolta” dei giornalisti Rai, Petrecca aveva provato a sfangarla anche questa volta, adottando la strategia dell’opossum: fingersi morti, aspettando che passi la nottata. Purtroppo però la strategia, ottima per gli opossum, funziona meno bene per i direttori della Rai. Infatti Petrecca, dopo una disperata resistenza, ha dovuto mollare ed ha annunciato le sue dimissioni da direttore di Rai Sport.
Questa davvero era difficile da prevedere. Abbandonare il posto fisso è quasi una blasfemia nel nostro paese, come ci insegna Zalone in Quo vado. Forse lo spirito olimpico ha preso possesso di Petrecca e lo ha portato a fare una scelta saggia, per una volta. Oppure, più probabilmente, qualcuno dai piani alti lo ha abbandonato al suo destino, come ci suggerisce il suo post su Instagram. Sappiamo infatti che Petrecca è lì non per le sue competenze, ma perchè è un fedelissimo della Meloni. E forse anche dalle parti del governo si sono un po’ stancati di lui…
In ogni caso il suo posto sarà temporaneamente occupato dal suo vice Marco Lollobrigida. Sul suo futuro non si è sbilanciato. Probabilmente ricomincerà a deambulare negli studi Rai, fin quando Meloni non gli troverà un’altra poltrona. Per quello che vale, caro Paolo, ci manchi già. Infatti la professionale e competente telecronaca di Auro Bulbarelli, in occasione della cerimonia di chiusura dei giochi, ci annoierà moltissimo. Speriamo di risentirti presto.
Eroi italiani nel mondo
Parlando di olimpiadi e delle imprese degli atleti italiani, non possiamo non menzionare le gesta di altro italiano, che, pur non partecipando ai giochi, sta portando tanta gloria al nostro paese: Luigi Di Maio. Il buon Giggino, dopo aver fatto grande l’Unione europea nel Golfo Persico, diventerà docente onorario del King’s college di Londra. Si occuperà di difesa e sicurezza, politiche pubbliche. Terrà lezioni e seminari periodici, insieme ai docenti titolari di cattedra, Il tutto sarà a titolo gratuito. Ma che importa dei soldi. Una vita tanto gloriosa non ha prezzo.

Insomma il buon Di Maio dopo aver abolito la povertà in Italia e abolito l’odio nel Golfo Persico, ora è pronto ad abolire l’ignoranza nel Regno Unito.
Le 7 vite dell’Ucraina
In molti l’hanno data per finita parecchie volte nell’ultimo anno, ed invece l’Ucraina non solo è viva e lotta assieme a noi, ma, non appena può, va all’attacco. A pochi giorni infatti dal quarto triste anniversario dell’invasione russa, gli ucraini hanno dato vita ad una nuova controffensiva. L’azione non ha fatto collassare il fronte russo, tantomeno ha cambiato le sorti della guerra. Però è stata un successo, anche piuttosto rilevante. Innanzitutto gli ucraini sono riusciti a rosicchiare quasi 200 kmq nell’area Zaporizhzhia, annullando così tutte le conquiste territoriali russe dell’intero mese di dicembre. (Questo ci dice qualcosa su quanto lenta sia l’avanzata russa). Inoltre era dal lontano 2023 che gli ucraini non provano un’offensiva. Insomma in tempi di vacche magre, tutto fa brodo. Il successo della mini controffensiva sarebbe conseguenza soprattutto dello “zampino” di Elon Musk e del suo Star Link.
I russi e le comunicazioni
Il sistema di comunicazioni russo è una specie di colabrodo. Per 3 messaggi inviati dai russi, gli ucraini ne intercettano 4. Allora i soldati russi, per evitare di essere intercettati rivelando posizioni e piani, da un po’ di anni usano Star Link. Così facendo evitano di pagare con la vita ogni messaggio inviato/ricevuto. Naturalmente il tutto avveniva in maniera illegale, dato che, per via delle sanzioni americane, ai russi il sistema Star Link sarebbe dovuto essere “inaccessibile”. Insomma tutto a posto, più o meno, almeno fino a gennaio.
Da inizio gennaio, però, sui soldati russi è calato il silenzio. Musk, su richiesta di Zelensky, ha bloccato tutti i terminali del servizio, eccezion fatta per quelli registrati dal governo ucraino. Ed è stata proprio la mancanza di connessioni protette dei russi (quindi impossibilità di utilizzare droni/posizioni rivelate agli avversari) ad aver permesso agli ucraini di poter lanciare una controffensiva.
Fallimenti spaziali
Il governo russo, mostrando un notevole ottimismo, ha promesso ai proprio soldati di riuscire in poco tempo a creare un sistema simile a Star Link. Ma forse, mentre lo annunciavano, neppure loro ci credevano. Il sistema Star Link è composto circa da 9000 satelliti, mentre il piano russo (a pieno regime) prevede un sistema di 300 satelliti. I primi 16 sarebbero dovuti essere lanciati nel 2025, ma, per problemi tecnici, saranno lanciati nello spazio nel 2026, forse.
Per questa settimana è tutto. Se volete rimanere in contatto con noi, possiamo continuare a “vederci” su questa newsletter, basta iscriversi inserendo qui la vostra mail. Buona domenica e buone olimpiadi!


