Al momento stai visualizzando YPOSTA: Settimana di fuoco
photo by Mauro Scrobogna / LaPresse

YPOSTA: Settimana di fuoco

Settimana decisamente di fuoco. Nel golfo Persico è finita anche la finta tregua ed ora si è ricominciato a fare la guerra vera. In Italia invece, dopo anni piuttosto tranquilli, la politica è tornata a farci emozionare. Infine chi non smette mai di deluderci in fatto di emozioni è il Regno Unito. Per non perdersi niente di tutto questo caos, c’è YPOSTA, la rubrica di Young Popular Opinion, che prova ad evitarvi attacchi di panico e a raccontarvi gli eventi più importanti della settimana in maniera semplice ed ironica (per quanto possibile). Speriamo di riuscirci (soprattutto per gli attacchi di panico). Potrete ricevere questo articolo direttamente sulla vostra casella postale tramite una newsletter, che verrà inviata ogni domenica. Per riceverla direttamente, basta inserire la vostra mail qui.

Sogni infranti

Settimana decisamente di fuoco nel Golfo Persico. Quel pò di tregua che era rimasta (ed a cui i più irriducibili ottimisti ancora s’aggrappavano) è saltata, e siamo tornati alla guerra a tutto spiano. Siamo in piena escalation di violenza. Stati Uniti ed Iran si bombardano come all’inizio del conflitto e, tra l’altro, in uno dei numerosi attacchi iraniani alle basi americane nel golfo Persico sono stati uccisi due soldati americani. C’è da aspettarsi una dura rappresaglia da parte di Trump, che, in settimana, è tornato a contemplare l’ipotesi di un’invasione di terra. In realtà è sempre la stessa di alcuni mesi fa, ma di cui per un pò non avevamo sentito parlare. Si tratterebbe di un’offensiva sull’isola di Kharg (snodo cruciale per l’export di petrolio iraniano), realizzata da una piccola ma agguerrita task force americana. Parliamo sempre di Donald, quindi bisogna prendere le sue parole con molta cautela.

Nel frattempo gli iraniani non stanno a guardare e continuano a cucinare…I Pasdaran infatti starebbero cercando un accordo con gli Houthi (gruppo ribelle yemenita), per prendere il controllo anche dello stretto di Bab El Mandeb. Per chi non brilla in geografia, lo stretto di Bab El Mandeb è il passaggio obbligatorio per tutte le navi, provenienti dall’estremo oriente, che vogliono passare per il Canale di Suez. Se gli iraniani dovessero riuscire a prendere il controllo anche di quello stretto, per il commercio mondiale sarebbero dolori veri. Anche se al momento ci sembra un’ipotesi piuttosto peregrina, in quanto per quello stretto passano molti interessi cinesi. E gli iraniani ora hanno bisogno di tutto, eccetto che farsi un nuovo potente nemico.

Insomma ormai la situazione in Medio oriente è fuori controllo. Nonostante Trump le abbia provate tutte, la situazione pare lontana da una risoluzione ed il memorandum of understanding, evidentemente, era solo una foglia di fico. E visto il caldo di queste settimane probabilmente la foglia si è seccata.

Bentornati in Italia

Dopo 4 anni di governo molto stabile (talmente tanto stabile che ha finito col non combinare niente), in settimana il governo Meloni ha rischiato per la prima volta di cadere. E sarebbe stata una caduta davvero fragorosa, visto che mancano ormai poche settimane al governo per diventare il più longevo della storia repubblicana e pochi mesi alla maturazione del tanto agognato vitalizio per i parlamentari dell’attuale legislatura. E galeotta fu la legge elettorale…

Nelle ultime settimane la rissosa maggioranza che sostiene il governo stava provando a portare a casa l’unica riforma a questo punto “realizzabile”: la nuova legge elettorale (non perché le altre siano state realizzate. Ma perché tutte le altre sono già fallite). Ma neppure questa si prospettava semplice. Forza Italia e Lega infatti vedevano nella nuova legge elettorale (proporzionale con ampio premio di maggioranza alla coalizione vincente) un modo di fratelli d’Italia per cannibalizzare i voti dell’intera coalizione. Quindi la presidente del consiglio Meloni ha dovuto dar fondo a tutte le sue capacità di persuasione (e fare anche qualche promessa piuttosto allegra) per convincere i suoi alleati, Salvini e Tajiani, ad accettare. E dopo un lungo lavoro ai fianchi, alla fine gli alleati hanno abbassato il capo e dato l’assenso.

Preferiresti

Quando però Meloni ha proposto di reintrodurre le preferenze, per gli alleati è stato troppo. Sarà stata la paura di trasformare l’Italia in paese seriamente democratico oppure di perdere il controllo dei rispettivi partiti (cosa già avvenuta, forse a loro insaputa) i due hanno opposto una strenua resistenza, tanto da fare scendere Meloni a più miti consigli. Giorgia nazionale allora ha tirato fuori una proposta volta ad introdurre le preferenze, ma senza fare davvero sul serio. Capolista bloccato (scelto dal partito), e gli elettori possono scegliere tra nomi sempre indicati dal partito. Quando Tajiani e Salvini hanno visto la nuova proposta, si sono tranquillizzati. Hanno promesso a Meloni il loro sostegno e quello del loro partito. Purtroppo però hanno dimenticato di dire a Giorgia che loro due non hanno più il controllo dei loro partiti. La lega infatti è ormai preda di una lotta tra bande, mentre in Forza Italia a comandare è Marina Berlusconi, che si è pure stufata di nasconderlo.

Liberi tutti

Così arriviamo a martedì, giorno in cui si vota alla Camera dei Deputati sull’emendamento per reintrodurre le preferenze finte. Il governo, sentita puzza di tragedia (anche perché il voto sarà scrutinio segreto, come da regolamento della Camera), prova a mettere pressione agli alleati, esprimendo parere favorevole all’emendamento, per la serie, se andiamo sotto, la brutta figura la facciamo tutti. E così è stato. L’emendamento viene respinto, il governo è battuto e la maggioranza si squaglia sotto il sole cocente di Roma (nonostante le aule di Montecitorio siano dotate di aria condizionata). Dopo la violenta spallata subita, Meloni manda un suo luogotenente, il ministro dell’agricoltura Lollobrigida, a cercare i famosi franchi tiratori. La scelta mi ha lasciato perplesso, lo confesso. Se dovessi mai aver bisogno di cercare qualcosa o qualcuno, l’ultimo a cui penserei è proprio Lollobrigida, che non è ancora riuscito a trovare un bravo tricologo (nonostante i soldi non gli manchino). Ma vabbè forse la rabbia del momento ha fatto perdere un po’ di lucidità a Meloni.

Epilogo

Dopo ore di tensione, sguardi torvi e facce cupe, le crepe all’interno della maggioranza si ricompongono. Gli interessi di piccola bottega prevalgono (record longevità governo e vitalizio) e giovedì la legge elettorale viene approvato dalla Camera dei Deputati (senza preferenze, vere o finte). A dirla tutta parte del merito di questa riconciliazione è dell’opposizione, troppo ciuccia anche per fare goal a porta vuota. Mercoledì infatti i futuristi (parlamentari del partito di Roberto Vannacci) avevano proposto un emendamento per reintrodurre le preferenze (quelle vere). E fratelli d’Italia, a mò di rappresaglia per quanto successo il giorno prima, aveva deciso di votare a favore. Il campo largo allora avrebbe potuto votare a favore dell’emendamento proposto da Vannacci. In questo modo avrebbe reintrodotto le preferenze e spaccato la maggioranza. I famosi due piccioni con una fava. Ma per essere una buona opposizione, bisogna essere dei politici mediocri e nel PD o nel M5S di politici mediocri proprio non se ne vedono. Quindi il campo largo vota ignorante, l’emendamento non passa e la maggioranza è salva. Complimenti!

Dopo questa settimana di fuoco, il Parlamento va in vacanza. Si tornerà a parlare di legge elettorale per la discussione e la votazione al Senato a settembre (per fortuna). Al Senato però i numeri della maggioranza sono molto risicati, quindi a meno di improbabili riconciliazioni balneari, sarà un inizio di settembre de

Altre notizie della settimana

Nel Regno Unito questa è stata la settimana di Andy Burnham. L’ex sindaco di Manchester è stato nominato capo del partito laburista e lunedì andrà dal re Carlo per la nomina a primo ministro (non si poteva fare sabato stesso perchè Carlo il weekend non lavora).

Larry, il gatto di Downing street, dà il benvenuto ad Andy Burnham
Larry, il gatto di Downing street, dà il benvenuto ad Andy Burnham

Sempre nel Regno Unito, le elezioni suppletive per il collegio di Clacton on sea si stanno facendo davvero interessanti. Farage non ingrana, mentre Count Binface va una bellezza, almeno nei sondaggi. Quindi il 13 agosto, quando sono in programma le votazioni, potremmo assistere ad un nuovo episodio dell’ormai lunghissima saga della democrazia disfunzionale britannica. Ci sarà da divertirsi, naturalmente per noi che osserviamo da lontano.

Per questa settimana è tutto. Se volete rimanere in contatto con noi, possiamo continuare a “vederci” su questa newsletter, basta iscriversi inserendo qui la vostra mail. Buona domenica!

Lascia un commento