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Simone Cerasuolo e Nicolò Martinenghi, rispettivamente bronzo e oro dei 100m rana uomini ai Campionati europei di nuoto di Parigi 2026 / Foto di Andrea Masini, Andrea Staccioli e Giorgio Scala / DeepBlueMedia.eu

Menti atletiche

Ozio d’agosto

Agosto almeno per noi italiani, si sa, è il mese delle vacanze. Con gli amici, con la famiglia o anche da soli, chiunque evade dalla propria routine, per esplorare posti nuovi o per riabbracciare i propri luoghi del cuore. Anche per me è così, più o meno da sempre. Quest’anno, però, per svariate ragioni (troppo personali per essere interessanti ai più) sono rimasto a casa.

Nonostante l’ozio domestico sfrenato possa sembrare, a prima vista, l’ultimo stadio della felicità, devo confessarvi che i primi giorni sono stati piuttosto disorientanti. Essendo una persona piuttosto abitudinaria, il passaggio da giornate piene di impegni a giornate davvero molto libere è stato duro, per non dire traumatico. Avevo tanto tempo e poche idee su cosa farne. Ma per le persone abitudinarie come me, per ritrovare serenità basta sostituire alla vecchia routine una nuova routine. E così ho fatto.

Televisione d’estate

Ho cominciato a dormire un po’ di più, a leggere un po’ di più ed ad oziare un pò di più. Insomma la mia nuova routine somigliava molto alla mia vecchia routine. Era una sorta di versione dilatata. Un elemento di quasi assoluta novità, però, c’è stato. Nella mia nuova routine, di cose più o meno importanti da fare per riempire quelle giornate molto vuote, è entrata in maniera dirompente la televisione. Non sono un grande amante della tv, lo ammetto. Durante la mia routine “feriale” rimane spenta per intere settimane, tanto che alle volte dimentico persino di possederla. La mia routine festiva invece mi ha fatto riscoprire questo strumento. E non perché il caldo estivo mi ha fatto improvvisamente apprezzare gli onnipresenti talk tv oppure, vittima d’una fulminante voglia d’amore, ho cominciato a cercare in tv le repliche di Temptation Island. In verità la mia riscoperta della televisione è stata conseguenza della mia vecchia, cara ed ancora immutata passione per lo sport. Durante infatti le prime settimane di agosto, probabilmente ad insaputa di molti italiani, si sono tenuti due importanti eventi sportivi: gli europei di nuoto e gli europei di atletica, che mamma Rai ha trasmesso integralmente.

Sono stati giorni esaltanti, lo ammetto. Mi sono appassionato ad ogni gara. Dai 100 mt stile libero di nuoto al lancio del giavellotto, ho guardato di tutto con una passione ed un’intensità quasi puerili. Sono rimasto ingenuamente stupefatto dinanzi alla determinazione, allo spirito di sacrificio e la sportività di quasi tutti gli atleti. Ho gioito come una groupie ad ogni vittoria e frignato come un bambino per ogni sconfitta. Assistendo alle gare, ho pensato che c’è ancora speranza per il mondo fin quando sarà popolato da atleti. Ed il mio arbitrario auspicio s’è poi rafforzato alla fine di ogni gara.

Menti straordinarie

Alla fine di ogni gara, infatti, un inviato di mamma Rai aveva l’antipatico ma allo stesso tempo fondamentale compito di fare delle interviste agli atleti protagonisti di quelle stesse gare. Certo alle volte alcune cose si sarebbero potute fare meglio. Ci si è ritrovati ad ascoltare parole, spesso vuote, di atleti ansimanti stravolti dallo sforzo. Magari sarebbe stato meglio dare ai nostri paladini qualche minuto in più, per riprendere fiato e coscienza di sè, prima dell’intervista. Ma proprio quelle interviste “a caldo” (o potremmo dire serenamente a caldissimo, visto il clima di queste settimane e la straordinaria solerzia dell’inviato, piuttosto inusuale per i tempi ed i meccanismi che muovono mamma Rai) sono state, secondo me, la cosa migliore di quei giorni di sport e di speranza.

La giornalista Rai Elisabetta Caporale intervista il nuotatore Giovanni Guatti (Rai)
La giornalista Rai Elisabetta Caporale intervista il nuotatore Giovanni Guatti (Rai)

Gli atleti, infatti, tutti e sempre (sia dopo prestazioni ottime sia dopo prestazioni meno buone) hanno mostrato una mentalità invidiabile. Vincitori e vinti, felici o delusi, tutti si sono assunti le loro responsabilità. Anche gli autori di prestazioni piuttosto modeste, nonostante il momento, la delusione ed anche le ampie possibilità di trovare scuse (sfortuna, vento, infortuni) hanno serenamente ammesso i loro limiti, hanno rapidamente accettato l’esito della gara e si sono ripromessi di lavorare di più, per fare meglio la prossima volta. Punto. Nessuna polemica verso la federazione, gli organizzatori, gli avversari cattivi ed il destino avverso. Gli inviati di mamma Rai qualche volta hanno provato pure ad accendere un pò la polemica, che piace tanto e che fa sempre un pò di audience (ed in verità qualche volta lo spazio per la polemica c’era pure), ma loro nulla, non hanno fatto una piega. Hanno fatto i complimenti agli avversari, hanno ringraziato gli organizzatori e si sono detti felici ed entusiasti di essere lì, per partecipare ad una competizione meravigliosa.

Menti ordinarie

Mentre ascoltavo quelle parole, di atleti delusi per un risultato al di sotto delle loro aspettative dopo mesi di fatica e di sacrifici, ho pensato a tutto il resto del nostro paese. Un paese che, mentre a Birmingham e a Parigi accadevano cose meravigliose, s’accapigliava in un’inutile quanto grottesca polemica su Ranucci, l’attentato sotto casa sua e l’amico bombarolo (o presunto tale. Il presunto tale consideratelo valido per entrambe le parole. Dopotutto rimaniamo garantisti). La storia di Ranucci e la bomba è un concentrato di arroganza, rancore, scorciatoie, lotte di potere e irresponsabilità. Insomma l’Italia in purezza.

Il confronto molto ravvicinato di due Italie così diverse mi ha fatto capire, ancora una volta, quanto gli atleti siano straordinari, nel senso più letterale del vocabolo. Sono straordinari non solo per le loro vittorie o per i loro record, ma anche e soprattutto per come si approcciano alle vittorie, alle sconfitte ed in generale alla vita. Ho pensato che avremmo moltissimo da imparare da loro, ed invece, con ogni probabilità, di questa esaltante estate sportiva non rimarrà quasi nulla, mentre del caso Ranucci, purtroppo, sentiremo parlare ancora a lungo.

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