“I have a dream” disse una volta qualcuno. Chi non ha mai sentito, almeno una volta nella vita, del cosiddetto “sogno americano“. Il famosissimo sogno americano, quello che ti fa credere che se lavori abbastanza duramente, alla fine avrai una villa con giardino, una macchina sportiva, un cane e qualcuno che la mattina ti fa trovare già il caffè pronto, giusto?
Siamo tutti cresciuti con questa idea, peccato che poi ti svegli la mattina, apri gli occhi e non c’è la villa, non c’è la macchina sportiva, il cane c’è ma magari ha appena fatto i bisogni sul divano e il caffè pure, ma diciamocelo, il caffè in America fa schifo.
Fin dalla sua nascita, la patria dello zio Sam ha costruito la sua identità sulla retorica della libertà e delle opportunità. Ma questa narrazione si è sempre scontrata con la realtà della disuguaglianza e dell’ipocrisia.
L’ipocrisia dell’american dream
Un esempio chiaro di quest’ultima è, tra i tanti, il sistema educativo. In teoria, un giovane americano può studiare e costruirsi una carriera, in pratica l’accesso a una buona educazione è influenzato dalla classe sociale di partenza. Le scuole pubbliche in quartieri poveri sono sottofinanziate e offrono un’educazione di qualità inferiore rispetto a quelle dei quartieri più ricchi. Le università prestigiose, come Harvard o Yale, sono accessibili soprattutto a chi può permettersi di pagare tasse elevate o, peggio ancora, ha connessioni familiari influenti. È un sistema che favorisce chi ha già un vantaggio economico, piuttosto che offrire le stesse opportunità a tutti.
Le disuguaglianze di reddito negli Stati Uniti sono un altro esempio lampante di come il sogno americano non sia così accessibile per tutti. Nonostante la retorica sul “lavoro duro”, i dati dimostrano che la mobilità sociale negli Stati Uniti è piuttosto limitata. Secondo uno studio della Brookings Institution, un bambino nato in una famiglia povera ha solo il 7% di probabilità di arrivare a guadagnare un reddito medio da adulto.
Anche la salute è un fattore che contraddice il sogno americano. Il sistema sanitario negli Stati Uniti è uno dei più costosi al mondo, e la qualità dell’assistenza sanitaria varia enormemente in base al reddito. Le persone ricche hanno accesso alle migliori cure, mentre coloro che vivono in povertà sono costretti alle rinunciare a cure fondamentali a causa dei costi.
Un altro aspetto critico è la crisi abitativa. Secondo un rapporto del National Low Income Housing Coalition, non esiste uno stato americano in cui una persona che guadagni il salario minimo possa permettersi un appartamento senza spendere più del 30% del proprio reddito. Questo ha portato a un aumento del numero di senzatetto, con più di 580.000 persone che vivono senza una casa secondo i dati del 2022.
Il contrasto tra questa promessa e le condizioni di vita di milioni di americani è un paradosso che affonda le sue radici nella storia e persiste ancora oggi.
Un mito costruito su contraddizioni storiche
Nel XIX secolo molti immigranti provenienti da Europa, vedevano gli Stati Uniti come la terra promessa. Attratti dalla prospettiva di una terra fertile e di opportunità economiche migravano verso di essa.
Tuttavia, in quegli stessi anni, mentre il sogno americano predicava la libertà e l’uguaglianza, milioni di afroamericani vivevano come schiavi. In un paese che si definiva libero e democratico.
Il XIX secolo ha anche visto emergere la figura del “self-made man”, un ideale che incarnava la possibilità avere successo attraverso il duro lavoro. Questa figura era rappresentata da uomini come Andrew Carnegie e John D. Rockefeller, che sono riusciti a salire nella scala sociale. Sebbene queste figure siano state utilizzate per incarnare questo ideale è importante sottolineare che queste storie non sono la regola bensì, l’eccezione.
La realtà della povertà negli stati uniti oggi
Oggi, nonostante gli Stati Uniti siano una delle economie più ricche del mondo, milioni di cittadini vivono in condizioni di estrema precarietà. Secondo i dati del Census Bureau, nel 2022 il tasso di povertà negli Stati Uniti era dell’11,5%, con circa 37 milioni di persone sotto la soglia di povertà. Tuttavia, se si considera il costo reale della vita, questa percentuale è probabilmente molto più alta.
Il mito del self-made man è rimasto ed ancora attuale. I Rockefeller del XXI secolo sono personaggi come Elon Musk, Steve Jobs o Donald Trump.
Tutti soggetti che, seppur per certi versi geniali, sono estremamente controversi e poco limpidi.
Teorie psicologiche e Il paradosso del sogno americano
La persistenza del mito del sogno americano può essere spiegata anche attraverso alcune teorie psicologiche: la “teoria della giustificazione del sistema” di John Jost. Quest’ultima suggerisce che le persone tendano a giustificare e legittimare il sistema in cui vivono anche quando lo stesso è ingiusto o svantaggioso per loro. Questo porta molti americani a credere che la povertà sia il risultato di scelte personali piuttosto che di fattori strutturali.
Un altro concetto rilevante è il “bias di ottimismo“, che porta le persone a credere che avranno più successo rispetto alla media, anche quando le probabilità sono contro di loro. Questo spiega perché molti americani continuano a credere nel sogno americano nonostante le evidenze dimostrino il contrario.
Esempi di ipocrisia e attualità politica
L’ipocrisia del sistema americano è evidente anche nelle politiche economiche e sociali. Ad esempio, mentre i governi promuovono politiche fiscali che favoriscono le grandi corporation e i miliardari, programmi di assistenza sociale vengono spesso demonizzati come “socialismo“. Il taglio delle tasse per i ricchi, introdotto dall’amministrazione Trump nel 2017, ha aumentato il deficit senza apportare reali benefici alle classi meno abbienti.
Anche il dibattito sull’istruzione riflette questa contraddizione. L’America si vanta delle sue prestigiose università, ma il sistema dei prestiti studenteschi ha lasciato milioni di giovani intrappolati nei debiti. Secondo il Federal Reserve Bank of New York, il debito studentesco totale negli Stati Uniti ha superato 1,7 trilioni di dollari nel 2023, impedendo a molti giovani di investire nel proprio futuro.
Inoltre, la polarizzazione politica ha reso ancora più difficile affrontare questi problemi. La crescita del populismo di destra e il rifiuto di politiche progressiste, dimostrano come l’ideologia del “self-made man” venga usata per giustificare politiche che perpetuano la povertà.
Il mito del sogno americano continua a essere propagandato nonostante la realtà dimostri che le opportunità non sono uguali per tutti. L’ipocrisia del popolo americano sta nel credere e difendere un sistema che avvantaggia pochi a discapito di molti. Finché questa contraddizione non verrà affrontata, il paradosso tra sogno e povertà continuerà a essere una delle più grandi sfide della società americana.


