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The Carlo Verdone’s Saga

I film di Carlo Verdone sono come un locale per scambisti: qualcosa che si può amare e da fare in modo ricorrente o da guardare con sospetto da lontano con perversa curiosità. E sì, perché a differenza di Aldo Giovanni e Giacomo, per esempio, totalmente riscoperti e riapprezzati dalla nostra generazione, il buon Carlo rimane spesso nei piaceri degli appassionati del genere. Seppur qualcosina sia entrato nell’immaginario comune del meme, come le citazioni di Mario Brega: “Alzate a cornuto, alzate!“, “Che ma chiami violenza questa?”, “So greche!” e molto altro, la maggior parte della produzione di Carlo Verdone è stata un po’ persa o dimenticata. Ma a cosa servo io se non a farvi una piccola lista di perle verdoniane da recuperare?

Premesse artistiche

I film del buon Carlo hanno dei precisi fili rossi di gollegamento, piccole cifre stilistiche che rendono riconoscibile quasi ogni sua pellicola. Verdone, innanzitutto, interpreta quasi sempre il ruolo della vittima atavica, dell’uomo medio inserito in un contesto in cui si sente perennemente a disagio. Attenzione, a differenza di un generico Fantozzi, Verdone non è mai palesemente a disagio e impacciato, anzi spesso interpreta personaggi sicuri di se e padroni della situazione. Risulta piuttosto come strano, fuori luogo rispetto al contesto che lo circonda. Pertanto, spesso e volentieri, il contesto dentro al quale si sviluppa la trama è una lotta di rivalsa personale nei confronti di chi non lo considera all’altezza. Vuoi un po’ per la timidezza, per il naso a patata o per la prepotente stempiatura. Carlo Verdone interpreta spesso personaggi dal linguaggio anomalo e particolare, con termini ed espressioni normali ma fuori dal linguaggio comune. Come l’architettura insensata e destabilizzante dell’Overlook Hotel di Shining, la grammatica verdoniana spesso ci stranisce e non capiamo il perché, forse per rendere quel personaggio ancora più alieno e lontano dalla realtà.

Troppo forte – 1986

Il sesto film di Carlo Verdone è probabilmente quello che meglio rappresenta il concetto di cui parlavamo prima: l’uomo inadatto. E si perché il film narra le vicende di un bullo di quartiere che campa di espedienti, un duro ad ogni costo che spasmodicamente cerca di dimostrare il suo valore, riuscendoci persino meglio degli altri “tosti” che lo circondano. A condannarlo è il suo aspetto fisico e la faccia da bravo ragazzo, nonché una dolce ingenuità. Sembrerà una bestemmia ai più, ma la pecca più grande di questo film sembra essere il coprotagonista Alberto Sordi. Verdone lascia intendere infatti, in più interviste, che la collaborazione nella pellicola fu più che altro forzata seppur si dimostra onorato di aver lavorato con il mostro sacro.

Compagni di scuola – 1988

Si tratta probabilmente del film più riscoperto degli ultimi anni, uno di quelli che unisce meglio la generazione precedente con quella attuale. Il film è assolutamente corale, Verdone (Er Patata) è un protagonista assolutamente non invasivo. Il buon Carlo riesce in questa pellicola a rendere la storia del suo personaggio assolutamente marginale e sviluppata quasi esclusivamente verso la fine. Ci interessano di più Fabbris, Tony Brando, la padrona di casa interpretata da una stupenda Nancy Brilli e il resto della classe. Perché di classe si parla, non solo quella che si ritrova a fare la rimpatriata ma anche di una classe sociale assai diversa tra i protagonisti della pellicola. Alcuni politici, altri imprenditori e altri ancora artisti falliti e squattrinati, tutti che cercano di mettere sul piatto della bilancia la propria vita fatta d successi e tormenti. Verdone proverà a replicare quindici anni dopo la pellicola corale con “Ma che colpa abbiamo noi” non riuscendo però a riscuotere lo stesso successo seppur la pellicola non fosse per nulla malvagia.

Gallo Cedrone – 1998

Il film inizia con una notizia del TG: tale Armando Feroci (Verdone), italiano della croce rossa, è stato rapito da un gruppo di integralisti islamici durante la sua missione di volontariato. Da questa notizia lo spettatore darà per scontato che il povero Armando sia un santo vittima degli eventi, giungerà dunque il momento di ripercorrere le fasi più importanti della sua vita. Scopriremo man mano, che in realtà, Armando Feroci è in ordine sparso: un marito inadempiente che arriverà addirittura a causare un aborto alla moglie per uno scherzo, un padre assente che sfrutterà la figlia per delle squallide mire di grandezza, un fratello terribile che ruberà al suo stesso sangue la moglie e tanto altro ancora. Questo personaggio più tragico che comico, però, riuscirà comunque a farsi voler bene in qualche modo. Questa e forse una delle poche pellicole in cui Verdone riesce sicuramente a non essere un inadatto, ad avere una personalità forte ma ad essere sempre e comunque un perdente.

C’era un cinese in coma – 2000

Dei più belli questo è forse il più sottovalutato. Si tratta di un’opera che vede protagonisti Carlo Verdone e un’allora giovanissimo Beppe Fiorello. Verdone interpreta un’agente di artisti di seconda categoria: cabarettisti, miss e maghi che permettono all’agenzia del protagonista di campare senza mai eccezionali successi. Finché l’autista dell’agenzia, interpretato da Fiorello, non si ritrova a riempire il buco di una serata e si rivela un grande comico avanguardista. Questo aprirà molte porte al sig. Ercole (Verdone), ma dove lo condurranno esattamente? Neo più grande della pellicola, forse, è proprio Beppe Fiorello: bello certo, ma un pastore tedesco avrebbe recitato meglio di lui.

L’amore è eterno finché dura – 2004

Non so se Verdone avesse effettivamente intenzione di fare ciò che ha fatto con questo film, è sicuro però che se devo pensare a una pellicola che parli della mezza età questa sia la prima che mi venga in mente. E si perché la questione non è che l’amore non dura per sempre, ma che sia la giovinezza a non farlo. I due protagonisti (marito e moglie interpretati da Carlo Verdone e Laura Morante) non si lasciano perché si odiano, anzi, si stimano molto, si vogliono bene ma sono semplicemente esausti. Esausti come possono esserlo un paio di pile in un telecomando che fanno pigramente il loro dovere fino a che, senza alcun preavviso, un giorno decidono di essere scariche. Giulio e Tiziana hanno banalmente bisogno di nuovi stimoli, di nuova vita di coppia e faranno qualsiasi azione, talvolta anche ridicola, per ottenerli. Vi avverto, se guardando questo film rivedrete a tratti i vostri genitori e temerete per il loro matrimonio è del tutto normale, forse prima o poi divorzieranno anche loro.

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