No, non siamo impazziti ma questa potrebbe essere la dicitura che andremo a ritrovarci nel voler accedere a siti porno, d’azzardo e social. Se prima lo Spid era quello strumento che ti consentiva di poter accedere a prodotti di natura bancaria, universitaria e firmare i referendum anche online, ora verrà utilizzato per poter accedere ai siti porno (e non solo)!
La proposta presentata dall’Agcom, che è l’acronimo di Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, mira a voler impedire ai minorenni di poter utilizzare Internet senza limiti, ma soprattutto mira ad impedire l’utilizzo di tutti quei siti che, e si legge testualmente nelle nuove linee guida pubblicate, potrebbero nuocere allo sviluppo fisico, mentale e morale dei minori.
Ovviamente, non basta la semplice proposta da parte dell’Agcom, ma è necessario si pronunci anche la commissione europea, con la sua approvazione. Se dovesse arrivare l’approvazione da parte della commissione europea, sarà necessario dover verificare la propria identità per accedere a determinati contenuti.
Ovviamente, le modalità di verifica saranno a descrizione del sito, infatti l’Agcom si limita a tracciare delle linee guida, rimettendo poi il tutto all’erogatore dei servizi.
Non è un caso che anche in Italia siano state tracciate queste linee guida, infatti il tutto si rifà all’articolo 28 del Digital Service Act, sulla base del quale, la commissione europea avviò anche un procedimento contro TikTok per accertarsi dei contenuti da questa piattaforma diffusi.
Misura già presente negli Stati Uniti, come sta andando?
È stato già definito dei gestori dei siti porno, un “age-gating”, in particolar modo si è pronunciato Solomon Friedman, gestore del fondo che detiene anche PornHub. In Louisiana, dove dal febbraio 2023 si è partiti con la Age Verification, i siti che hanno dovuto utilizzarla, hanno perso più dell’80% del loro traffico dati.
Dall’Italia però arrivano numerose domande e timori
Infatti, utenti, gestori di vari siti, si stanno ponendo alcune domande, le quali sono ancora senza risposta.
Ad esempio, chi vigilerà sul rispetto della privacy? Oppure, lo Stato terrà traccia dei siti “pericolosi?”
Queste ed altre domande non hanno ancora trovato una risposta, attenderemo anche noi le evoluzioni della vicenda.


