Dall’8 al 14 novembre il Teatro San Carlo torna ad immergersi nella magia senza tempo di Giselle, il balletto in due atti firmato da Jules-Henry Vernoy de Saint-Georges e Théophile Gautier, accompagnato dalle suggestive musiche di Adolphe Adam. Sul palcoscenico partenopeo rivive così un capolavoro del repertorio romantico, riproposto nella sua veste più classica e capace di rinnovare, ad ogni replica, il suo incanto.
La messa in scena: coreografie, interpreti e suggestioni visive
Direttore | Maurizio Agostini
Coreografia | Patricia Ruanne da Jean Coralli e Jules Perrot
Ripresa da | Frederic Jahn e Clotilde Vayer
Maitres de ballet e Assitenti alla coreografia | Soimita Lupu, Emmanuel Thibault e Marlon Dino
Scene | Raffaele Del Savio
Costumi | Giusi Giustino
Luci | Nunzio Perrella
Interpreti:
Giselle | Annachiara Amirante (8, 13), Luisa Ieluzzi (9, 12), Claudia D’Antonio (11, 14)
Albrecht | Alessandro Staiano (8, 13), Danilo Notaro (9, 12), Salvatore Manzo (11, 14)
Mirtha | Martina Affaticato (8, 13), Annalina Nuzzo (9), Chiara Amazio (11), Vittoria Bruno (12), Irene De Rosa (14)
Hilarion | Stanislao Capissi (8, 13), Daniele Di Donato (9, 12) Francesco Lorusso (11), Emanuele Torre (14)
(ATTO I) Giselle racconta la storia di una giovane contadina dal cuore fragile, innamorata di un misterioso ragazzo che si presenta come Loys, ma che in realtà è il nobile Albrecht, già promesso a un’altra donna. Un cacciatore, Hilarion, geloso e sospettoso, smaschera l’inganno: davanti alla verità, Giselle, sconvolta dal dolore, perde la ragione e muore.
(ATTO 2) Nel secondo atto, l’azione si sposta in una foresta immersa nella notte, regno delle Villi, spiriti di fanciulle morte tradite dall’amore. La loro regina, Myrtha, condanna i visitatori maschi a danzare fino alla morte. Hilarion ne cade vittima; Albrecht, invece, viene protetto dallo spirito di Giselle, che intercede per lui con dolcezza e pietà. La giovane lo sostiene fino al sorgere dell’alba, momento in cui le Villi perdono il loro potere e il nobile è salvo. Giselle, però, svanisce, tornando nel mondo degli spiriti, lasciando Albrecht solo, redento dal suo amore.

L’incanto della scena: tra visioni, musica e poesia visiva
La messa in scena di Giselle al San Carlo si è rivelata un’esperienza sensoriale di rara intensità, grazie a un intreccio magistrale tra musica, scenografia e movimento. Le scene firmate da Raffaele Del Savio hanno costruito un universo visivo che oscillava tra la luminosità pastorale del primo atto e le atmosfere sospese, quasi metafisiche, del regno delle Villi: fondali vaporosi, trasparenze cangianti, una natura che sembrava respirare insieme ai danzatori. Ogni quadro era un piccolo colpo di teatro, calibrato con una cura capace di trasformare l’iconografia romantica in un’emozione viva.

A sorreggere e amplificare questo impianto visivo, l’Orchestra del Teatro di San Carlo, le cui esecuzioni delle musiche di Adolphe Adam hanno toccato corde profonde. Le sonorità si aprivano ora leggere e pastorali, ora drammatiche e vertiginose, accompagnando gli interpreti con tale sensibilità da rendere palpabile ogni fremito della vicenda. In più di un passaggio, l’intreccio tra archi, legni e luci di scena ha generato momenti di struggimento puro, di quelli che afferrano lo spettatore e lo conducono senza difese dentro la fragilità del racconto.
Insieme, musica e scenografia hanno costruito un’architettura emotiva capace di far vibrare la sala: una combinazione così potente da strappare lacrime anche ai meno inclini alla commozione, restituendo a Giselle la sua natura di poema danzato sull’amore, sulla perdita e sulla redenzione.

Applausi e commozione: il pubblico travolto dall’incanto
A sorreggere e amplificare questo impianto visivo, l’Orchestra del Teatro di San Carlo, le cui esecuzioni delle musiche di Adolphe Adam hanno toccato corde profonde. Le sonorità si aprivano ora leggere e pastorali, ora drammatiche e vertiginose, accompagnando gli interpreti con tale sensibilità da rendere palpabile ogni fremito della vicenda. In più di un passaggio, l’intreccio tra archi, legni e luci di scena ha generato momenti di struggimento puro, di quelli che afferrano lo spettatore e lo conducono senza difese dentro la fragilità del racconto.
E il pubblico del San Carlo non poteva che reagire a questa potenza emotiva. Dal primo all’ultimo atto, la sala è rimasta sospesa tra silenzi carichi di tensione e applausi fragorosi che esplodevano nei momenti di virtuosismo o di intensa poesia visiva. Non erano semplici applausi: erano vibrazioni collettive, palpabili, come a voler stringere i danzatori in un abbraccio ideale, a testimoniare il legame profondo tra palcoscenico e platea. Tra lacrime commosse e sorrisi estasiati, la storia di Giselle ha toccato corde intime, risvegliando emozioni universali: amore, perdita, redenzione. Molti spettatori hanno lasciato la sala con lo sguardo sospeso tra realtà e sogno, segno di come una messa in scena così curata — tra musica, scenografie e interpretazioni vibranti — possa trasformare un classico in un’esperienza straordinariamente contemporanea, capace di parlare al cuore di tutti.
La nascita di Giselle: una storia romantica senza tempo
La storia di Giselle nasce all’inizio del XIX secolo, in pieno periodo romantico, e riflette molti dei temi tipici di quell’epoca: amore impossibile, fragilità femminile, sogno e morte, legami tra mondo reale e soprannaturale. L’ispirazione viene dalla letteratura romantica e dal folklore europeo, in particolare dalle leggende sulle Villi (spiriti di giovani donne morte di amore tradito) e dalle atmosfere pastorali delle campagne tedesche e francesi. L’idea di raccontare una storia di amore, inganno e redenzione attraverso la danza nasce come un modo per unire poesia e movimento in un linguaggio nuovo, capace di toccare le emozioni senza parole.
Il balletto in due atti viene scritto da Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges e Théophile Gautier. Saint-Georges si occupa soprattutto della struttura teatrale e narrativa, mentre Gautier, poeta e critico d’arte, lavora sulle atmosfere romantiche e sul lato emotivo della storia, creando personaggi delicati ma intensi. La loro collaborazione combina il rigore drammaturgico con la sensibilità poetica: nasce così una vicenda lineare nel primo atto (vita quotidiana, inganno e tragedia) e onirica nel secondo (mondo delle Villi, spiriti e redenzione).
A rendere tutto possibile è la musica di Adolphe Adam, che traduce in suoni i sentimenti e le tensioni narrative: leggerezza e gioia nel primo atto, inquietudine e mistero nel secondo. L’orchestra diventa così parte integrante della storia, accentuando il pathos e l’intensità delle scene, facendo sì che la danza e la musica siano un unico linguaggio emotivo. Giselle andò in scena per la prima volta il 28 giugno 1841 all’Académie Royale de Musique di Parigi, conosciuta anche come Paris Opera.

Il balletto fu presentato come nuova creazione romantica, con Jean Coralli e Jules Perrot come coreografi, Adolphe Adam alla composizione musicale e Caroline Grisi nel ruolo di Giselle. Fin dal debutto, l’opera conquistò il pubblico parigino per la sua fusione di lirismo, virtuosismo e pathos drammatico, segnando l’inizio della sua fama internazionale come uno dei capolavori del balletto romantico.
Il San Carlo: oscillazione tra illusione e realtà
Al termine della serata, resta la sensazione di aver attraversato un mondo sospeso tra realtà e sogno, dove ogni gesto, ogni nota e ogni ombra sul palco parlano direttamente al cuore. Giselle al San Carlo non è solo un balletto: è un invito a fermarsi, a lasciarsi catturare dalla bellezza, e a riscoprire che il teatro, nelle sue forme più alte, ha ancora il potere di stupire, commuovere e trasformare chi lo osserva. Uscendo dalla sala, lo spettatore porta con sé non solo la memoria di una storia, ma la sensazione viva di un’emozione condivisa, unica e indimenticabile.


