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Penna Bic: la storia dell’oggetto più rubato al mondo

Quest’articolo sarà un viaggio nel tempo, preparati e tieniti forte. Torniamo alle elementari e a quel tuo compagno di banco che rubava sempre una Bic dal tuo astuccio delle Winx. Adesso ruba accendini.

Perché Bic?

Dietro questo nome in realtà c’è una storia molto complessa, ma altrettanto interessante. Usa il teletrasporto e torna nel 1899, siamo in Ungheria nel 1899, il 29 settembre (e Lucio Battisti non c’entra niente). Artefice dell’invenzione della penna a sfera è proprio Laszlo Jozsef Birò, un giornalista un po’ più serio di noi.

Non c’è innovazione senza necessità. E di necessità il nostro Jozsef ne aveva proprio tanta. Immagina di dover scrivere usando quel mattone della vecchia penna stilografica continuamente, che per carità, sarà pure elegante e oggi fa tanto figo usarla, ma che pesantezza (per non dire altro).

I problemi che questa bella penna stilografica si accollava erano diversi. In primis l’inchiostro macchiava i fogli frequentemente, poi i tempi di asciugatura erano veramente troppo lenti. Cioè praticamente è come se oggi dovessimo scrivere un articolo sul nuovo iPhone 4 e nel frattempo che si asciuga siamo arrivati al 16.

La biro è un gioco da ragazzi

Il nostro giornalista ungherese Birò allora si ritrova ad osservare dei giovani ragazzi che giocano con delle biglie. Nota un movimento molto particolare, quello della biglia che, quando fuoriesce dal fango, porta via con sé una scia continua e uniforme sul terreno.

Così pensa di inventare una penna a sfera, inserendo l’estremità di una cartuccia d’inchiostro all’interno di una piccola sfera metallica libera di ruotare. Questo movimento prelevava l’inchiostro dalla cartuccia e lo depositava sul foglio. Che genialata.

Un chimico in famiglia non guasta mai

Ebbene sì, poiché per migliorare ed ottimizzare la resa e soprattutto l’utilizzo di questa penna, Birò ebbe bisogno di confrontarsi con suo fratello, un chimico di nome György. Il suo contributo, infatti, non è da poco.

György sviluppa la formula di un inchiostro a rapida asciugatura (per pubblicare gli articoli sull’iPhone 4 nel 2010 e non nel 2024) e dotato di una viscosità adeguata. Il risultato ottimale si raggiunge il 15 giugno del 1938, i due fratelli brevettano il prodotto sia in Ungheria che in Bretagna.

In realtà, la storia non può dirsi finita qui. Nonostante il brevetto, la biro necessitava di tante revisioni e soprattutto di ingenti investimenti finanziari. Tutte le sperimentazioni in atto dal nostro giornalista ungherese preferito di oggi, furono interrotte a causa del precipitare degli eventi storici. Sempre più vicina era la Seconda Guerra Mondiale e Birò, essendo ebreo, assieme alla sua famiglia per evitare le persecuzioni decise di trasferirsi in Spagna, poi in Argentina, dove morì avendo ottenuto la cittadinanza. Proprio in Argentina inizia ufficialmente la produzione della penna a sfera, grazie anche al contributo di altri studiosi.

Bella la storia, ma perché BIC?

Per favore, usa di nuovo il teletrasporto e vai in Francia. Il nostro protagonista adesso è Marcel Bich che nel dicembre del 1945 fonda, insieme ad Edouard Buffard la Bic. Stranamente i francesi sono stati talmente carini che dal cognome di Bich hanno eliminato la “H“, per favorire gli inglesi in una pronuncia ottimale del marchio. Erano tempi d’oro. Anche perché poi sarebbe stato molto vicino al “bitch” in inglese, e lo dici sempre a tua sorella!

Bic ottiene poi i diritti sul brevetto dallo stesso Birò e ne migliora il metodo di produzione. Questa è la storia di un oggetto che abbiamo sempre tra le mani, in borsa, alcuni la poggiano nello spazio tra l’orecchio ed il capo, altri la inseriscono nel taschino della propria giacca. Innumerevoli e svariati sono gli usi ed i momenti in cui quotidianamente utilizziamo per scrivere, firmare, disegnare. La bic c’è stata quando hai firmato per il matrimonio e c’è stata anche quando sono arrivate le carte per il divorzio. Non ti tradisce (almeno lei).

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