Quante volte avete visto qualcuno vestito in un certo modo, esordire con espressioni grossolane e avete pensato: “ua, chist è propr nu cuozz”. Traduzione per i non napoletani: “ua, questo è proprio un cafone”. Politically correct a parte, lo abbiamo pensato almeno tutti una volta nella vita, in fondo siamo esseri capaci solo di giudicare. Approfondiamo l’argomento cuozzo ed il corrispettivo femminile vrenzola. Si definiscono tali, uomini e donne con un atteggiamento particolare e colorito. Si riconoscono per l’abbigliamento pacchiano e rigorosamente firmato. Hanno in qualche modo conferito un’essenza nuova ad alcuni marchi. Scopriamo come i cuozzi e i cafoni hanno saputo distruggere l’immagine di alcuni brand di lusso.
Antropologia di un cuozzo
Studi poco noti affermano che il cuozzo medio sente l’impulso frenetico di comprovare il proprio status attraverso abiti ed accessori. La motivazione non è ancora chiara ma è stato appurato che l’esagerazione nel cattivo gusto è tanta. Unita ovviamente ad una dose sproporzionata di profumo stordente. Logomania, caratteri cubitali, scarpe da ginnastica ultra lusso e orologi che accecano piuttosto che segnare l’ora.
Spiattellano una possibilità economica, ostentano anche quello che non posseggono. Che poi si tratti di items originali o di repliche non è dato saperlo. Ovvio che, con atteggiamenti malavitosi e nessuna busta paga ma vestiti di tutto punto, qualche domanda ce la si fa.
Marchi di lusso ormai segnati
Ne hanno viste tante, troppe per negare il passaggio nel cuore di questi appassionati consumatori. Citiamo alcuni brand come Fendi e Louis Vuitton che con i rispettivi monogram hanno fatto strage di cuori. La cintura con la doppia G di Gucci invece è ancora gelosamente custodita da tutte le amiche vrenzole. Maglietta nera con la medusa oro Versace immancabile a tal punto che è diventata perfetta anche come pezzo d’arredo v. @casepacchiane.
In passato invece brand come Philipp Plein non sapevano ancora che sarebbero stati oggetto del desiderio di cuozzi napoletani o di ricconi di Dubai. Qualcuno ricorderà invece le Gioselin, sneaker nere senza lacci che simulavano il costosissimo modello Balenciaga. Non dimentichiamo MNML couture, senza la felpa con il giga logo in petto, nessun cuozzo avrebbe vissuto allo stesso modo.
Less is more ma non per i cuozzi
L’eccesso è la parola chiave che questo gruppo ha adottato nell’approccio al lusso. Lontani dallo spirito originale dei marchi, hanno deciso di far propri articoli che gridano ostentazione. Che si tratti di scarpe, borse, orologi o cappelli, il lusso, un tempo sinonimo di eleganza discreta, era ed è ormai travolto da un’onda di esagerazioni senza freno. E mentre i brand cercano di riconquistare la loro identità, possiamo solo sperare che il buon gusto, prima o poi, torni a essere una moda. C’è quindi speranza per i cuozzi?


