L’evento di Annie Ernaux, la scrittrice francese vincitrice del Premio Nobel nel 2022, è tra i testi più determinanti del ventunesimo secolo. Un memoire politico, di carattere, essenziale. Te lo recensisco io, leggi un po’ qui di che si tratta. Poi dicci tu se lo hai letto e se ti è piaciuto.
Il diritto all’aborto premessa necessaria
La vicenda intima e personale di Ernaux diventa stimolo di riflessione e soprattutto rivendicazione di un diritto ormai conquistato quando il libro esce negli anni 2000, ma dopo anni in cui in Francia molte donne erano state zittite dal divieto di abortire. Il diritto all’aborto sarà riconosciuto solo dal 1975 in poi, circa dodici anni dopo l’odissea personale e collettiva raccontata dalla scrittrice francese.
Art. 317 (Abrogato) Code pénal (ancien): Section II
Chiunque, mediante cibo, bevande, medicinali, manovre, violenza o con qualsiasi altro mezzo, procura o tenta di procurare l’aborto a una donna incinta o presunta incinta, consenziente o meno, è punito con la reclusione da uno a cinque anni e con una multa da 1.800 F a 100.000 F.
Chiunque si procura un aborto o tenta di procurarselo, o acconsente all’uso dei mezzi indicati o somministrati a tale scopo, è punito con la reclusione (…)
I medici, gli ufficiali sanitari, le ostetriche, gli odontoiatri, i farmacisti, nonché gli studenti di medicina, gli studenti o gli impiegati di farmacia, gli erboristi, i cerottieri, i commercianti di strumenti chirurgici, gli infermieri, i massaggiatori, le massaggiatrici, che abbiano indicato, incoraggiato o praticato i mezzi per procurare l’aborto sono puniti con le pene previste dal primo e dal secondo comma del presente articolo. Nei confronti dei colpevoli è inoltre pronunciata la sospensione per almeno cinque anni o l’incapacità assoluta di esercitare la professione.
Qual è la storia di Annie Ernaux?
Annie Ernaux, poco più che ventenne, si trova davanti alla necessità di abortire. Non è la storia di un tormento interiore né di una scelta esitante: Ernaux decide con fermezza, consapevole che solo così potrà difendere il proprio futuro e il proprio percorso di studio. Ma dietro questa apparente sicurezza si apre il racconto di un’odissea personale e collettiva, fatta di ostacoli economici, sociali e culturali. L’événement non è dunque un romanzo sull’intimità psicologica, bensì un memoir politico: Ernaux intreccia la sua vicenda individuale con la denuncia di una condizione condivisa da migliaia di donne, private di un diritto essenziale.
Lo scopo dell’opera, dichiarato a metà del testo, non è quello di abbellire l’esperienza, ma di restituirla con cruda fedeltà, perché “non ci sono verità inferiori” e tacere significherebbe schierarsi dalla parte della dominazione maschile. Ad aiutarla in questa impresa clandestina, una donna vittima dello stesso destino obbligato di Ernaux, e un’infermiera.
L’aborto scomparso dal linguaggio
L’aborto non era soltanto escluso dal punto di vista civile e morale: era scomparso perfino dal linguaggio. Pronunciare la parola stessa sembrava improprio, come se nominare l’aborto equivalesse a commettere un reato. Eppure, se il linguaggio è il sistema attraverso il quale descriviamo e riconosciamo la realtà, eliminare la parola significava cancellare anche l’esistenza stessa dell’esperienza.
Né io né lui abbiamo pronunciato la parola aborto. Era qualcosa che non aveva posto nel linguaggio.
Lo stile: la famosa “scrittura piatta”
La scelta linguistica è perfettamente in linea con l’intento dell’opera, con il fine della scrittura. Scarna, acuta, essenziale, poetica ma non romantica. L’uso dell’indicativo (presente e passato prossimo) risponde all’intento di rendere la narrazione oggettiva, ma soprattutto attuale. Questa è la prosa che domina il testo permettendo al lettore di seguire la narrazione a metà tra il racconto dell’ evento che ha segnato la vita di una donna e un vero e proprio documento storico cui partire per guardare il passato e far sì che certe proibizioni, certe leggi morali fatte da uomini e valide sui corpi di donne, cessino di esistere. In Francia come in qualsiasi altra parte del mondo.
Quindi? Piaciuto o no?
Assolutamente sì. Una lettura che deve indirizzarsi indistintamente a uomini e donne. Si tratta di un vero e proprio documento-testimonianza della condizione anteriore alla conquista di uno dei diritti essenziali che legittimano la libertà delle donne sul proprio corpo, il diritto all’aborto.
In generale, l’unione di storia personale e storia collettiva è tratto tipico della letteratura del ventunesimo secolo e possiamo dire essersi realizzata pienamente in questo testo di Annie Ernaux.
Ti è piaciuto e vorresti una lettura simile per tematiche? Non parla propriamente dell’aborto, ma le donne e i loro diritti sono in primo piano, la scrittura politica e di rivendicazione è sempre in primo piano con Emilia Pardo Bazàn. Dovresti leggerlo.


