Potremmo stare ore ad elencare tutti i film e le rielaborazioni della storia di Dracula, senza contare i film sul vampirismo in generale; l’uscita del Nosferatu di Robert Eggers riaccende quella che possiamo definire una vera e propria “vampire mania”.
Il gothic horror di cui avevamo bisogno
Robert Eggers è riuscito, nel giro di pochi anni, a imporsi come uno dei registi più in voga per il genere horror; dal suo esordio “The Witch” fino alla sua ultima fatica prima di Nosferatu, “The Northman”, Eggers ha dimostrato uno stile ben definito. Un orrore cosmico, ricco di simbolismo, che affonda spesso le sue radici nelle tradizioni occulte di antiche popolazioni europee. Il chiaccherato “Nosferatu” rientra perfettamente nel canone di questo regista.
Se si è fan del genere, questo film potrebbe non soddisfare le aspettative. Fatta eccezione per un paio di jump scare, e un’atmosfera generalmente tesa, la paura fa da sottofondo a una storia semplice, ma ricca di significati e citazionismo. La regia, la fotografia e tutto il comparto tecnico rendono questa pellicola un vero gioiellino, che merita comunque di essere visto.
Il grottesco si mescola con l’estetica gotica, creando nello spettatore un senso di disagio, che però tiene alta l’attenzione per tutta la durata della pellicola.

Nessuna faccia da iPhone
Capita spesso di vedere un attore in un film storico e pensare “questa persona sa perfettamente cos’è un iPhone, non è credibile”.
In Nosferatu si è fatto un ottimo lavoro, pur attingendo a un casting stellare. Lily Rose Depp e Nicholas Hoult posseggono il perfetto physique du rôle per interpretare due tormentati giovani vittoriani. Entrambi offrono una recitazione un po’ sopra le righe, forse con l’intento di strizzare l’occhio al film antecessore espressionista di Murnau (1922). Buona prova per la Depp, ma Hoult le ruba la scena mettendo tutto se stesso nel terrore di Thomas.



Willem Dafoe si trova ad interpretare, per l’ennesima volta, il ruolo del folle uomo di scienza, e lo fa egregiamente. Considerando anche la scrittura un po’ carente del suo personaggio, Dafoe resta un maestro, che spicca sul resto del cast.

Pollice in su anche per le interpretazioni di Emma Corrin, dritta da “The Crown”, e Aaron Taylor Jonson, che con questo look riporta alla mente il fulgido ricordo del conte Vronsky, seppur i suoi non siano i baffi più discussi del momento.


Un conte (a)tipico
Eggers ha dichiarato che il design del conte Orlock sia stato studiato per lasciare tutti a bocca aperta; per questa ragione, durante la promozione del film, non venne rilasciata alcuna immagine che lo ritraesse. Obiettivo sicuramente raggiunto, seppur questo Bill Skarsgård baffuto e in decomposizione non sembra aver convinto fino in fondo.
C’è però un valido motivo dietro la scelta di questo deign; sembrerebbe voler rimanere fedele alle sembianze del vero conte Dracula, Vlad III di Valacchia, ovvero il conte rumeno che ispirò il romanzo di Bran Stoker.



Bill Skarsgård si cimenta in un accento non ben geograficamente definito; la sua performance non delude, ma di certo non resterà nella storia. Il risultato di tutti questi elementi è un vampiro folkloristico, che come lo stesso regista ha dichiarato <<vuole attingere al vero immaginario, che vede i vampiri come dei veri cadaveri.>>
Nonostante ciò il conte Orlock mantiene il suo fascino gotico; un fascino trascinante, soprattutto per Ellen, la protagonista, che dimostra sin da giovane una sensibilità ultraterrena.
L’amica dai gusti particolari
Il punto focale della storia è il desiderio, che Eggers coniuga in uno dei suoi aspetti più legati al vampirismo: il desiderio sessuale. Questo è però incentrato su Ellen, ovvero una donna, di cui lo spettatore prende il punto di vista. La ragazza è tormentata da una lotta interiore ( ed esteriore) tra l’attrazione corrotta, malsana, verso l’entità di Nosferatu e l’amore puro e convenzionale per il marito. La donna chiama a se la manifestazione di tutti i suoi “appetiti” più perversi, che in una società, come quella vittoriana, devono essere respinti.

Ellen è infatti una donna atipica per il suo tempo; incompresa persino dall’amica più stretta, che invece si ritrova nel canone di angelo del focolare. Il personaggio di Anna (Emma Corrin) si identifica sin da subito come l’opposto di Ellen (anche grazie all’evidente contrasto cromatico dei look) ma al tempo stesso ciò a cui più disperatamente la protagonista anela. Il conte Orlock funge da finestra che sporge su un’oscurità intrinseca nell’’essere umano, ma con cui non tutti riescono a fare i conti.

Eggers ama il simbolismo e questo film ne è la dimostrazione: la sfera sessuale corrotta può infatti assumere diversi significati tra cui la dinamica di una relazione tossica o la dipendenza che scaturisce dall’abuso sessuale. Ciò che resta certo è il ruolo attivo di Ellen, che la vede artefice nel suo destino; che quest’ultimo sia di liberazione o sopraffazione.


