Roberto Vannacci: generale, politico e scrittore. Negli ultimi giorni è il politico su cui si discute di più, in un mix di emozioni fra stima e disprezzo. Il “fenomeno Vannacci” non è un semplice exploit passeggero, ma un caso di studio sociologico e politico.
Per comprenderlo a fondo, ci vorrebbe un esorcista, ma forse anche solo smontando il meccanismo che lo ha generato e analizzarlo attraverso tre lenti: i media, la psicologia dell’elettore e la strategia politica.
Effetto Boomerang
Il sociologo Robert Merton teorizzò il concetto di “conseguenze non intese dell’azione sociale”, comunemente note come effetti perversi o leggi dell’eterogenesi dei fini. In parole semplici: tu fai una cosa per ottenere un risultato, ma alla fine ottieni l’esatto contrario di quello che volevi. Il caso Vannacci è un esempio da manuale di come l’intelligenzia progressista riesca, con spaventosa regolarità, a darsi la zappa sui piedi da sola.
Nel 2023, uscì Il mondo al contrario, il libro autopubblica dal generale. Il fenomeno è nato quando i media progressisti e gli oppositori culturali hanno deciso di sottoporre il testo a una “scintigrafia” mediatica, estraendone i passaggi più controversi per attaccarlo e chiederne la censura. A questo punto inizia il paradosso: il tentativo di “cancellarlo” si è trasformato nella più gigantesca campagna di marketing gratuito della storia italiana. L’indignazione ha generato curiosità di massa, spingendo il libro in cima alle classifiche e trasformando un generale sconosciuto in un martire della libertà d’espressione.
Psicologia elettorale
Vannacci sfrutta il caso riempiendo un vuoto politico immenso e nutrendo gli elettori di elementi precisi:
La stanchezza culturale, esiste una fetta enorme di popolazione che percepisce il linguaggio inclusivo, le battaglie sui diritti civili delle minoranze e l’agenda green come imposizioni ideologiche distanti dalla loro realtà. Vannacci gioca di anticipo e intercetta questo fastidio legittimandolo, definendo “buonsenso” ciò che gli altri chiamano “estremismo”.
L’estetica dell’Incursore: A differenza del politico tradizionale, incoerente o vincolato alle poltrone, Vannacci porta la divisa sia come generale sia quella psicologica delle forze speciali. Lui vuole ordine, disciplina e l’idea dell’uomo “con la schiena dritta” che dice la verità senza calcolare le conseguenze. Questa estetica evoca nei suoi elettori un brivido nostalgico con l’illusione dell’uomo che “dice le cose come stanno”. Peccato che le conseguenze, per lui, si misurino in gettoni di presenza a Bruxelles e percentuali nei sondaggi, mentre l’elettore resta lì, sul divano, fiero di aver votato uno che sa marciare dritto ma non ha la minima idea di dove stia andando.
Populismo Identitario
Da un punto di vista strettamente politico, il fenomeno Vannacci segue lo schema classico del populismo, che presuppone una divisione binaria, ovvero da un lato il “popolo trascurato” e dall’altro “l’élite corrotta o le minoranze che dettano legge”. La dettatura dell’agenda: Vannacci gioca spesso sul cambio di cornice. Se la conduttrice tv lo accusa di omofobia, lui risponde che l’ossessione è di chi fa la domanda. Se viene criticato sul femminicidio, sposta il piano sulla parificazione penale dei reati. Costringe l’avversario a rincorrerlo sempre sul terreno emotivo e identitario. Infine il suo posizionamento sulla destra “pura”: con la nascita di Futuro Nazionale, Vannacci si è posizionato stabilmente alla destra estrema del governo. Mentre i partiti di governo devono scendere a compromessi istituzionali ed economici con l’Europa, lui è libero di fare propaganda pura, promettendo cose impraticabili come la “remigrazione” o i blocchi totali, presentandosi come l’unica “destra autentica” non contaminata dal potere.
Una bolla di sapone o pericolo incombente?
Molti politici, avevano snobato il Generale definendolo una “meteora estiva”. Erano convinti che la bolla sarebbe scoppiata con le prime piogge , trattandolo come il tormentone dell’estate. Gli errori del passato non sono stati compresi forse? Di nuovo, dai salotti buoni si pecca di miopia.
I numeri, freddi e spietati li hanno umiliati. A metà del 2026, lo piazzano a un 5,9%, la meteora ha ufficialmente impattato sul suolo terrestre, polverizzando i partiti tradizionali.
Vannacci non ha fatto magie, si è limitato a eseguire degli ordini basati su una strategia. Ha preso un blocco sociale stanco, incattivito e terrorizzato dal futuro e lo ha strutturato. Gli ha fornito un logo, una sede e un alibi politico. Il Generale non è più solo un personaggio da talk show è il sintomo clinico di una frattura culturale profonda che la politica “alta” ha finto di non vedere.
Cosa ci aspetterà il futuro? Una discesa “nazionale” o una nuovo pericolo da temere?


