Il Trattato Alto Mare, sancito dalla convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, è l’atto relativo alla conservazione e all’uso sostenibile della biodiversità marina. L’accordo mira a proteggere gli oceani, assumendo una gestione a livello mondiale per la salvaguardia degli oceani.
Cos’è questo trattato?
L’accordo BBNJ, dopo due decenni di negoziati, è arrivato ad un nuovo traguardo. Il Trattato Alto Mare è la definizione che corrisponde ai due terzi degli oceani del pianeta. Questo progetto parte nel 2004, quando, un gruppo delle Nazioni Unite decise di iniziare a prendere provvedimenti sulla tutela delle biodiversità marine. La risoluzione ONU del 19 giugno 2015, decise che serviva uno strumento giuridicamente vincolante, per il rispetto dei temi trattati e delle tutele adoperate fino a quel momento. Con un preparatorio chiese a un Comitato una Conferenza intergovernativa, che si riunì cinque volte per discutere, tra il 2018 e il 2023. Fino all’adozione formale del Trattato sull’alto mare, il 19 giugno 2023.
L’accordo “lavora” tenendo conto e per conto delle generazioni odierne e future. In particolare, si concentra sulla conservazione, il ripristino e il mantenimento della biodiversità e degli ecosistemi. Essa prevede una serie di misure da attuare:
- risorse genetiche marine, compresa la giusta ed equa ripartizione dei benefici
- istituzione di aree marine protette
- obblighi, norme e procedure in materia di valutazioni dell’impatto ambientale
- sviluppo di capacità e trasferimento di tecnologie marine
Dopo Sri Lanka, Saint Vincent e Grenadine e Sierra Leone, il 19 settembre 2025 è arrivata la sessantesima nazione, il Marocco. È un traguardo storico, perché per la prima volta viene sancito un accordo giuridicamente vincolante per proteggere le specie marine e i nostri mari. L’entrata in vigore ufficiale è fissata il 17 gennaio del 2026.
L’Italia?
Manchiamo all’appello! Da ben nove anni, il nostro Paese non ratifica alcun accordo internazionale per la protezione del mare. Come mai?
Evidentemente, il tema ambientale e sulla natura nei nostri ecosistemi non va tanto di moda quanto Ballando con le Stelle. Il nostro problema principale è la mancata conoscenza e coscienza sui temi che riguardano l’ambiente. Eppure, siamo lo stato della Terra dei Fuochi, dunque sappiamo quando è rischiosa e dolorosa, l’indifferenza di fronte ai problemi ambientali. Tuttavia, l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo è impegnata da tempo e concretamente nei settori del mare e degli oceani, attraverso la promozione di iniziative e attività a sostegno dell’imprenditorialità locale e alla blue-economy, nel rispetto dei principi di tutela ambientale.
I nostri politici sono un pò dormienti….
Cosa cambia?
L’obiettivo numero uno del Trattato è far crescere la percentuale dei paesi aderenti, i quali potranno proporre le zone da designare come aree marine protette. L’obiettivo è quello di trasformare in aree protette il 30% delle terre emerse e il 30% dei mari entro il 2030.
In più, i paesi aderenti si impegnano a condividere “in modo giusto ed equo” le scoperte legate alle risorse genetiche marine, permettendo così ai paesi in via di sviluppo, di beneficiare dei loro progressi, in campo farmaceutico e alimentare. Vige l’obbligo di effettuare una valutazione di impatto ambientale prima di intraprendere una qualsiasi attività, e di dichiarare le modalità di espulsione o produzione di eventuali materiali nocivi.
Di tutto questo si discuterà alla Conferenza delle parti (Cop), insieme ai temi del clima e desertificazione. Questa Cop sarà la prima dedicata all’alto mare, e dovrà essere programmata entro il 2027.
“L’alto mare non appartiene a nessuno. Ciò che esiste qui è di tutti”, sottolinea Julio Cordano, funzionario cileno che ha partecipato ai negoziati. In questo stile, si sviluppa un’idea di futuro più sostenibile e sano per noi e le generazioni future.


