Sei a pagina 41 della Settimana Enigmistica e puntualmente ti trovi davanti ad un cruciverba tanto difficile quanto geniale. L’artefice? Sicuramente un Bartezzaghi. Scopri chi sono questi maestri del cruciverba.
Il primo Bartezzaghi: Pietro o Piero fa lo stesso
Immagina il figlio di un idraulico milanese che a soli tredici anni invia un po’ per diletto e un po’ per scherzo un cruciverba a “La Domenica del Corriere” (un supplemento illustrato del più noto Corriere della Sera). Il risultato? Il cruciverba piace, tanto da meritarsi la pubblicazione. Qualche anno dopo, nel 1949, quel giovane e sconosciuto Pietro Bartezzaghi (in molti lo conoscono come Piero) inizia la collaborazione, mai più terminata, con La Settimana Enigmistica. È una Magica Storia d’Amore, come direbbe Gigi d’Alessio.
Crea cruciverba e studia, diventa un perito chimico e trova lavoro. Tutto questo fino al 1960, quando la Settimana Enigmistica gli chiede praticamente di mollare il resto e lavorare col massimo dell’impegno per il periodico. Il secondo Novecento è stato ricco di cambiamenti e novità, ma in tutto quel cambiare una cosa era certa: il Bartezzaghi lo trovavi ogni settimana, sempre a pagina 41. Se pensi che il primo Bartezzaghi, Pietro, creasse soltanto cruciverba ti sbagli di lungo. Merito suo sono anche tanti giochi crittografici su cui ti è capitato di incappare e rispetto ai quali amava firmarsi con pseudonimi, tipo Zanzibar, Duca d’Alba e Vittuone. Il suo apporto rivoluzionario? Cambiare le regole delle parole crociate. Inserisce parole straniere, marchi, neologismi, rimandi all’attualità e soprattutto utilizza l’alfabeto a 26 lettere mettendosi praticamente contro gli intellettuali conservatori che supportavano le canoniche 21.
Muore un mese prima della caduta del muro di Berlino, il 9 ottobre 1989 a causa di un tumore al cervello che purtroppo ha avuto la meglio. Lascia però il testimone ad uno dei suoi tre figli (tre geniacci sembrerebbe a giudicare dalle loro attuali carriere), Alessandro. Così, la storia della famiglia più enigmista d’Italia, quella dei Bartezzaghi, continua ad esistere.
Il secondo Bartezzaghi: Alessandro
Inizia a collaborare con la Settimana Enigmistica all’età di ventitré anni, figlio di uno dei più grandi enigmisti italiani si diletta a creare cruciverba a schema aperto, proprio come il padre. Del padre prende anche l’acutezza dell’ingegno, forse la pignoleria, e la di certo grande padronanza linguistica. State attenti, questa non è la banale storia di un raccomandato qualunque, questa è la storia di un genio figlio del genio. Se così la vogliamo dire. Tanto bravo da diventare nel 2012 il condirettore de La Settimana Enigmistica e solo dieci anni dopo, 33 anni dopo la scomparsa del padre Pietro, ne diventa il direttore.

Alessandro Bartezzaghi al Festival del Made in Italy a Milano
Come si costruisce un cruciverba? Noi non abbiamo avuto ancora modo di parlargli, o in primis inginocchiarci a lui in rispetto del suo ingegno, ma Al Dente (il podcast di Eccellenza Italiana) lo ha fatto. Ecco la sua risposta:
«L’autore di parole crociate deve cercare sempre una specie di dialogo con il solutore (…). Tu devi sempre prenderli per mano e se gli metti qualcosa di difficile devi dargli almeno un po’ di strumenti affinché lui possa cercare di ricavare questa parola e tutto il più poi possa andarsela a cercare sugli strumenti che ci sono adesso. Quando io creo un gioco di parole crociate è come se io aprissi un sentiero nella giungla col macete e poi ci sarà un quantitativo abbastanza importante di persone che mi verranno dietro a questo sentiero. Io creo una strada, creo un reticolo, metto insieme un po’ di definizioni che però deve accompagnare le persone lungo percorsi mentali che io ho già fatto.»
Quindi, quando un Bartezzaghi insieme?


