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L’Italia non è un Paese per film vecchi

Tra sequel e remake è finita l’era delle nuove idee? Qualcuno potrebbe dire che “non ci sono più i film di una volta”, eppure il panorama cinematografico del 2024 è stato costellato da film che arrivano dritti dal passato: dal fenomeno “Wicked” (2002), fino al successo de “Il gladiatore”(2000). E ancora l’Halloween targato “Beetleejuice” (1988), la domanda sorge spontanea: i prodotti originali sono ancora in grado di riempire i cinema? I titoli appena citati sono infatti solo alcuni degli esempi della lunga lista di successi da cui sono stati tratti sequel e remake nel corso dell’ultimo anno. Il dibattito sulla scarsa inventiva dell’industria è oggi più acceso che mai.

Squadra che vince non si cambia

L’industria cinematografica non sarebbe tale se non fosse basata principalmente sugli introiti; i budget che vengono riservati alle grandi produzioni crescono esponenzialmente. Seppur esistano degli impavidi che accettano la sfida di investire miliardi in prodotti originali, è comprensibile come risulti più semplice puntare su un qualcosa di già rodato, che riesce a fare presa sul pubblico sotto diversi punti di vista.

  • La carta della nostalgia: i film hanno il potere di rimanere nei cuori degli spettatori non solo per le storie che raccontano, ma anche per le emozioni che riescono a far provare. È proprio l’attaccamento emotivo che si riserva a determinate pellicole che spinge il pubblico a ricercare la sensazione di poter vedere il proprio film preferito come se fosse nuovamente la prima volta.
  • Curiosità: a chi non è mai capitato di chiedersi, alla fine di un film, cosa riservi il futuro ai protagonisti dopo la scritta “fine”? Il desiderio che un tempo era riservato all’immaginazione del pubblico, è soddisfatto oggi dai sequel. Non importa che quest’ultimi ricevano un duro giudizio dalla critica (si veda Joker Foliè a deaux); finché la curiosità porterà il pubblico al cinema, la macchina produci sequel continuerà a funzionare.
  • Sfida con il passato: nuovo cast, nuove voci, nuovo stile di animazione; saranno all’altezza? Lo stesso amore che lega i fan al film originale, alimenterà le aspettative per quello nuovo. Aspettative che spesso e volentieri non vengono rispettate; che sia a causa di cambiamenti giudicati fin troppo radicali, come il cast al femminile di Ghostbusters o la pelle “troppo scura” della Sirenetta, il risultato non cambia. L’importante è che se ne parli.

Tutta colpa della Disney

Quello di riproporre al pubblico rielaborazioni di un prodotto cinematografico già esistente è un arte di cui la Disney si è fatta maestra.

L’azienda ha chiaramente preso posizione netta sulla questione, come dimostra la lista pubblicata in occasione del D23 2024 l’evento dedicato ai lanci della casa di produzione di Topolino, in cui è stata presentata una ricca line-up di nuove produzioni, che riguarda quasi totalmente sequel o remake live action.

Il cinema per famiglie è forse una delle industrie più proficue del pianeta, semplicemente per la definizione stessa di famiglia, che prevede nuclei composti da più individui. Il desiderio del piccolo Kevin di scoprire la prossima avventura di Saetta McQueen spingerà l’acquisto di almeno altri tre biglietti, e la Disney ne è perfettamente consapevole.

Molti tendono ad incolpare proprio il colosso dell’animazione per la nascita di questa continua ri-proposta di titoli, da cui ormai è stata trascinata tutta la scena Hollywoodiana. 

Considerando come l’azienda abbia ormai il monopolio di altri franchise quali il Marvel Cinematic Universe e Star Wars é chiaro come il concetto di “serialità” sia ormai un vero e proprio marchio di fabbrica.

Non è un paese per (film) vecchi

Dimmi cosa guardi e ti dirò chi sei: sempre più spesso capita di sentire le nuove generazioni affermare di non aver mai visto grandi cult del cinema moderno, o addirittura lamentarsi di come un film prodotto prima del 2000 oggi non risulti più appetibile.

La grande quantità di remake proposti dall’industria andrebbero a soddisfare proprio quella parte di pubblico, che oggi rappresenta in Italia il 41% degli incassi, provienti da spettatori sotto i 34 anni, come riporta il distributore Lucky Red.

Un pubblico quindi affamato di cinema, ma costantemente bombardato da stimoli e abituato a livelli tecnici sbalorditivi (CGI, immagini e reparto fonico) e per questo sempre più difficile da stupire.

Cosa ci aspetta?

Se da un lato il rischio è quello limitarsi esclusivamente alla visione di film di recente uscita, mettendo in secondo piano il film originale, dall’altro la sponsorizzazione dei remake potrebbe riaccendere l’attenzione verso titoli più retrò.

Ne è esempio il bellissimo “Nosferatu” di Eggers. Film emblematico per tre motivi: in primo luogo dimostra come anche il 2025 si aprirà all’insegna di un ennesimo remake; in secondo che le rielaborazioni sono sempre esistite. Il film è infatti oltre che una chiara trasposizione del Dracula di Stocker, anche il remake di ben due film esistenti: “Nosferatu, il principe della notte” (1979) e “Nosferatu il vampiro” (1922). Infine ci ricorda un grande insegnamento: che i vampiri non passeranno mai di moda.

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