Al momento stai visualizzando Marina Abramović e la sua Transforming Energy

Marina Abramović e la sua Transforming Energy

Pioniera dell’arte performativa, Marina Abramović inaugurerà la Transforming Energy alla Biennale di Venezia, una delle esposizioni artistiche più importanti dell’arte contemporanea. Le Gallerie dell’Accademia accoglieranno la mostra dell’Abramović dal 6 al 19 maggio 2026.

Curata da Shai Baitel, direttore artistico del Modern Art Museum (MAM) di Shangai, la Transforming Energy sarà un’occasione per celebrare il compleanno dell’artista e la sua fama internazionale in uno dei luoghi più suggestivi di Venezia. Al centro della mostra ci sarà un dialogo tra passato e presente, tra oggetti materiali e immateriali e sarà un viaggio nell’arte passata e presente durante il quale i visitatori potranno sperimentare quella che Marina chiama “la trasmissione di energia”. Le principali sperimentazioni artistiche dell’artista saranno affiancate ai più grandi capolavori rinascimentali delle Gallerie veneziane.

In una macchina del tempo, le opere dell’Abramović viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda delle opere classiche per temi e profondità.

L’arte come esperienza

Non è una novità che le performance artistiche di Marina Abramović siano esperienze immersive e totalizzanti e per questo non smettono mai di suscitare grande interesse e curiosità. Ha costruito, sin dagli inizi della sua carriera, un’arte senza limiti, in grado di esplorare concettualmente la realtà anche attraverso il suo corpo. Un’arte rischiosa ma densa di significato che mette in scena i sentimenti più profondi, sinceri e oscuri dell’anima umana. Un’arte che smaschera la vera natura dell’essere umano, quella più dolce e sensibile ma anche quella più cruda e violenta. Basta pensare a “Rythm 0” del 1974, una delle performance più incantevole e agghiacciante allo stesso tempo.

Fu un vero e proprio esperimento sociale. L’oggetto della mostra era il suo stesso corpo, quasi come se fosse una marionetta per i visitatori a cui furono messi a diposizione 72 oggetti, dal più innocuo come una piuma a quello più pericoloso come una pistola carica che avrebbero potuto usare come volevano.

Marina Abramović posò immobile per sei ore, restando completamente passiva al contatto con gli altri. C’è stato chi l’ha dolcemente accarezzata, chi l’ha abbracciata ma anche chi l’ha ferita e fatto del male. Ha dimostrato l’involuzione dell’uomo che dinanzi ad un essere umano che non si difende è capace di azioni estreme fino a disumanizzarlo e quindi quanto la natura dell’uomo può spingersi oltre la violenza. Resta ancora oggi una delle mostre più discusse e una delle esibizioni più disturbanti. La stessa Abramović rimase inorridita da alcune forti scene che subì durante la performance e ha raccontato che è stata denudata, disumanizzata, usata e violata.

Un’arte di dolore e passione

La sua è un’arte che si nutre di passione e dolore. Un’arte che commuove come è accaduto per “The artist is present”, una performance durante la quale Marina rimase seduta in silenzio su una sedia per otto ore al giorno per tre mesi. I visitatori si sedevano di fronte a lei, restando in silenzio e condividendo un qualcosa di inespresso ma emotivamente intenso, semplicemente attraverso lo sguardo.

Durante la performance a farle visita ci fu un visitatore speciale, Ulay, ex compagno della donna. I due hanno vissuto una storia d’amore durata dodici anni, un amore che hanno espresso anche attraverso la loro arte e le loro performance. In “Rest in Energy” hanno eseguito una prova di fiducia tra amanti. Realizzata per dimostrare quanto la fiducia mantenga in equilibrio un rapporto d’amore e al tempo stesso quanto sia fragile.

Il giorno in cui Ulay si presentò a Marina, al Moma di New York, l’artista non rimase impassibile come negli altri incontri, lo guardò negli occhi e gli tese le mani dopo attimi di silenzi. Fu un momento di forte commozione ed emozione per i presenti.

Marina a Ulay

La loro storia d’amore resta una delle più romantiche e passionali di tutti i tempi. I due non si incontravano da anni, precisamente dalla loro ultima performance “The lovers: The great walk walk”, quella che poi segnò la fine della loro storia. Partirono dai lati opposti della muraglia cinese, la fine del percorso avrebbe dovuto farli rincontrare e unirli nuovamente nell’amore e nell’arte ma la performance ebbe un epilogo diverso, triste. Terminò l’amore e anche la loro collaborazione artistica.

Quella di Marina è un’arte che sperimenta il corpo e la mente. Ha trasformato il corpo in strumento di comunicazione e in oggetto per dimostrare le atrocità dell’essere umano ma anche la sua sensibilità e fragilità. Ha dato vita ad un’arte che eleva lo spirito umano, che lo smaschera dalle sue luci d’ombra. Un’arte che manifesta la realtà, anche a costo della morte che per Marina è contemplata. Attraverso le sue opere Marina esprime nella forma più acuta la forza emotiva e spirituale dell’arte.

Lascia un commento