Charlie Kirk, influente attivista di estrema destra e fondatore di Turning Point USA, è morto dopo essere stato ferito al collo da un’arma da fuoco mentre partecipava a un incontro alla Utah Valley University. Si è costituito dopo 30 ore Tyler Robinson, ventiduenne ora detenuto senza cauzione.
Charlie Kirk era conosciuto in tutto il mondo per il suo conservatorismo radicale, è stato spesso al centro di dibattiti politici ed etici, diventando ben presto una figura divisiva per l’opinione pubblica. Stesso destino tocca ora alla sua morte, ormai sulla bocca di tutti.

In questo contesto si rischia di cadere in due errori, opposti ma equivalenti: gioire del suo assassinio, ignorando ciò che la sua morte significa davvero sia dal punto di vista morale che politico, e compiangerlo eccessivamente, dimenticando chi è stato in vita.
Perché non ci dispiace per Charlie Kirk?
La morte di Charlie Kirk non ci rende tristi perché Kirk promuoveva ideali orribili e disumani. Ha costruito la sua carriera sulla polarizzazione, trasformando la politica in una guerra culturale permanente. Ha diffuso disinformazione, dal Covid-19 alle questioni ambientali, seminando sfiducia e rancore. Ha difeso le armi, ha attaccato con veemenza minoranze, migranti, comunità LGBTQ+, è stato giustificatore del genocidio palestinese, ha proposto liste di proscrizione alimentando un clima ostile e divisivo. Si è schierato contro l’aborto, arrivando ad affermare che se sua figlia di 10 anni fosse rimasta incinta dopo uno stupro le avrebbe imposto di portare avanti la gravidanza. E lo ha fatto sempre con uno stile provocatorio, capace di incendiare il dibattito ma mai di costruire un terreno comune, esercitando una costante violenza assertiva, indebolendo le regole democratiche e fomentando il suo pubblico sulla scia della propaganda trumpiana. In questo senso, definirlo una figura “orribile” significa riconoscere la tossicità del ruolo che ha rivestito e delle idee che ha diffuso contro ogni logica morale e fondamento scientifico. Non siamo obbligati a provare empatia per chi in vita non ne ha mai provata. E per chi in realtà l‘empatia non l’ha mai compresa.
La morte di Charlie Kirk, tuttavia, seppur tragica, è coerente con le ideologie da lui promosse. Kirk è vittima di una cultura d’odio e violenza che lui stesso ha consolidato. È vittima delle politiche sulla gestione delle armi americane che lui stesso difendeva, affermando che le morti accidentali per arma da fuoco sono un prezzo giusto da pagare per difendere il Secondo Emendamento. Sì, ironico vedendo poi come è morto, ma paradossalmente anche morendo ha vinto ancora lui.
Per questo la morte di Charlie Kirk non ci rende tristi, e per questo non può renderci neanche felici.
Perché non dobbiamo essere felici?
Senza scadere in retoriche buoniste (seppur vere), secondo le quali la morte non è mai la soluzione, e senza toccare questioni etiche, secondo le quali è stato ucciso un padre di famiglia (il dibattito politico trascende la vita privata dei suoi interlocutori), bisogna capire che la questione è molto più complessa e profonda e va oltre l’assassinio di Kirk in sé.
È morta una persona – chiunque essa sia – per un abuso di potere, per la pretesa da parte di qualcuno di prendere una decisione estrema per conto proprio, guidato dalle proprie ideologie e sostenuto da un clima di rancore diffuso, usando un’arma che negli Stati Uniti è fin troppo semplice possedere. È morta una persona – chiunque essa sia – a causa di un sistema che Charlie Kirk stesso promuoveva e fomentava, e che tutti i democratici cercavano di combattere. Gioire della sua morte è un po’ come gioire delle sue ideologie.
Non possiamo essere felici della morte di Charlie Kirk perché questa uccisione ha dato terreno fertile alle destre mondiali per intervenire con veemenza contro i democratici e le sinistre accusandoli di violenza e disumanità. La destra americana, seguita da quelle europee, ha da subito invocato giustizia, sacralizzando la figura di Charlie Kirk come innocente attivista morto per le sue idee e inveendo contro “una sinistra radicale di pazzi”. L’effetto ottenuto è stato quindi un abbrutimento maggiore da entrambe le parti: la destra che ora si trova in una posizione ancor più favorevole e di privilegio morale, e la sinistra che deve difendersi per le scelte estreme di un singolo.
Cosa comporta la morte di Kirk?
Questa vicenda non è da vedere come la fine di un personaggio controverso, ma, anzi, come la sua amplificazione simbolica. Per la destra americana Kirk è già un martire, la vittima di una sinistra violenta, la dimostrazione che il patriottismo conservatore è sotto attacco e bisogna reagire. Per la sinistra è la conferma di quanto pericoloso sia il clima che Kirk ha fomentato e che è ormai esploso dilagandosi anche tra chi non si riconosce in una cultura di odio e prepotenza. I media ne parlano tra cordogli ipocriti ed esultanze raccapriccianti, il web che ha provato ad affossarlo ora lo riporta alla mercé dell’algoritmo, e ormai anche chi non conosceva il suo nome conosce tutta la sua storia politica.
La morte di Charlie Kirk non fermerà le sue idee. Negli anni ha raccolto attorno a sé milioni di seguaci in tutto il mondo che ora piangono la sua morte e che continueranno a promuovere i suoi ideali. In questo modo l’odio è alimentato, la violenza è normalizzata, e il dibattito è più aperto che mai.
Charlie Kirk non aveva nessun ruolo ufficiale alla Casa Bianca, non aveva voce in capitolo riguardo alle decisioni governative, il suo impegno politico era limitato alla propaganda. Ma veniva invitato nelle scuole, nelle università, in televisione, diventava pian piano una figura istituzionalizzata. Ciò significa che pur non avendo un ruolo decisivo, aveva un ascendente importante su chi lo ascoltava. Andava fermato, certo, ma con il dibattito, con il confronto, smontando le sue idee e chiarendo a tutti quanto fossero pericolose le sue convinzioni. Ora, al posto suo, ci sarà semplicemente qualcun altro che avrà la strada spianata da una figura orribile diventata icona.
Charlie Kirk, tutto sommato, era uno come tanti con le sue stesse idee. Aveva solo un enorme potere mediatico nelle sue mani, ed è proprio l’unica cosa che non gli verrà tolta con la sua morte.


