Potevo fare lo scemo, invece no. Sabato sera qualunque: il solito bivio della nostra età. Da un lato, spegnere il cervello, scolare drink nei bicchieri di plastica, ballare sui tavoli fingendo che vada tutto a meraviglia (tanto domani si dorme fino alle tre e il futuro non esiste, no?). Dall’altro lato, la mia scrivania, la luce fioca della lampada, qualche pagina sottolineata a matita; già mi sento gli sguardi addosso al lunedì mattina: “Ancora chiuso dentro a studiare? Ma goditi i tuoi anni, fai lo scemo, tanto le cose non le cambi mica tu”.
Almeno loro si divertono. Dovrei lasciarmi andare anch’io. O forse, no.
Questa è una riflessione a cuore aperto per noi ragazzi, senza lezioncine dall’alto
Tutto è iniziato quando ero piccolo con una copertina sgualcita: Tenebrosa Tenebrax: un vampiro da salvare di Geronimo Stilton. Sembrava solo una storia per bambini. Eppure, senza accorgermene, quel giorno ho iniziato a cercare nei libri risposte vere per i problemi futuri. Ho capito presto che le pagine stampate non sono una noiosa punizione scolastica, ma armi affilate per non farsi prendere in giro dal mondo.
Capisco la tentazione di fare gli scemi: il presente è una giungla e l’intrattenimento continuo è un ottimo anestetico. Ma a forza di non farci domande, stiamo regalando la nostra voce. Ci dicono sempre di ascoltare i grandi, di fidarci di chi ha già vissuto e sa come gira la ruota. Il passato va studiato a fondo, certo, la storia contiene risposte preziose; ma affidare tutto ai vecchi è un errore madornale. Le generazioni passate ci lasciano in eredità crisi e promesse a metà, pretendendo pure di spiegarci come dovremmo risolverle.
Non possiamo restare comodamente seduti in sala d’attesa. Mentre gli altri si accontentano della distrazione del momento, noi dobbiamo riaprire i libri, capire la realtà e prenderci il nostro spazio con le unghie. Fare lo scemo costa zero fatica, ma ci rende complici; studiare, oggi, è l’unico vero atto di insurrezione.
Il passato ci offre le mappe per orientarci, ma la strada dobbiamo tracciarla noi con le nostre gambe. Siamo noi il futuro, siamo noi la rivoluzione.
E leggete Tenebrosa Tenebrax.


