Si è conclusa con un nulla di fatto la tornata referendaria dell’8 e 9 giugno. Nonostante l’attenzione mediatica e gli appelli da parte dei comitati promotori, il referendum non ha raggiunto il quorum necessario per la validità del voto. Solo una percentuale inferiore al 50%, con precisione, l’affluenza si è fermata al 30% degli aventi diritto, decretando così la nullità del risultato.
Che cos’è il referendum?
Il referendum è uno strumento di democrazia diretta che consente ai cittadini di esprimersi su una legge o una proposta normativa. In Italia, il più noto è il referendum abrogativo, disciplinato dall’articolo 75 della Costituzione, attraverso il quale gli elettori possono decidere se abrogare, cioè cancellare in tutto o in parte, una legge già in vigore. Esistono anche referendum costituzionali e consultivi, ciascuno con regole diverse.
Il nodo del quorum, un elemento centrale
Elemento centrale del referendum abrogativo è il quorum. In pratica, il quorum rappresenta il numero minimo di partecipanti al voto necessario perché il referendum sia valido. In Italia, per i referendum abrogativi, il quorum corrisponde al 50% + 1 degli aventi diritto al voto. Se questo numero non viene raggiunto, il referendum è considerato non valido, a prescindere dal risultato dello scrutinio.
Ed è proprio questo il caso del referendum dell’8 e 9 giugno: l’affluenza alle urne si è fermata ben al di sotto della soglia richiesta. Di conseguenza, anche se la maggioranza dei votanti si fosse espressa a favore dell’abrogazione del provvedimento in questione, la consultazione non ha valore legale.
Per cosa si votava?
I cinque quesiti sottoposti al voto riguardavano:
- Abrogazione del contratto di lavoro a tutele crescenti e della disciplina dei licenziamenti illegittimi.
- Abrogazione parziale delle norme relative ai licenziamenti e alle indennità per le piccole imprese.
- Abrogazione parziale delle disposizioni sull’apposizione di termine ai contratti di lavoro subordinato, sulla durata massima e sulle condizioni per proroghe e rinnovi.
- Abrogazione della responsabilità solidale del committente, dell’appaltatore e del subappaltatore per infortuni subiti dai lavoratori dipendenti di imprese appaltatrici o subappaltatrici.
- Riduzione da 10 a 5 anni del periodo di residenza legale in Italia per la concessione della cittadinanza italiana agli stranieri maggiorenni extracomunitari .
Le cause dell’astensionismo
Diverse le possibili letture di questa scarsa partecipazione. Da una parte, una certa disillusione politica e un generale disinteresse verso lo strumento referendario sembrano affliggere l’elettorato italiano. Dall’altra, alcuni partiti e movimenti politici hanno apertamente invitato all’astensione, tattica spesso utilizzata per far mancare il quorum.
Alcuni analisti sottolineano anche la scarsa informazione ricevuta dai cittadini riguardo al contenuto del referendum. “Non si può pretendere una partecipazione consapevole se la campagna informativa è debole o confusa,” hanno commentato alcuni esperti e docenti universitari.
Qual è il futuro dello strumento referendario?
Il mancato raggiungimento del quorum riapre il dibattito sulla necessità di riformare gli strumenti di democrazia diretta. C’è chi propone, da tempo, di rivedere la soglia del quorum per favorire una maggiore efficacia delle consultazioni popolari, e chi ritiene che serva, piuttosto, un rinnovato investimento nella partecipazione civica e nella cultura politica.
In ogni caso, il referendum dell’8 e 9 giugno si è chiuso con un verdetto chiaro: l’Italia continua a faticare nel coinvolgere i cittadini nelle decisioni collettive attraverso questo strumento. Resta da vedere se la politica saprà raccogliere il segnale.


