Al momento stai visualizzando Ricordi quando al liceo scioperavi? Con l’approvazione del DDL Sicurezza le cose potrebbero cambiare

Ricordi quando al liceo scioperavi? Con l’approvazione del DDL Sicurezza le cose potrebbero cambiare

Benché nei tuoi anni adolescenziali tu abbia provato molte volte a farti riconoscere come un attivo manifestante per i diritti popolari, quasi sempre la tua natura da *radical chic* è emersa quando si scopriva che il giorno della manifestazione coincideva con l’interrogazione di fisica. Anche lo studente più disinteressato ha preso parte almeno una volta a una manifestazione, sentendosi parte di un gruppo e di un’identità politica ben più forte e definita rispetto a quella che molti di noi potrebbero avere oggi, alla luce dello sgretolarsi delle certezze della politica italiana. Una cosa è certa: con lo sgretolarsi dei punti politici di riferimento, si sgretolano anche i nostri diritti. 

Il DDL Sicurezza infatti potrebbe impedire ai tuoi figli di assentarsi dal prossimo compito di matematica con la scusa del sindacalismo studentesco, poiché ha introdotto pene più severe per le manifestazioni.

DDL Sicurezza nel dettaglio

Il disegno di legge sulla sicurezza è stato approvato alla Camera dei Deputati lo scorso 16 settembre e ora attende il passaggio in Senato. Nei giorni scorsi, a Roma, si sono svolte numerose manifestazioni (finché vengono ancora permesse) indette dai sindacati della CGIL e della UIL contro il DDL Sicurezza, alle quali hanno partecipato anche diversi movimenti come Legambiente, Ultima Generazione e i partiti di opposizione (insomma, quando alla manifestazione partecipavate proprio tu e Giovanni, che in matematica non vi siete mai particolarmente distinti).

Il disegno di legge, composto da 38 articoli suddivisi in sei capi, ha suscitato molte polemiche per le sue disposizioni, che potrebbero limitare il diritto di protesta e manifestazione nel nostro Paese.

Tra le misure più controverse c’è l’articolo 14, che riguarda il blocco stradale, che ora potrebbe comportare fino a un mese di reclusione e una sanzione di 300 euro. Se il blocco stradale viene attuato da più persone, le pene potrebbero salire fino a due anni di carcere. Adesso, che tu sia un ambientalista che ha sempre sognato di farsi tirare sotto da un SUV su una strada provinciale, oppure un giovane lavoratore che è in ritardo per il suo primo giorno di tirocinio non pagato a causa di un gruppo di manifestanti, potresti ben capire che le conseguenze di questo decreto vanno ben oltre la nostra piccola esperienza di realtà.

Un altro articolo contestato è il 24, noto come la “norma anti-Gandhi“, che inasprisce le sanzioni per chi imbratta immobili destinati a funzioni pubbliche o vandalizza statue ed edifici pubblici. Ti faremo sapere se scrivere “Odio i fasci” con un pennarello indelebile nei bagni di scuola sarà ancora possibile.

Le conseguenze

Queste nuove disposizioni stanno generando allarme tra i movimenti ambientalisti, che temono una repressione indiscriminata delle loro forme di protesta.

La principale critica al DDL Sicurezza è la sua tendenza a rispondere alle problematiche sociali con un aumento delle pene, una linea di “populismo penale” che, secondo molti, riflette il cosiddetto *panpenalismo*, cioè rispondere a tutto con delle pene.

Un po’ come il professore che, quando la classe era irrequieta, assegnava note disciplinari indiscriminatamente piuttosto che interrogarsi sulle sue reali capacità di gestire un gruppo scolastico. Anche il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, si è espresso in modo critico rispetto a questa direzione, sottolineando che un approccio esclusivamente repressivo rischia di non risolvere le questioni di fondo (ecco, Nordio è un po’ come il preside buono di cui tutti abbiamo bisogno per difenderci dai prof bulli).

Ma come quando eri felice perché la nota disciplinare era capitata al tipo brufoloso che ti bullizzava, hai ben presto maturato sulla tua pelle che la pazzia di quel docente avrebbe potuto colpire da un momento all’altro anche te, qualora ti fossi mostrato in disaccordo con lui o avessi mostrato segni di partecipazione al movimento “rossinista” della classe.

I diritti fondamentali, come il diritto a protestare, devono valere per tutti, anche per coloro che non condividiamo. Limitare questi diritti oggi potrebbe avere conseguenze imprevedibili domani, per chiunque scelga di far sentire la propria voce in disaccordo con le decisioni del governo.

Se ti ricordi dei giorni in cui scioperavi al liceo per difendere i tuoi ideali, potresti chiederti: domani sarà ancora possibile farlo?

Lascia un commento