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San Gennaro, mìettce ‘a màna toja

Il Duomo di Napoli custodisce uno dei tesori più storici e importanti della tradizione partenopea: il tesoro di San Gennaro. Per i napoletani non è una leggenda, è la storia di Napoli, delle sue credenze ed è una questione di fede. Ogni occasione è buona, sia seria che ironica, per invocare il santo e supplicarlo con la formula: “San Gennà, mìettce ‘a màna toja”.

Tra leggenda e tradizione

Tra i vicoletti stretti di una Napoli in cui è sempre festa che odora di caffè, che canta e balla a ritmo di mandolini, a sorvegliare il popolo c’è il sommo santo: San Gennaro.

La leggenda narra

La sua storia, nota a tutti, viene tramandata di generazioni in generazioni ed è destinata a non morire mai. San Gennaro nacque intorno alla seconda metà del III secolo, fu vescovo e perché cristiano visse la crudeltà del suo tempo: gli anni di Diocleziano, il grande persecutore. Fu proprio l’imperatore romano ad ordinare la persecuzione dei cristiani minacciando la pena di morte a tutti quelli che avrebbero rinunciato all’abiura del proprio credo. Anche San Gennaro fu vittima della politica anticristiana di Diocleziano, della più spietata persecuzione contro i cristiani dell’Impero Romano.

Pagò con la vita non solo la sua fede ma anche la sua benevolenza, il suo coraggio e il suo altruismo. Proprio lui che aveva, con il suo apostolato, trasmesso il valore del rispetto nei confronti dei pagani porgendo aiuti e assistenza.

La leggenda narra che un giorno il vescovo venne a conoscenza dell’arresto di alcuni cristiani a Pozzuoli per conto di Diocleziano. Decise di partire per dare il suo aiuto e assistere i cristiani ma fu arrestato e torturato. Alla richiesta di Draconzio, rappresentante di Diocleziano in Campania, di rinnegare la sua fede, si rifiutò e fu condannato a morte. A questo punto della narrazione iniziano i miracoli di San Gennaro. Si narra che nella fornace ardente in cui erano destinati ad essere gettati Gennaro e i suoi fedeli, il fuoco si spense miracolosamente. Nessuno si bruciò. Furono tutti decapitati e San Gennaro morì martire nel 305 d.C. a Pozzuoli.

Dopo la decapitazione, il suo sangue fu raccolto e conservato in due ampolle. A raccoglierlo fu Eusebia, una donna di cui però non si sa molto. Probabilmente era una diaconessa cristiana in quanto il gesto di raccogliere il sangue era un’antica usanza comune tra i cristiani.

La santificazione

A quei tempi morire per fede era già considerato un segno di santità e infatti non c’è una data esatta della santificazione di San Gennaro. Tuttavia, ancora oggi si conservano le ampolle che custodiscono il sangue di San Gennaro. Si scioglie miracolosamente il 19 settembre di ogni anno, durante l’anniversario del suo martirio. Non è però l’unica data. Ci sono altre due date in cui si può assistere al miracolo: il sabato che precede la prima domenica di maggio, data che coincide con quella del trasferimento delle reliquie del santo da Pozzuoli a Napoli. E infine il 16 dicembre, data legata all’intervento miracoloso di San Gennaro durante l’eruzione del Vesuvio nel 1631. Napoli stava per essere distrutta e i napoletani invocarono l’aiuto del santo. I fedeli organizzarono una lunga processione verso la montagna, la lava che si estendeva in ogni dove, miracolosamente si arrestò grazie al santo.

Il tesoro di San Gennaro

Quello di San Gennaro è un tesoro dal valore inestimabile, inquantificabile. Nel corso dei secoli re, conti, baroni, papi hanno donato moltissime ricchezze creando un vero e proprio patrimonio partenopeo. Infatti, il tesoro non appartiene a nessuna istituzione ma è del popolo. Tremilaseicentonovantaquattro pietre preziose sono incastonate nella mitra di San Gennaro, uno degli oggetti più preziosi del santo insieme alla Collana e alle Insegne dell’ordine di San Gennaro. Eppure, nonostante tutta questa ricchezza, nessun padrone.

Intorno alla figura del santo ruotano tantissime dicerie, dicono sia il santo degli emigrati oltreoceano, il santo dei malati, dei bambini ma la verità è una: San Gennaro è dei napoletani e gli si può parlare sempre e di tutto.

Per i napoletani è identità, oltre che simbolo di protezione. Napoli tre volte l’anno vive un po’ di più, i fedeli si riuniscono per uno degli eventi più attesi dell’anno: o miràcle ‘e San Gennaro. È attesa e speranza e se il sangue si scioglie è una grande festa ma se non si scioglie è mala acqua perchè il mancato scioglimento del sangue è presagio di sventura, una punizione.

Il sacro rito

Il sacro rito funziona così: il vescovo prende le due ampolle che custodiscono il sangue secco di San Gennaro e davanti a migliaia di fedeli in preghiera, in attesa del miracolo, le ruota. Quando il sangue si scioglie, come se fosse sangue vivo, il miracolo è fatto e per i napoletani è come se fosse vivo San Gennaro.

Ogni anni la festa di San Gennaro raccoglie fedeli provenienti da tutto il mondo, curiosi di scoprire il segreto del santo e di guardare da vicino il miracolo. Non solo, unisce i cuori dei fedeli che per le sventure, le disgrazie, le suppliche, le preghiere e le richieste recitano: “San Genna, mìettce ‘a màna toja”.

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