Avete mai sentito dire che “la famiglia non si sceglie”? beh, dopo aver letto “I Terrestri” questa affermazione vi sembrerà ancora più impietosa.
Un romanzo che è un’enorme metafora sull’adattamento sociale e sul diverso. Il dolore, la sofferenza, il senso di estraneità e le aspettative sociali sono i punti cardine della narrazione che, a suon di traumi psicologici, procede spedita fino a raggiungere il più recondito sottobosco dell’esistenza umana.
Un libro per tutti quelli che non si sentono a casa, alieni in terra natìa, che non hanno ancora trovato il loro posto nel mondo.
Dove, come, quando
Nella prefettura di Nagano, Natsuki e Yuu sono due cugini di circa 11 anni convinti di venire dal pianeta Poapipinpobopia. A seguito di un evento che li coinvolge entrambi avvenuto durante una delle feste che la famiglia svolgeva riunita a casa dei nonni durante le vacanze, i due vengono allontanati e viene loro impedito di rivedersi, sebbene si promettano di continuare a cercare un modo per tornare sul loro pianeta.
Continuiamo a seguire la vita di Natsuki tra la scuola e l’età adulta, culminando in una serie di eventi che la porteranno a ritrovare il cugino.
La grande metafora del disadattamento è evidente nel modo in cui i due si muovono nel mondo che li circonda mentre le pressioni sociali sono incarnate dalla famiglia, specialmente quella della ragazza, che non riuscirete a non detestare.
La vita della giovane è incredibilmente costellata di episodi traumatici. Questi sono descritti dall’incisiva scrittura della Sayaka in un modo tanto crudo da farti quasi esperire in prima persona le sensazioni a cui è soggetta la nostra protagonista. Sono presenti scene estremamente visive di abusi, una scrittura talmente descrittiva e “carnale” da portarti a percepire la sporcizia su te stesso.
Perché leggerlo?
La maestria della scrittrice si evince soprattutto nella descrizione del modo in cui la psiche della bambina andando avanti viene frammentata e distrutta dagli eventi disturbanti che subisce.
Ciò a cui andiamo incontro procedendo con la lettura è una dettagliata e precisa descrizione di quello che in psicologia potremmo chiamare “sottotipo dissociativo del Disturbo Post-Traumatico da Stress (DPTS)”.
In psicologia, la dissociazione è un processo mentale che si verifica quando lo stress derivante da traumi compromette la capacità della mente di integrare automaticamente e completamente vari aspetti dell’identità, della memoria e della coscienza. Di conseguenza, una persona che sperimenta la dissociazione può sentirsi distaccata da se stessa e percepire l’ambiente circostante come irreale (David Spiegel, 2023, MSD manuals).
Natsuki manifesta l’interezza dei sintomi del DPTS ma, in aggiunta ad essi, sono evidenti episodi di derealizzazione (distacco dall’ambiente) e depersonalizzazione (distacco da sé). Viene presentata una scena estremamente evocativa in cui la protagonista è spettatrice del suo stesso abuso. Ci viene descritto perfettamente un episodio di depersonalizzazione in cui la ragazza osserva il proprio corpo dall’alto e, dunque, non sente ciò che quest’ultimo sta subendo.
Questo è uno dei tanti esempi di meccanismi di difesa che Natsuki mette in atto, tutti, ovviamente, primitivi (disfunzionali). Altro esempio, forse il più lampante, potrebbe essere la negazione nella quale la protagonista vive l’intera sua esistenza.
Possiamo, andando avanti nel racconto, nuotare nella psiche martoriata di Natsuki che è l’esempio lampante di come lo spirito di sopravvivenza umano sia tremendamente resiliente.
A chi è consigliato?
A coloro i quali abbiano voglia di una disturbante critica nei confronti della società. Una pesante accusa contro l’ipocrisia, le aspettative, l’indifferenza portata all’ennesima potenza incarnata da una bambina che preferisce credere di appartenere ad una razza aliena lontanissima piuttosto che condividere i geni con persone capaci di simili atrocità.
Le parole scritte dalla Sayaka sono adatte a chi sente di non aver trovato il suo posto, la sua strada. A chi sente di essere fuori luogo, strano, non conforme alle aspettative della propria famiglia. A chi si identifica con due bambini che riescono a spiegarsi il loro essere diversi dagli altri solo autoconvincendosi di dover necessariamente essere degli alieni.
“I Terrestri” è una lettura avvincente e provocatoria che invita i lettori a riflettere su cosa significhi veramente essere umani.
“Qualunque cosa dovesse accadere, noi due sopravvivremo.”
– I Terrestri


