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Trump Mobile T1: Make HTC Great Again

Quando è stato presentato il Trump Mobile T1, l’obiettivo era sicuramente attirare l’attenzione.

Ci sono riusciti? Certo. Il problema, però, è che oggi se ne parla per motivi molto diversi da quelli raccontati durante il lancio.

L’America nel palmo di una mano

Nell’ormai lontano giugno 2025, dalla Trump Tower di New York, gli eredi dell’attuale presidente degli Stati Uniti hanno annunciato Trump Mobile, una nuova compagnia telefonica di loro proprietà, con la missione di portare il marchio Trump anche nel mondo della telefonia.

Farlo senza attirare l’attenzione? Ovviamente impossibile. Il piano tariffario proposto ha infatti casualmente un costo di 47,45 dollari al mese, come casualmente Donald Trump è stato proprio il 45esimo ed è attualmente il 47esimo presidente degli USA. Chiaro, no?

In aggiunta, durante l’annuncio è stato presentato anche il loro primo smartphone, il T1. E anche in questo caso il minimalismo sembra non averla fatta da padrone. Design interamente dorato e, in basso, una bella bandiera americana e il nome del brand, ma soprattutto la promessa di una produzione totalmente realizzata in America. Insomma, un pezzo di patriottismo prossimamente nelle mani degli utenti, ma solo di quelli disposti ad anticipare 100 dollari per il preordine, a fronte del costo totale di 499.

Homepage del sito ufficiale di Trump Mobile e presentazione del loro piano tariffario.
Homepage del sito ufficiale di Trump Mobile e presentazione del loro piano tariffario.

Il silenzio dopo il clamore

Dopo l’annuncio in grande stile, però, del T1 si perdono completamente le tracce. Addirittura, giusto per rassicurare gli utenti che avevano già aderito al preorder, il sito ufficiale specifica nei termini del servizio che la produzione del telefono potrebbe addirittura non essere garantita.

Poi, dopo un lungo silenzio, il mese scorso inizia a muoversi qualcosa. I primi smartphone cominciano ad arrivare nelle mani di chi li aveva preordinati e, come succede spesso nel mondo tech, anche nelle mani di esperti ed appassionati, pronti a testarli con cura. Ma è proprio lì che iniziano a nascere i primi dubbi, perché qualcosa sembra non essere andato esattamente come previsto…

Quando il sogno va offline

In un video realizzato in collaborazione tra NBC, azienda radiotelevisiva statunitense, e iFixit, piattaforma online per la riparazione dei device, il leggendario T1 è stato smontato e analizzato pezzo per pezzo. Il risultato? Il simbolo del futuro della tecnologia a stelle e strisce si è rivelato essere semplicemente un HTC U24 Pro. Altro che sogno americano, si tratta proprio di uno smartphone completamente prodotto in Cina, semplicemente ribrandizzato e proposto ad un prezzo più alto rispetto al modello originale.

Nel frattempo, anche la comunicazione di Trump Mobile sembra aver cambiato direzione. Sul sito, infatti, non si parla più di componenti totalmente “Made in USA”, ma di un telefono “orgogliosamente americano”, “progettato secondo i valori americani” e sviluppato “grazie alla collaborazione con team americani che guidano progettazione e qualità.”

E non è finita qui. Proprio pochi giorni fa è arrivata la notizia che Poplar Group, il team che si occupava della comunicazione di Trump Mobile, avrebbe deciso di interrompere la collaborazione con la società.

Insomma, il T1 doveva essere il simbolo della tecnologia americana. Per ora è diventato solo il simbolo di una promessa non mantenuta.

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