Se sei qua a leggere questo articolo probabilmente anche tu eri lì, seduto in poltrona e annoiato che scrollavi la home e ora ti stai chiedendo in cosa ti sei imbattuto.
Beh, mio caro, sei nel posto giusto, è proprio di te che sto parlando.
Di recente, una nuova epidemia si sta diffondendo a livello globale, colpendo soprattutto i giovani; il sintomo predominante di questo male è: la noia.
Leopardi diceva: la noia è la più sterile delle passioni umane. Com’ella è figlia della nullità, così è madre del nulla: giacché non solo è sterile per sé, ma rende tale tutto ciò a cui si mesce o avvicina.
Ma cos’è la noia?
In psicologia viene definita come uno stato affettivo spiacevole e transitorio in cui l’individuo avverte una mancanza pervasiva di interesse e difficoltà a concentrarsi sull’attività corrente.
Alcuni ricercatori associano la noia all’incapacità di gestire l’attenzione o di orientarla verso un obiettivo significativo. La noia si manifesta come una disconnessione dall’ambiente circostante, causata da un sovraccarico di pensieri, noto come rimuginio, che trascina l’individuo lontano dalla propria realtà, dai suoi scopi e, in definitiva, da se stesso.
Da un punto di vista psicologico, la noia emerge quando c’è un disallineamento tra ciò che desideriamo e ciò che stiamo facendo. Può verificarsi in situazioni di ripetitività o monotonia, ma anche in contesti di sovraccarico informativo o iperstimolazione, dove nulla riesce più a catturare la nostra attenzione.
Esistono diverse forme di noia:
- Noia situazionale: provocata da circostanze specifiche, come un’attesa forzata o un’attività che non ci interessa.
- Noia esistenziale: un senso più profondo e persistente di vuoto, spesso collegato a una mancanza di scopo o di direzione nella vita.
- Noia da iperstimolazione: paradossalmente, può emergere quando siamo sovraccaricati di stimoli che ci lasciano con la sensazione che nulla sia davvero interessante.
Conseguenze della noia
Annoiarsi può dar luogo a sensazioni di frustrazione, indifferenza, nervosismo o persino depressione. Inoltre, può compromettere le funzioni cognitive e può aumentare la predisposizione a comportamenti imprudenti o dannosi nel tentativo di alleviare questa sensazione.
Se, infatti, tutto ciò che faccio non ha sapore sarò portato a cercare una soddisfazione immediata che in alcuni casi può avere a che fare con meccanismi disfunzionali di ricompensa come l’uso di sostanze stupefacenti o le abbuffate (binge-eating o alimentazione emotiva).
La noia è risultata associata a una maggiore frequenza di pensieri spontanei slegati dal compito che si sta svolgendo in un dato momento e ciò aumenterebbe la probabilità di accedere alle proprie preoccupazioni.
Ad esempio, immagina di essere a casa durante una giornata piovosa senza nulla di particolare da fare. Hai già controllato i social media, guardato alcuni video online e giocato ai tuoi soliti videogiochi.
Nonostante tutte le distrazioni, nulla sembra davvero coinvolgente o divertente. Ogni attività sembra stancante o priva di significato, e inizi a sentirti irrequieto e insoddisfatto, senza sapere bene cosa fare per riempire il tempo, inizi a pensare a quello che avresti dovuto fare e non hai fatto e partiranno le elucubrazioni mentali relative a quello che stanno facendo gli altri mentre tu stai perdendo tempo sul divano.
Di fatti, l’esperienza della noia predisporrebbe a livelli più elevati di FoMO, dal momento che la bassa stimolazione cognitiva faciliterebbe il sopraggiungere del timore di essere esclusi da esperienze sociali gratificanti.
Per evitare questo la società odierna è brutalmente iperstimolata sin dalla tenera età. I bambini vengono imbottiti di impegni scolastici ed extrascolastici così da impedire loro di esperire la frustrazione del vuoto.
Il risultato? bambini non abituati a gestire il loro tempo libero che affrontano i rari momenti di tranquillità in maniera disfunzionale. La conseguenza è una malagestione della noia con condotte compensatorie che possono portare allo sviluppo di comportamenti patologici come ad esempio i DCA (disturbi del comportamento alimentare).
La generazione più annoiata di sempre
La Gen Z sembra quella più colpita dal morbo della noia. Una noia che potremmo definire “noia paradossale”.
Questa si manifesta nonostante si sia sempre circondati da fonti di intrattenimento. Tuttavia, nulla sembra catturare l’attenzione a lungo termine. In questo caso la noia sarebbe figlia dell’eccessivo bombardamento a cui siamo sottoposti: quando l’eccesso di contenuti non riesce più a stimolare un vero interesse o soddisfazione.
L’incapacità di attesa è un’altra culla per la noia. I social media e le piattaforme digitali sono progettati per offrire una gratificazione immediata attraverso interazioni rapide. Questa forma di gratificazione istantanea può rendere difficile trovare piacere in attività che richiedono più tempo e impegno, come la lettura di un libro o lo sviluppo di abilità personali. Quando le ricompense non arrivano subito, la noia può insorgere più facilmente.
La noia è solo negativa?
Albert Einstein ha affermato che la Teoria della relatività è il frutto della sua noia fantasiosa.
Come abbiamo visto finora alla noia viene attribuita una valenza negativa nella maggior parte dei casi, il tempo passato ad annoiarsi viene considerato tempo perso.
In realtà, a quanto pare, uno studio ha dimostrato come la noia possa essere la culla della creatività. Quando siamo annoiati e senza fare nulla si attiva una parte del nostro cervello chiamata Default Mode Network (DMN), una sorta di pilota automatico che ci permette di vagare con il pensiero.
Le analisi di questi fenomeni hanno evidenziato che i partecipanti che sperimentavano noia durante un’attività di brainstorming erano più inclini a proporre idee innovative rispetto a chi non provava noia. È emerso anche che la noia può stimolare l’attivazione del DMN e migliorare la comunicazione tra diverse aree del cervello legate alla creatività.
Pertanto, ciò che il nostro cervello vorrebbe ma non può dirci è che in una società che anestetizza il pensiero sovrastimolandoci costantemente, è importare imparare a far pace con la noia, imparare ad annoiarci e a gestire la frustrazione del vuoto accogliendo le possibilità che essa offre riscoprendo, a poco a poco, la bellezza di stare con noi stessi.
Se si potesse sfruttare la noia disporremmo della più potente fonte di energia.
— Ramón Gómez de la Serna


