Al momento stai visualizzando “Tutto quello che resta di te”: te lo recensiamo noi

“Tutto quello che resta di te”: te lo recensiamo noi

Se ti scocci di leggere tutto

Tutto quello che resta di te, film di Cherien Dabis, è arrivato nelle sale italiane il 18 settembre 2025 distribuito da Officine UBU. La vicenda si estende tra tre generazioni di una famiglia palestinese, attraversa 80 anni di storia dello stato occupato e spinge a riflettere sul valore identitario e sull’assetto morale della situazione in Medio Oriente.

Noi lo abbiamo visto, ci abbiamo riflettuto, e ve ne diamo un’opinione onesta e un po’ polemica. Se l’avete già visto, diteci voi cosa ne pensate. E se non lo avete visto, andate a vederlo – e poi tornate!

Trama

Il film inizia con un’anziana donna che parla ad un misterioso interlocutore di suo figlio, un adolescente ferito da un proiettile durante degli scontri in Cisgiordania nel 1988. La donna spiega che per capire chi era suo figlio bisogna partire da chi era suo nonno. Inizia così il racconto di una famiglia palestinese a partire dal 1948, quando il nonno Sharif e la sua famiglia furono costretti a lasciare Jaffa durante la Nakba. Un salto temporale al 1978 mostra Sharif, ancora legato alla sua terra, che ora vive insieme al figlio Salim e alla sua famiglia in un campo occupato in Cisgiordania. Trasmette i suoi ideali di resistenza al nipote Noor, e proprio durante una manifestazione contro l’occupazione israeliana il ragazzo verrà ferito. 

Recensione

Tutto quello che resta di te è un film che emoziona per i temi trattati. La sofferenza dei protagonisti, le condizioni precarie in cui vivono, l’abissale divario tra le terre palestinesi e le terre sotto il controllo di Israele sono tutti elementi che toccano l’anima e gridano all’ingiustizia. La rabbia di un popolo che ama la sua terra ma è costretto a subire il suo martirio viene trasmessa allo spettatore attraverso battute pungenti e dialoghi esplicativi. Sharif prima e Noor dopo rappresentano la lotta, la resistenza, il credere fortemente a degli ideali che ti vengono strappati dalle mani con violenza. Attorno a loro si muove una famiglia che silenziosamente cerca l’equilibrio tra il desiderio di normalità e la realtà dell’occupazione, fatta di paure e privazioni, di affetto casalingo che si scontra con la difficoltà di crescere in un contesto di oppressioni.

Il cuore dell’opera è il trauma intergenerazionale: l’eredità da padre a figlio non è solo culturale, non è fatta solo di speranza, ma anche di dolore. Letta in questa chiave, la pellicola diventa rappresentazione di sentimenti universali: chiunque può riconoscersi nella storia di un adolescente che cerca libertà o di due genitori che provano in tutti i modi a proteggere i propri figli; in molti possono riconoscersi in una storia di privazione e stenti, di lotta per la propria vita, di odore di guerra che invade anche i semplici giochi. E in questo il film riesce benissimo. Ma la storia rappresentata riguarda la questione Israelo-Palestinese, che ad oggi non può più essere trattata come pretesto. Ha bisogno di essere trattata con consapevolezza, anche correndo il rischio di essere contestati. E questo film ci riesce davvero?

scena dal film tutto quello che resta di te, protagonisti del film seduti sul divano mentre guardano la televisione
Immagine dal film “Tutto quello che resta di te”.

L’impressione è stata quella di un film che non vuole sbagliare. Sceglie di raccontare la sofferenza del popolo palestinese senza però scendere fino in fondo nel dettaglio delle atrocità subite. La perdita della terra palestinese è mostrata solo nell’attimo della resa, senza esplorarne le dinamiche, le pressioni, le paure che la determinano. La violenza israeliana appare come un abuso di potere quasi sfumato, mai pienamente rappresentata nella sua brutalità fisica ed emotiva. Vediamo soldati che si divertono a umiliare un padre davanti al figlio, ma poi lo lasciano andare; un adolescente palestinese che viene ferito da un proiettile israeliano, ma solo durante una manifestazione; le cure mediche non sono immediate, ma sono comunque più o meno tempestive – e quasi la colpa è traslata sui documenti che non si trovano. Il riferimento al genocidio è così sottile che passa in secondo piano di fronte alla questione meramente territoriale. “Non si fermeranno finché non avranno preso tutta la Palestina”, dice Sharif, ma siamo sicuri che l’azione israeliana si limiti “solo” a questo? 

C’è poi da sottolineare che il punto di vista rimane quello di una famiglia medio-borghese, e questo limita la rappresentazione: la realtà, per la maggior parte dei palestinesi, è ben più dura di quella che il film mostra. Lo spostamento in auto, l’alloggio presso i parenti, il passaggio furtivo in mensa – che è l’unico momento in cui le persone comuni vengono guardate negli occhi – contribuiscono alla rappresentazione di una famiglia sì tormentata da una vicenda terribile, ma aiutata da una posizione di semi-privilegio.

Il destino dei membri della famiglia lascia trasparire comunque una via di fuga. Una sorella emigra in Canada subito dopo il matrimonio, e gli altri la seguiranno a poco a poco. Anche Salim, legato alla memoria del padre che mai avrebbe lasciato la Palestina, dopo la tragedia di Noor decide di andar via. È triste e ingiusta la necessità di scappare, ma si parla comunque di personaggi che hanno avuto la possibilità di salvarsi, di ricostruirsi un futuro altrove. La stragrande maggioranza dei palestinesi questa possibilità, però, non ce l’ha. E il film, pur nel suo valore emotivo e simbolico, rischia di restituire un quadro parziale, più mitigato di quanto la realtà sia.

Tutto quello che resta di te è un film che emoziona e fa riflettere cercando di dar voce ad una vicenda che fino a poco fa non aveva particolare risonanza nel mondo occidentale. Ma non restituisce a pieno la crudeltà di un’occupazione e di un genocidio che non danno vie di uscita. Intenso, ma non radicale. Realistico, ma non scomodo. Denuncia, ma resta in superficie. Quasi come se ci fosse da preoccuparsi, sì, ma non troppo. E invece è una storia scritta col sangue e tra le macerie, e c’è bisogno di mostrarlo senza filtri, non di farlo intuire a chi vuole intuirlo.

3.5/5

Locandina del film Tutto quello che resta di te. famiglia palestinese in posa per una foto durante un matrimonio, scritta "tutto quello che resta di te" in bianco con sotto i nomi delle persone che hanno collaborato alla realizzazione del film
Locandina di “Tutto quello che resta di te”.

Lascia un commento