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YPOSTA: una settimana senza pace

Settimana senza pace per Trump, tra il tira e molla con Putin sull’Ucraina ed il sempre più violento scontro col Venezuela. Almeno, per ora, a Gaza la tregua resiste, anche se un paio di “infarti” hanno rischiato di fare saltare tutto in aria. Anche la Francia non riesce a trovare un pò di pace. Dopo la crisi economica e quella politica, solo il furto al Louvre ci mancava…Per non perdersi niente di tutto questo caos, c’è YPOSTA, la rubrica di Young Popular Opinion, che prova ad evitarvi attacchi di panico e a raccontarvi gli eventi più importanti della settimana in maniera semplice ed ironica (per quanto possibile). Speriamo di riuscirci (soprattutto per gli attacchi di panico). Potrete ricevere questo articolo direttamente sulla vostra casella postale tramite una newsletter, che verrà inviata ogni domenica. Per riceverla direttamente, basta inserire la vostra mail qui.

L’incontro fantasma

Dopo il brillante risultato ottenuto a Gaza, Trump non si da pace e torna a lanciarsi sull’Ucraina. L’irrefrenabile voglia di rendere l’America di nuovo grande, di trasformare il mondo in un posto libero e meraviglioso ed il tanto agognato (e forse a questo punto anche meritato) Nobel per la pace spingono il nostro eroe in dei brutti fossi, da cui neppure lui (il maestro della trattativa) sembra in grado di uscirne. Sì perché in Ucraina le cose continuano ad andare male. Dopo svariati fallimenti, Donald aveva organizzato un altro incontro con Putin in Ungheria, per trattare sulla ormai mitologica pace in Ucraina.

All’incontro, mediato dal padrone di casa Orban, il presidente dell’Ucraina Zelensky non era neppure stato invitato. Ma ormai non siamo più sorpresi. È da quasi un anno ormai che si tratta della pace in Ucraina senza l’Ucraina. Nonostante l’assenza di Zelensky, il vertice presentava comunque delle grosse difficoltà, a cominciare dalla posizione di Putin. Difatti tra sanzioni, blocchi e corte penale internazionale, per molti giuristi Putin sarebbe dovuto finire in manette, non appena avesse messo piede in Ungheria. Ma il diritto (anche quello internazionale) è invenzione umana, e come tutte le invenzioni umane, si può fare e disfare a piacimento. Quindi, con un po’ di creatività, la problematica si sarebbe tranquillamente superata.

La telefonata per farli conoscere

In realtà non c’è stato bisogno di utilizzare fantasiose scappatoie. È bastata una telefonata “chiarificatrice” per far saltare tutto. Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ed il Ministro degli esterni russo, Sergey Lavrov, dopo una breve telefonata, sono arrivati alla stessa conclusione: l’incontro Trump Putin sarebbe stato completamente inutile. Lavrov (a cui bisogna dare il merito di essere sempre chiaro e coerente) ha ribadito l’indisponibilità di Putin ad un cessate il fuoco, primo ed essenziale passo per qualsiasi trattativa di pace. Come se non bastasse ha detto che gli obiettivi militari della Russia non sono cambiati. Zio Vladimir vuole prendersi tutta l’ucraina occupata (Donbass) ed anche quella non occupata (la parte mancante del Donbass, più le regioni di Zaporižžja e Cherson).

Trump e Putin USA Russia
Photo: Andrew Caballero-Reynolds

L’attacco di Donald

Ed allora Trump, deciso a non replicare il fallimentare vertice tenutosi tra i due in Alaska lo scorso agosto, ha fatto saltare tutto. Donald, questa volta, però sembra essersi proprio stancato della diplomazia, di questo continuo tira e molla e delle continue provocazioni/prese in giro di Putin. Ed è passato alla rappresaglia. Quindi giù con le sanzioni a Lukoil e Rosneft (congelamento di tutti i beni delle due aziende negli Stati Uniti e divieto a cittadini/aziende/banche statunitensi di intrattenere con loro rapporti commerciali). Le sanzioni valgono anche per le filiali di queste società. Ma Trump non si è fermato qui, anzi. Ha rilanciato minacciando sanzioni secondarie (banche/aziende estere che facilitano transazioni significative con le entità russe sanzionate rischiano di perdere l’accesso al sistema finanziario statunitense, compreso l’acquisto di dollari) verso tutti i paesi che continuano ad acquistare petrolio o armi dalla Russia.

La reazione dello Zar

La minaccia di Trump ha colpito nel segno, perché questa volta la reazione di Putin è stata scomposta. Vladimir ha prima parlato di atto ostile, poi ha provato a minimizzare l’effetto delle sanzioni sull’economia russa. Ma non ha convinto nessuno, neppure Trump, che ora lo aspetta a braccia spalancate, pronto a parlare di Ucraina e di pace.

Donald ed il narcotraffico

Nella sua personalissima epopea volta a rendere il mondo un posto migliore e più libero, l’attenzione di Trump si è spostata sul Venezuela di Maduro. Da qualche mese Trump ha cominciato a dare ordini alla marina americana di sparare contro qualsiasi cosa solchi i mari attorno al Venezuela. In settimana ha addirittura deciso di mandare nei caraibi una portaerei! L’obiettivo dichiarato sarebbe la lotta al narcotraffico e quindi alle piccole imbarcazioni accusate di portare la droga negli Stati Uniti.

Il narcotraffico e Maduro

In realtà molti ritengono che l’obiettivo vero sia Maduro. Trump starebbe forzando la mano per “favorire” un cambio di regime in Venezuela attraverso sanzioni, operazioni segrete della Cia e attacchi alle imbarcazioni venezuelane. Naturalmente il tutto è fatto in totale spregio del diritto internazionale. Difatti le imbarcazioni vengono colpite (ed affondate) senza che vi sia nessuna certezza sull’equipaggio e sulla loro destinazione. Di processi neppure a parlarne. In ogni caso per ora Maduro incassa, ma non molla. La situazione è piuttosto incandescente e non promette nulla di buono.

Non c’è pace per la Francia

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Il montacarichi utilizzato per entrare al Louvre dai ladri

Nelle ultime settimane abbiamo a lungo parlato della crisi economica e politica della Francia. E proprio quando Macron & Co. sembravano aver trovato un po’ di pace, arriva un’altra legnata. Domenica scorsa quattro uomini sono entrati nel museo più importante di Francia e del mondo, il Louvre, rubando alcuni reperti di inestimabile valore storico ed economico nella galleria di Apollo. L’operazione, durata circa 7 minuti, ha messo a nudo le fragilità del sistema di sicurezza del museo, ed ora la direttrice del museo, Laurence Des Cars, ed il solito Macron, sono sotto attacco da parte di media ed opinione pubblica. In tutta questa triste storia, non può mancare l’elemento buffo. Ed infatti dopo un paio di giorni di chiusura, il museo ha riaperto ed i visitatori sono rimasti in coda per vedere delle vetrine vuote. Ammetto che la notizia mi ha lasciato piuttosto perplesso. Ma ho preferito non approfondire. Probabilmente rimarrei inorridito dai risultati della ricerca.

Anche per questa settimana è tutto. Se volete rimanere in contatto con noi, possiamo continuare a “vederci” su questa newsletter, basta iscriversi inserendo qui la vostra mail. Buona domenica!

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