Approdata da poche settimane su Netflix, Storia della mia famiglia è la nuova serie made in Italy che ha conquistato l’opinione pubblica grazie alla commistione di elementi comici e drammatici: il protagonista è un giovane papà colpito da una malattia terminale, Fausto, che cerca di tessere una rete di supporto per i figli avvalendosi dell’aiuto della sua bizzarra famiglia allargata composta dalla madre Lucia, il fratello Valerio e gli amici di sempre, Maria e Demetrio.
L’importanza dei legami familiari e delle amicizie
La serie, in un intreccio tra passato e presente che permette di conoscere meglio i personaggi, offre vari spunti di riflessione tra cui l’importanza dei legami affettivi, familiari e non: lontana dall’essere una rappresentazione idealistica, Storia della mia famiglia mostra i rapporti umani nella loro imperfezione e complessità.
I personaggi stessi sono connotati da fragilità e contraddizioni che li rendono autentici: è il caso, ad esempio, di Lucia, mamma e nonna incasinata che si ritrova ad essere, per volontà del figlio, il punto di riferimento di questa nuova famiglia “alternativa” impegnata a gestire le drammatiche conseguenze del lutto.
Il dolore come punto di forza
Fare i conti con la propria sofferenza e al tempo stesso essere l’uno il sostegno dell’altro non è semplice ma è proprio questo ”spirito di squadra” ad essere l’elemento vincente della serie: nonostante non manchino contrasti e momenti di sconforto, ogni personaggio rappresenta un parte fondamentale del gruppo che si è venuto a creare, come suggeriscono i titoli dei singoli episodi.
Perché vedere Storia della mia famiglia?
Se hai voglia di ridere e di piangere al tempo stesso Storia della mia famiglia è la serie tv che fa per te: si tratta di un concentrato di emozioni a cui lo spettatore non può sottrarsi. Tuttavia, l’episodio finale ci lascia con vari interrogativi, punti in sospeso e non poche perplessità che aprono la possibilità ad un’ipotetica seconda stagione.


