Navighiamo insieme nella vita e carriera di un poeta e cantore napoletano d’altri tempi. Il 13 marzo del 2003 ci lasciava Roberto Murolo, ma la sua Reginella non ci ha lasciato mai
Roberto Murolo: il figlio (quasi) d’arte
Già per comprendere l’albero genealogico che conduce a Roberto Murolo ci vuole un impegno disarmante. Quindi, seguici che te lo spieghiamo facile facile… per ora ti diciamo solo che è legato ai famosissimi fratelli rivoluzionari del teatro: i Fratelli de Filippo.
Ebbene sì, il nostro caro e amato Robertino nasce il 19 gennaio del 1912 (ma lo registrano tipo 4 giorni dopo, il 23) ovviamente a Napoli. Sua mamma era Lia Cavalli, suo padre nientepopodimenoche il poeta Ernesto Murolo. Quindi? Devi sapere che Ernesto era a sua volta figlio illegittimo (queste cose ai miei tempi non esistevano cit.) di Eduardo Scarpetta (sì, il fratellastro dei tre moschettieri teatrali: Eduardo, Peppino e Titina de Filippo).

La sua carriera da solista inizia ovviamente dopo la guerra mondiale, siamo nel 1948 e si esibisce al Tragara Club di Capri. Tra i brani che decide di riprodurre vi sono i maggiori successi napoletani: Tammurriata Nera, Scalinatella, Munasterio ‘e Santa Chiara. E che vi dobbiamo dire più: napoletanità allo stato puro.
Noi, per omaggiarlo e renderlo eterno (più di quanto non lo sia già) abbiamo deciso di riportarvi al dramma amoroso forse più tenero di Murolo, Reginella. E che aspetti? Leggi di che si tratta
Reginella: successo senza tempo
Roberto Murolo con “Reginella” ha dato voce a tutti i romantici napoletani e non. Il brano risale a più di 100 anni fa, è del 1917 ed ancora oggi continua ad incantare con la sua musicalità e soprattutto, con l’alto lirismo del testo. Consideratela pure come una poesia cantata, d’altronde, la poesia è nata sempre col canto. Mo la smettiamo di fare i filosofi, e ti diamo qualche info in più sul brano.
Giusto per fare i sofisticati, vi diciamo che il brano è una sorta di valzer. Sì sì hai capito bene. Il tempo del brano è infatti di tre quarti, proprio come il valzer. Quello che dona il sublime al pezzo, oltre alla melodia che fa da sfondo e ti fa immaginare “Reginella” proprio davanti a te, è l’interpretazione di Murolo, sopraffina.
Roberto Murolo con Reginella non fa niente di nuovo: canta un amore finito. Noi non sappiamo perché i due amanti si siano detti addio, però sappiamo che forse un po’ si vogliono ancora. Lui la rincontra dopo tempo e la trova assolutamente cambiata: vestita di abiti particolari, con toni e movenze eleganti, addirittura parla francese. Poi si ricorda del tempo passato, i due non c’avevano una lira, ma erano contenti così. Il classico due cuori e una capanna. Peccato che forse a lui è rimasta solo la capanna.
Te si’ fatta ‘na veste scullata
Nu cappiello cu ‘e nastre e cu ‘e rrose
Stive ‘mmiezo a tre o quattro sciantose
E parlave francese è accussì (…)
Reginè, quanno stive cu mmico
Non magnave ca pane e cerase
Nuie campavamo ‘e vase, e che vase
Tu cantave e chiagnive pe’ me
Poi… l’immagine di un canarino. Il canarino si è fatto e si fa testimone di questa storie d’amore (o del disamore). Un tempo cantava il sentimento assieme alla sua compagna, adesso è rimasto proprio lì, vicino al cantore che decide di liberarlo. Metaforicamente come se stesse cercando di liberare sé stesso dall’amore che prova verso questa donna, che ormai poco ha a che spartire con lui, che ormai è una donna cambiata.
Oj cardillo, a chi aspiette stasera?
Nun ‘o vide, aggio aperta ‘a cajola
Reginella è vulata, e tu vola
I più romantici si legano a qualche verso del testo: forse anche Reginella, a volte, “distrattamente parla del vecchio amante”.


