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Cervello: un organo che gode di cose già successe

Sicuramente tutti quanti, almeno una volta nella vita, abbiamo avuto una situazione di déjà-vu: sei in cucina che bevi il tuo caffè e vedi in televisione il nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Sputi il tuo caffè pensando di esserti svegliato nel 2017 e, mentre sei già pronto per andare a scommettere su tutti gli avvenimenti sportivi di cui già conosci i risultati prendendo spunto da Biff di Ritorno al Futuro, ti accorgi che sei ancora nel 2025 e che Trump è semplicemente stato rieletto. Ma quindi perché il passato si ripete e come risponde il nostro cervello?

Esiste un ponte temporale che collega assieme il presente ed il passato. Spesso, viviamo situazioni simili perché la mente ama ciò che è familiare, anche se a volte è malsano. Le dinamiche che conosciamo bene, anche se tossiche, possono sembrarci “sicure” perché sono prevedibili. Esempio: il ritorno sulle passerelle degli infradito con il tacco Y2K in stile Lizzie McGuire, le conosciamo, sono brutte e scomode, ma sappiamo già cosa aspettarci da loro.

La psicologia ci aiuta a capire questo fenomeno. Il cervello umano è quel buffo organo che sembra programmato da un programmatore pigro. Tale pigrizia ci porta a preferire una notizia brutta ma certa piuttosto che affrontare l’incertezza che potrebbe, potenzialmente, essere positiva.

Cosa accade nel nostro cervello

Perché? Perché l’incertezza fa suonare l’allarme rosso nell’amigdala, il nostro sistema di sicurezza interno. Si tratta di una predisposizione che porta le persone a sentirsi profondamente a disagio quando non possono prevedere con certezza il risultato di un evento o controllare ciò che accade intorno a loro, questa caratteristica è definita “intolleranza all’incertezza”. Secondo la psicologia, il passato si ripropone nel presente perché la mente umana conserva e rielabora continuamente esperienze precedenti, memorie ed emozioni.

Questo fenomeno avviene attraverso meccanismi cognitivi, emotivi e inconsci che influenzano il modo in cui percepiamo, reagiamo e interpretiamo il mondo nel qui e ora. Questa tendenza è visibile all’interno della storia dell’uomo.

Nel 2024 abbiamo avuto diversi esempi di questo “riciclo temporale”, esempi sia frivoli e divertenti che tristi e scoraggianti. Quindi, da un lato abbiamo il ritorno delle mode anni ’90 ma dall’altro la ri-ascesa dei partiti estremisti mondiali e lo sterminio dei palestinesi. L’intolleranza all’incertezza è una risposta naturale del nostro cervello, progettato per cercare stabilità e prevedibilità, ma può diventare un ostacolo significativo al benessere quando ci impedisce di affrontare il cambiamento o di cogliere opportunità.

Dunque, sebbene il ripresentarsi del passato possa essere una possibilità di redenzione, un’occasione per correggere il percorso, prendere decisioni più etiche e costruire una società più giusta, è pur vero che il rischio è quello di dimenticare. Imparare dal passato è un po’ come la dieta: lo facciamo per un po’, ma appena vediamo una fetta di torta siamo pronti a dimenticare tutto ciò che abbiamo imparato. Ogni tanto ci sta una bella fetta di cheesecake, attenzione a farne indigestione. 

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