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Crans-Montana si poteva scongiurare

Nella notte tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026, una festa di Capodanno in un locale di Crans-Montana – la celebre stazione sciistica svizzera – si è trasformata in una delle peggiori tragedie civili degli ultimi anni in Europa. All’interno del bar Le Constellation, un incendio devastante ha provocato circa 40 morti e oltre 110 feriti, molti dei quali giovanissimi.

Cosa è successo quella notte a Crans-Montana

Secondo le prime ricostruzioni delle autorità, il rogo è scoppiato intorno all’1:30 del mattino, proprio nel pieno dei festeggiamenti. Testimoni e investigatori indicano come possibile innesco le candele scintillanti (sparkler) montate su bottiglie di champagne che, avvicinate troppo al soffitto, avrebbero incendiato il materiale fonoassorbente del locale. Il fuoco si sarebbe quindi propagato in forma estremamente rapida, soffocando e intrappolando le persone all’interno.

Le immagini che emergono – tra video amatoriali e testimonianze – raccontano panico e caos: la folla, accalcata in spazi con uscite insufficienti, ha provato a fuggire tra fumo denso e calore intenso, rendendo difficile l’evacuazione in sicurezza.

Numeri, vittime, feriti

Circa 40 morti confermati, con vittime tra i 14 e i 39 anni.
Oltre 110 feriti, molti con ustioni gravi e ricoverati in ospedali svizzeri e di altri paesi europei.
Le autorità hanno attivato centri di supporto per le famiglie e hotline dedicate.

Le esequie di alcune vittime italiane si sono tenute in città come Roma, Bologna e Milano, tra dolore e rabbia per una perdita così improvvisa e evitabile. Le vittime italiane accertate infatti sono 6, di età compresa fra i 16 ed i 17 anni. 

I controlli pre-incidente: cosa è emerso

Uno degli aspetti più dibattuti riguarda i controlli di sicurezza e le ispezioni prima dell’incidente: il locale infatti non avrebbe subito ispezioni complete negli ultimi anni, nonostante le norme prevedano controlli regolari per esercizi pubblici con afflussi numerosi.

Alcuni investigatori hanno sottolineato che la schiuma fonoassorbente presente sul soffitto – particolarmente infiammabile – avrebbe dovuto essere oggetto di verifiche specifiche, ma non lo è stata. Inoltre, emergono dubbi su uscite di emergenza, segnaletica e vie di fuga che avrebbero potuto facilitare l’evacuazione rapida. Questo genere di carenze, se confermate, spiega in parte perché molte persone non sono riuscite a mettersi in salvo.

Dunque, la domanda più pesante oggi non è solo il “come” della tragedia, ma il “perché” norme di sicurezza apparentemente banali non siano state verificate e applicate fino in fondo.

Responsabilità e indagini in corso

La magistratura svizzera ha aperto un’inchiesta penale a carico dei proprietari del locale, accusati di omicidio colposo, lesioni colpose e incendio colposo.

Secondo alcune fonti investigative i proprietari del bar avrebbero tentato di cancellare parte delle prove (come profili social o pagine digitali) durante e dopo il rogo, complicando la ricostruzione dei fatti. Continuano anche i controlli sulla regolarità delle autorizzazioni e dei materiali utilizzati nell’esercizio. Anche le amministrazioni locali, che avrebbero dovuto accertare eventuali irregolarità, responsabili delle ispezioni, sono nell’occhio del ciclone.

A oggi i gestori negano responsabilità dirette e dichiarano di collaborare con gli inquirenti, ma la pressione pubblica e mediatica resta altissima.

Perché Crans-Montana si poteva scongiurare

Non è semplice rispondere con certezza, ma molti esperti di sicurezza lamentano che: sistemi antincendio più moderni e materiali ignifughi avrebbero potuto rallentare la propagazione delle fiamme; ispezioni più frequenti e rigorose avrebbero identificato vulnerabilità evidenti; vie di fuga adeguate e controllo delle presenze avrebbero ridotto il rischio di assembramento mortale.

Inoltre, ciò che sconvolge, è che già in un video inedito del 2019, dove l’abitudine delle candeline sulle bottiglie era sempre presente, il barista presente all’epoca insistesse con i presenti affinché facessero attenzione a non far andare il fuoco troppo vicino al materiale fonoassorbente del soffitto.

In pratica, non si trattava di una singola causa rara quindi, ma di una combinazione di fattori umani, strutturali e normativi che, messi insieme, hanno trasformato un incidente in una strage.

Si necessita un dibattito urgente per l’UE!

La tragedia di Crans-Montana non è solo una cronaca drammatica: è anche uno specchio di come sicurezza, burocrazia e responsabilità civile si intrecciano quando si tratta di eventi pubblici affollati.

Ciò che resta ora è un dibattito urgente – oltre al dolore per le vittime – su come evitare che, in futuro, eventi simili possano ripetersi.

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