Tanto tuonò che piovve o… quasi. Dopo mesi di annunci, Trump alla fine ha introdotto i famosi dazi verso Messico, Canada e Cina, ma, prima ancora che entrassero in vigore, lo stesso Presidente americano li ha rimandati di un mese. Insomma è il “solito” caos, quindi proviamo a fare un po’ di chiarezza.
Sabato 1 febbraio, il nostro Donald ha annunciato dazi generalizzati (cioè su tutti i prodotti) del 25% verso Messico e Canada (unica eccezione il petrolio importato dal Canada soggetto ad un dazio del 10%) e del 10% per le merci cinesi, che sarebbero entrati in vigore martedì 4 febbraio. Lunedì 3 febbraio però colpo di scena: Messico e Canada trovano l’accordo con gli Stati Uniti per posticipare l’introduzione dei dazi di un mese. Con la Cina invece ci si avvia verso la guerra commerciale: il gigante asiatico ha risposto annunciando a sua volta dazi del 15% sulle importazioni dagli Stati Uniti di carbone e gas naturale liquefatto (GNL), e del 10% su petrolio e macchinari agricoli.
L’Unione Europea (per ora) è stata “risparmiata”, ma è inutile farsi illusioni, meglio rassegnarsi: il nostro turno arriverà (e farà male, soprattutto a paesi come l’Italia).

Cosa diamine sono i dazi?
I dazi sono un’imposta, che viene applicata su un prodotto al momento dell’importazione e calcolata in percentuale sulla base del prezzo di vendita del prodotto stesso. A pagare il dazio sono i consumatori del paese importatore (nel nostro caso gli americani). Lo scopo “principale” dei dazi è di proteggere uno o più comparti industriali dalla concorrenza straniera: difatti a causa dell’aumento di prezzo dovuto al dazio, i consumatori di quel paese dovrebbero preferire il prodotto “fatto in casa” al prodotto importato dall’estero. Usiamo il condizionale in quanto i dazi non si sono sempre rivelati efficaci, dato che le preferenze del consumatore non sono dettate solamente dal prezzo, ma anche da altri fattori.
Perché a Trump è venuta la brillante idea dei dazi?
Non siamo tanto spregiudicati da pensare di sapere cosa passa nella mente di Donald (probabilmente neppure lui lo sa), ma possiamo fare qualche ipotesi. Innanzitutto ci sono ragioni economiche dietro questa scelta: Trump vuole riequilibrare la bilancia commerciale con alcuni paesi e vuole difendere la manifattura americana dalla concorrenza estera, salvaguardando così migliaia di posti di lavoro degli operai americani (i celebri sconfitti della globalizzazione), che hanno votato in massa proprio per Trump.

La questione però, evidentemente, non si esaurisce con l’economia. Difatti proprio la scelta di rimandare di un mese i dazi nei confronti di Messico e Canada ci da modo di capire che per Trump i dazi sono un’arma, che lui usa per “convincere” gli altri paesi a fare concessioni agli Stati Uniti e… funziona! Infatti Canada e Messico hanno rafforzato i controlli alle frontiere dispiegando uomini e mezzi per bloccare il traffico di migranti e di Fentanyl.
Le minacce di Trump hanno funzionato anche per Panama, che ha deciso di uscire dalla nuova via della seta (progetto commerciale cinese), per la Colombia e per il Venezuela, costretti ad accettare i rimpatri dei migranti irregolari per evitare i dazi e persino la Danimarca si sta piegando: difatti il piccolo paese europeo ha detto che la Groenlandia rimarrà territorio danese, ma gli americani potranno costruirci delle basi.

La politica a colpi di clava
Per Trump sembra una vittoria su tutta la linea, eppure non è proprio così. Un approccio simile sicuramente da alcuni benefici, ma di solito sono marginali, di breve durata e si pagano a caro prezzo. Infatti la politica a colpi di clava nel medio/lungo periodo rovina le relazioni con gli altri paesi, riduce la fiducia reciproca e rafforza sentimenti avversi nei confronti dell’altra parte, rendendo molto difficile il raggiungimento di accordi duraturi e stabili.
Inoltre se un paese dovesse decidere di non piegarsi alle richieste di Trump, potrebbe far saltare il banco e scoprire il bluff del Presidente americano. Insomma è un gioco molto rischioso, che però, almeno per ora, sta dando alcuni frutti.
Conclusioni
Trump ha già promesso nuovi dazi, e credo che questa volta toccherà a noi. In tutta onestà non credo che l’Unione Europea troverà la forza e la compattezza per resistere alla pressione americana, quindi c’è da sperare solo nella capacità dei negoziatori di europei di strappare condizioni non troppo svantaggiose (si sussurra della volontà europea di promettere a Donald l’aumento delle importazioni di armi americane e di gnl, per evitare i dazi).
In ogni caso, come ormai è chiaro a tutti, provare a fare previsioni con Trump è pressoché impossibile (persino la palla di vetro avrebbe le sue difficoltà) quindi aspettiamo e vediamo, con la certezza che non ci annoieremo.



