L’ennesima morte sul lavoro in Trentino dimostra ancora una volta l’assenza di tutele per la classe lavoratrice.
Nella mattinata del 22 ottobre un operaio di Borgo Valsugana è morto dopo essere stato travolto da un mezzo pesante sul luogo di lavoro.
La comunità locale è stravolta dalla notizia, nonostante ogni giorno si registrano casi come questo. Dinanzi a quanti morti le norme riusciranno finalmente a cambiare e il mondo del lavoro a sviluppare traiettorie lavorative più sicure e sostenibili?
Esseri umani oltre le statistiche: il massacro di Stato dei morti sul lavoro
Solo nel 2023, secondo l’INAIL (l’Istituto Nazionale l’Assicurazione contro gli Infortuni sul lavoro) si sono verificati 1077 decessi nel luogo lavorativo: collocando l’Italia tra i paesi con il più alto tasso di mortalità sul lavoro in Europa.

Risultano inoltre in aumento gli incidenti nel tragitto casa-lavoro, spesso perché i lavoratori tornano a casa stremati e in condizioni poco lucide per mettersi al volante. Un’altra motivazione potrebbe essere legata al fatto che dal termine della pandemia c’è stata una significativa riduzione nel concedere lo smart working, aumentando anche la percentuale di persone sulle strade o alla guida al termine dell’orario lavorativo.
Tuttavia, non tutte le denunce per morti sul lavoro vengono rinonosciute dall’INAIL, per ragioni burocratiche e tecniche, ma una cosa resta certa: indennizzo o meno, l’ennesimo operaio ha perso la vita sul luogo di lavoro.
Le leggi presenti nel nostro paese
L’Italia negli anni ha arricchito il suo quadro normativo per la tutela della sicurezza nel posto di lavoro attraverso vari decreti.
Primo tra tutti è il Testo Unico sulla Sicurezza (D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81) che ha attribuito alla valutazione dei rischi un modello partecipativo, in grado di coinvolgere datore di lavoro, lavoratori e sindacati.
Vari canali però, approfittando della grande dispersione di ruoli nel tema della sicurezza, riescono a deviare le regole. Ad esempio, è obbligo del datore di lavoro redigere il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) ed essere consapevole dei rischi. invece è ruolo del preposto vigilare sul corretto svolgimento delle operazioni in orario da lavoro per ridurre al minimo gli incidenti.
Negli ultimi anni inoltre, sono stati introdotti ulteriori interventi specifici a potenziamento della prevenzione. Uno di questi è il “decreto sostegni bis” (art.50) che prevede un incremento delle attività ispettive e di controllo.
La realtà con cui si scontrano i lavoratori
Tuttavia, la realtà di molti lavoratori è ben diversa. Soprattutto le piccole e medie imprese riscontrano un’applicazione carente di queste normative, non adempiendo pienamente alle misure di sicurezza richieste.
Questo raggiro nei confronti della sicurezza viene fatto anche a causa di pressioni economiche e richieste di ottimizzazione dei tempi. Al danno degli operai e a profitto della produzione vengono meno tante accortezze necessarie alla salvaguardia della salute sul posto di lavoro.
Inoltre, le disuguaglianze territoriali anche qui non tardano a manifestarsi. Con basse quote di ispezione e ampia diffusione del lavoro a nero, gli incidenti e le morti sul lavoro registrano numeri più alti nelle regioni del sud.
Quali soluzioni per un futuro lavorativo più sicuro?
Il fatto avvenuto a Borgo Valsugana, con un operaio travolto da un mezzo pesante, richiama alcuni elementi ricorrenti nelle inchieste su incidenti mortali.
Il rischio di lavorare con mezzi pesanti, senza coordinamento con le varie parti della produzione e assenza di manutenzione ha già troppe volte causato la morte di operai, spesso anche alla soglia della pensione.
La sfida che resta è dunque protestare per un incremento serio e scrupoloso delle politiche addette alla sicurezza sul lavoro.


