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Georgescu e le elezioni annullate in Romania: è caos

Sei bloccato in mezzo al traffico in una fredda mattinata di un piatto mercoledì, potrebbe andare peggio? Forse se lo stava chiedendo anche Georgescu, prima di essere prelevato dalla sua auto ed interrogato dalla Polizia romena.

Indagato? E perchè?

Lo stesso Georgescu è ora indagato per incitamento al rovesciamento dell’ordine costituzionale, diffusione di informazioni false, promozione del culto della personalità, ed è ora sotto controllo giudiziario. Inoltre altre 27 persone sono state perquisite, tra cui il capo della sua sicurezza privata, Horațiu Potra mercenario che avrebbe avuto stretti legami con la Wagner (eh sì, la storia sta prendendo proprio quella piega), che avrebbero cospirato per creare un’organizzazione “di natura fascista, razzista o xenofoba”.

Ma che ha fatto sto Georgescu?

Cominciamo dall’inizio. Nazionalista, autarchico, fan di Putin, complottista e convinto del fatto che nelle bibite gassate ci siano dei microchip utili a controllarci (tranquilli non stiamo parlando dell’elettore medio di Trump o di un ascoltatore della “zanzara”, ma sempre di Calin Georgescu) si candida alle elezioni presidenziali romene, programmate per domenica 24 novembre 2024, e fin qui tutto regolare.

Nonostante abbia occupato posti rilevanti all’interno delle istituzioni romene, fino a poche settimane prima del voto neppure i vicini di casa lo conoscevano. Povero, piccolo e solo non era stato neppure considerato da molti giornali ed i sondaggisti lo relegavano tranquillamente nelle ultime posizioni. Ma lui fa saltare ogni pronostico e alle presidenziali del 24 novembre arriva primo nello sconcerto generale, ottenendo il 22,3% dei consensi. Praticamente un miracolo, o forse no.

È quasi magia Johnny

Il risultato è incredibile (nel senso più letterale del vocabolo), tanto incredibile da attirare l’attenzione delle autorità giudiziarie romene, che decidono di approfondire la questione, “sguinzagliando” i servizi d’intelligence. Ad attirare la loro attenzione è stato il profilo Tik Tok di Georgescu, passato, in poche settimane, dall’avere poche migliaia di follower a milioni di visualizzazioni. Insomma pur non raggiungendo i risultati di Rita De Crescenzo (la vera regina del social cinese), è roba notevole, considerando anche il fatto che lo stesso Gerogescu aveva dichiarato di non aver speso neppure un euro per la sua campagna elettorale, sostenuta solamente da volontari. Quindi l’attenzione dell’intelligence romena si è spostata sui famosi volontari (o presunti tali).

È saltato fuori che i “volontari” erano 25 mila profili Tik Tok, “dormienti” fino a due settimane prima del voto, e che all’approssimarsi del grande evento, si sono magicamente risvegliati, grazie anche ad un canale Telegram, chiamato @propagatorcg, che coordinava il tutto. Inoltre anche centinaia di influencer romeni, lautamente pagati, si erano alacremente adoperati per mettere in buona luce il candidato. L’intera baracca era finanziata da soldi provenienti dalla criminalità russa. Naturalmente tutto ciò succedeva apparentemente all’insaputa di Georgescu (Scajola e la ristrutturazione di casa sua è dilettantismo).

Per la Corte Costituzionale romena, i documenti dell’intelligence mostravano delle evidenti interferenze russe, attraverso una campagna di propaganda anti occidentale ed anti liberale (cose che dalla Russia proprio non ci si aspetta), organizzata sulla piattaforma Tik Tok. Con una decisione estremamente controversa, la Corte Costituzionale annulla i risultati delle elezioni del 24 novembre. Le nuove presidenziali si dovrebbero tenere il 4 maggio 2025 e l’eventuale ballottaggio il 18 dello stesso mese.

Come al solito… l’opinione pubblica è divisa a metà

Il paese si è spaccato, tanto che, nelle ultime settimane, la capitale Bucarest è stata invasa da molteplici e partecipatissime manifestazioni a sostegno di Georgescu. Anche l’opinione pubblica europea si è divisa (e non solo, anche il vicepresidente Usa J.D. Vance si è espresso in merito, schierandosi a fianco di Georgescu), tra chi sostiene che questa sia stata una scelta illiberale (tesi sostenuta da Salvini, sempre in prima fila quando c’è da difendere la Russia) e chi invece la sostiene in quanto necessaria a garantire il regolare svolgimento delle elezioni.

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Quale futuro per la Romania e per Georgescu

Le prossime elezioni saranno fondamentali per il futuro del paese. Infatti, oltre a determinare il prossimo capo di Stato, saranno utili a “testare” la resilienza della democrazia romena. Se Georgescu dovesse essere ammesso alle elezioni, si potrebbe configurare uno scenario simile a quello ucraino, antecedente alle manifestazioni di piazza Maidan: praticamente un paese spaccato in due fazioni (da una parte gli europeisti, rappresentati da tutti gli esponenti politici romeni e dall’altra i filo russi, capeggiati da Georgescu). La piccola Romania, nello scenario internazionale, è ora più importante che mai: il paese condivide un confine lungo quasi 650 km con l’Ucraina, e sin dall’inizio si è schierato affianco di Zelensky. Se la Russia riuscisse ad aumentare la sua “influenza” a Bucarest, per Putin sarebbe davvero un gran bel colpo.

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