Quante volte abbiamo sentito dire che i bambini di oggi non sono come i bambini di una volta? Infinite volte. Ce lo ripetono i nostri genitori e ancor di più i nostri nonni che ai loro tempi certe cose di oggi manco esistevano. Manco a cinquant’anni si era abbastanza grandi per essere nervosi o per soffrire di preoccupazioni, ansia e stress. La società è cambiata e queste cose per i nativi digitali sono purtroppo biscotti a colazione.
Generazione Alpha
Ebbene si, i bambini di oggi (nativi digitali) non sono come i bambini di una volta. Quelli di oggi sono i “nativi digitali” perchè appartengono alla generazione Alpha. Quella degli screenagers è una generazione incollata agli schermi. Li accompagnano per tutto il loro percorso di crescita, dallo svezzamento alla prima casa di proprietà. E’ la generazione che ha tutto a portata di mano, basta chiedere e tutto sarà dato, detto e svelato. Una generazione che ha fatto i conti con una fase storica critica. Costretta a modificare la sua impegnativa routine tra sport e scuola. Quella che ha sperimentato la Dad rinunciando, per forza di cose, al contatto diretto con gli altri.
Nativi digitali: una generazione dal muso duro
Tutto questo ha inevitabilmente potenziato la capacità di adattamento dei bambini rendendoli cinture nere di tecnologia e digitale. Non si sa quali saranno gli strumenti del futuro, quelli di oggi sembrano naturalmente quelli più d’avanguardia: basti pensare all’intelligenza artificiale. Eppure qualcos’altro di speciale ci sarà. I filoni di pensiero si dividono tra mamme e papà preoccupati e genitori fieri. C’è chi è preoccupato per questo mondo così accelerato in cui i nativi digitali non hanno modo di essere bambini dati gli strumenti di cui dispongono e chi invece spinge i propri figli verso orizzonti sconosciuti. Quello che ho sempre notato è che i bambini di oggi non si annoiano perchè sono sempre impegnati. Non annoiandosi non si reiventano. Questa passività rispetto alla creatività li rende aridi e poco pratici. Un planning perfetto non ammette imprevisti, l’abitudine alla schematicità li rende incapaci di riorgannizzarsi e in sostanza di vedersela da soli.
Adattamento o altro?
Il covid li ha messi a dura prova e molto probabilmente la reazione dei bambini non è stata quella di semplice adattamento. Secondo la teoria di Piaget, padre fondatore della psicologia dell’infanzia, è più opportuno parlare di accomodamento. La differenza tra accomodamento e adattamento è molto sottile. L’accomodamento è un processo col quale un individuo modifica il proprio schema mentale arricchendolo in seguito a nuove esperienze e informazioni. Nel passaggio dal primo al secondo gioca un ruolo fondamentale anche l’assimilazione intesa come capacità di integrazione di nuove informazioni e comportamenti con quelli già esistenti.
L’adattamento non è altro che una sintesi tra accomodamento e assimilazione. I bambini, secondo Piaget, apprendono attivamente costruendo il loro sapere tramite esperienze dirette, anche e soprattutto quando commettono errori. Se i nativi digitali oggi hanno sempre la soluzione a portata di mano, non solo non si sforzano nelle probabili soluzioni ma non sbagliano. L’ errore è fondamentale perchè è un fattore per apprendere.
Sbagliando s’impara
Ce lo insegnano da bambini che sbagliando s’impara. Sembra che i nativi digitali di oggi non ne sbaglino una. L’errore non è proprio ammesso e infatti è sempre più urgente una sorta di educazione al fallimento. Far capire ai bambini che non esistono solo risposte positive, che è probabile sbagliare e che se dovesse accadere non sarà la fine del mondo. È un tema di cui non si parla mai abbastanza, normalizzare il fallimento. Iniziare a considerare l’idea secondo la quale il fallimento non è la fine di un qualcosa ma un nuovo inizio, un pretesto per continuare ad avere degli obiettivi. Non è scontato trasmettere questo tipo di approccio ai nativi digitali. Disabituarli alla competizione, alla corsa e rallentarli rispetto a un mondo che corre e non li fa sentire effettivamente bambini.
Generazioni a confronto: nativi digitali e Gen Z
C’è una chiara e netta spartizione generazionale tra Gen Z e Gen Alpha per cui in questo mondo ai bambini non è concesso sbagliare, e ai grandi è consigliato andare con calma e avere fiducia nel percorso di vita, col famoso motto “trust the process”. Sarebbe più semplice se insegnassimo ai più piccoli il coraggio di essere liberi dai vincoli che impone la società. Siamo da sempre abituati a determinati ritmi e schemi di vita e conviviamo col pregiudizio che chi non li segue sia un dormiente che si lascia vivere e che non vive. Paghiamo lo scotto di essere cresciuti con questa convinzione e ci aggrappiamo all’idea ipocrita ma forse un po’ vera che c’è sempre tempo. Ai bambini di oggi e anche a quelli di domani dovremmo insegnare che sbagliando s’impara e che l’imperfezione ci contraddistingue. Per approfondire l’argomento sul confronto generazionale leggi anche https://youngpopularopinion.it/lotte-generazionali-tra-millennials-e-gen-z/


