Nel febbraio 2024 usciva nelle sale italiane il musical remake de “Il colore viola”, ma perché se ne parla così poco? “Il colore viola” è un film che sarebbe banale definire semplicemente drammatico, che parla non solo della sofferenza, ma anche del riscatto, della redenzione e del perdono vero e profondo. Perdono verso il prossimo, verso noi stessi e i nostri errori. La storia di come l’amore e l’autostima possano essere le armi per una personale rivincita.
La trama
Siamo nel 1909 nell’America del sud, la quattordicenne afroamericana Celie ha da poco dato alla luce il suo secondo figlio, Adam, frutto delle violenze sessuali perpetrate da suo padre, che le strappa il bambino dalle braccia per darlo in adozione, come aveva già fatto con la prima bambina nata. Non molto tempo dopo Celie viene data in sposa ad un uomo molto più grande di lei, Mister, per badare alla sua casa e ai suoi figli.
L’unica cosa bella che sembra essere rimasta nella vita di Celie sono la speranza che i suoi figli siano ancora vivi e l’affetto che la lega a sua sorella Nettie. Quando anche quest’ultima riceve attenzioni moleste da suo padre, trova ospitalità a casa di sua sorella. Qualche notte più tardi Nettie si oppone ai tentativi di Mister di violentarla e viene cacciata via, con la minaccia di uccidere lei e Celie se mai si fossero riviste.
Inizia quindi per Celie una vita ancora più dura, all’insegna della solitudine e delle umiliazioni cui suo marito la costringe, e da giovane ragazzina la vediamo diventare una donna triste e sfiorita.

La sua storia sembra finire qui, nel ruolo di piccola ed insignificante testimone della vita che scorre e cambia ogni cosa la circondi, tranne che la sua situazione. Ha modo di conoscere diverse donne molto forti e diverse da lei, come la determinata e sfacciata Sophie, la moglie del suo figliastro, o la stravagante Shug Avery, famosa ballerina e cantante, nonché ex amante di Mister. Sarà proprio la sua conoscenza a dare a Celie il coraggio di cambiare, di inseguire i suoi sogni.
Accanto a Shug, Celie riscoprirà lo stile, il sentirsi bella e femminile, libera e spensierata. Capirà quanto poco costi un gesto di cortesia e quanto lei sia degna di mille e più attenzioni, e solo così troverà la forza di lasciare Mister e iniziare una nuova vita, aprendo una sartoria tutta sua e coltivando sempre la speranza di poter rivedere sua sorella e i suoi figli.
Il coraggio di cambiare
“Il colore viola” è quindi un trionfo della femminilità e del femminismo, in cui emerge il chiaro messaggio che il cambiamento può partire solo e soltanto da noi stessi. Anche se tutte le persone che abbiamo intorno ci spronano a migliorare, siamo solo noi che decidiamo quando e come farlo.
È un invito a non rassegnarsi davanti alle difficoltà, a non credere che Dio ci abbia dimenticato, perché in realtà tutto quello che ci succede ha uno scopo, fa parte di un piano più grande che comprenderemo solo alla fine, ma sta sempre e solo a noi decidere quando avviare ogni ingranaggio di questo misterioso sistema che è la nostra vita. Più volte Sophie e Shug rimproverano a Celie la sua condizione di donna muta ed obbediente, ma è solo molto dopo che lei si deciderà ad ascoltarle, solo nel momento in cui ha l’occasione di scoprirsi e amarsi in un modo che non aveva mai fatto prima di allora.
L’evoluzione di Celie è qualcosa di inaspettato che nessuno avrebbe creduto possibile vedendo il personaggio dei primi trenta minuti del film. Indipendente, sicura di sé, finalmente non più schiava di casa, ma semplicemente se stessa, semplicemente donna.
Contro la violenza
Il film incita le donne a non sottomettersi e a non crogiolarsi nell’illusione che uno schiaffo non significhi niente ,che sia una cosa che ogni tanto può capitare. Fondamentale per la fruizione di questo concetto è la canzone “Hell no”, cantata da Sophie che, dopo aver ricevuto uno schiaffo dal marito Harpo, prende suo figlio e se ne va di casa. Questo perché, volendo citarne il testo: “quando a un uomo semplicemente non gliene frega niente, Diavolo no!”
Il ruolo di Dio
È inoltre stupefacente il modo in cui siano stati inseriti diversi riferimenti alla religione, così da rafforzare la morale della storia, senza tuttavia farne un manifesto del fanatismo cristiano.
Non a caso il film si apre con una canzone dedicata ai piani inconoscibili di Dio e si chiude, emblematicamente, con la parola “amen”. Ed è proprio a Dio che Celia si affida per metà della sua vita e a cui spesso recrimina tutta le sue sofferenze.
“Se Dio ci ama, perché mi ha tolto i miei figli e mia sorella?” si chiede, ma la risposta è chiara: non è stato Dio a farlo, ma gli uomini. Dio ha saputo creare solo cose meravigliose, come il colore viola dei fiori che lei osserva, mentre la crudeltà e le ingiustizie sono state causate dagli uomini.
Non manca il tema della punizione divina, che si abbatte sui peccatori e semina giustizia, come accadrà a Mister, vittima di una vera e propria vendetta celeste.
In aggiunta, è impressionante come la figura di Shug Avery sembri ricalcare la parabola del figliol prodigo della Bibbia. La figlia sgangherata, la figlia scandalosa del pastore del paese, ha tutto quello che una donna dell’epoca possa desiderare: soldi, fama, abiti stupendi, libertà. Eppure, nulla di tutto ciò sembra appagarla più dell’essere riaccolta da suo padre. Una donna di carattere come lei, si mostra più volte piegata dal desiderio insoddisfatto di perdono.
Il cerchio della vita
Non è detto che le persone non possano cambiare, o al massimo, non è detto che non possano essere perdonate. Ed è proprio questo il tema più profondo del film: un invito a perdonarsi a vicenda, in modo sincero, sentito e cristiano, facendo ammenda e dimenticando i rancori del passato.
È proprio grazie alla sua capacità di perdonare, al suo accogliere e amare che Celie si ritroverà, nella scena finale, circondata da amici e parenti, anche dai più inaspettati, seduti alla stessa grande tavola circolare, posta intorno ad un enorme albero secolare. Anche qui il simbolismo è chiaro: l’albero e la figura del cerchio rimandano alla chiusura circolare della vita, a quell’organizzazione cosmica dell’esistenza che fa sì che la vita continui a scorrere e a circolare anche dopo le peggiori difficoltà.
In conclusione
“Il colore viola” ha la capacità di affrontare tematiche importanti in una maniera leggera, chiara e spettacolare da un punto di vista cinematografico, soprattutto grazie al supporto offerto dalla musica, dal momento che le canzoni non sono dei momenti distaccati dalla trama, dei soliloqui orecchiabili, ma al contrario, recitazione e musica si intrecciano e si uniscono in un unico discorso lineare e travolgente.
Se non l’avete ancora visto correte subito a farlo, perché “il colore viola” può essere facilmente definito uno dei migliori musical degli ultimi anni.



