Sono ben sette i punti su cui la corte costituzionale si è pronunciata dopo i ricorsi nei confronti dell’autonomia differenziata presentati da 4 regioni alla corte costituzionale, un referendum abrogativo chiesto con raccolta firme e la richiesta di referendum abrogativo chiesto da 5 regioni.
Dai livelli essenziali delle prestazione (LEP), alle aliquote sui tributi, passando per le competenze delle regioni a statuto speciale, il ricorso è stato parzialmente accolto, anche se la corte non ha ritenuto incostituzionale l’intera legge.
LEP, ne sentiamo spesso parlare, ma cosa sono?
I livelli essenziali delle prestazioni servono a definire lo standard dei servizi da garantire in tutto il paese, insomma, quelle che sono le soglie minime di rispetto dei diritti sociali.
I LEP sono stati introdotti all’interno della nostra costituzione con la riforma costituzionale del 2001, proprio per andare a lenire le disuguaglianze fra regioni più o meno ricche.
Ebbene, è dal 2001 che lo Stato non riesce a definire i LEP, a prescindere dalle volontà delle regioni.
Il vero problema però, è che i LEP sono necessari per la applicazione della legge sull’autonomia differenziata. Fino a quando non verranno definiti, la legge non potrà essere applicata, mai.
Come mai da oltre vent’anni, nessun governo è mai riuscito a stabilire i LEP?
Non che non ci abbiano provato eh…
Però si tratta di un lavoro estremamente complesso, complesso poiché prevede dei parametri minimi per i servizi, i diritti, che riguardano ogni ambito della vita dei cittadini.
Il punto su cui però si focalizza la corte non è questo, la corte costituzionale lamenta, fra i sette profili di incostituzionalità, il fatto che i LEP non possano essere decisi autonomamente dal governo, ma debbano essere definiti dal parlamento: un “semplice” dPCM (ve lo ricordate?) andrebbe a limitare quella che è la competenza del parlamento sancita dalla costituzione.
Ora che succede all’autonomia differenziata?
Sono state raccolte 1,3 milioni di firme per proporre il referendum abrogativo, dunque adesso la corte costituzionale di concerto con la corte di cassazione, devono verificare la validità delle firme presentate.
Superato questo passaggio, dovrebbe tenersi il referendum a giugno 2025.
Ora però c’è un interrogativo che fa tremare tutti, ossia, la corte di cassazione adesso dovrà decidere se alla base della raccolta firme c’erano questi quesiti, e quindi risolti dalla corte avendo sollevato l’incostituzionalità di sette punti, oppure no. La sentenza della corte potrebbe averli invalidati.
Varie le posizioni delle forze politiche nazionali
Il ministro Roberto Calderoli, si dice soddisfatto poiché la corte costituzionale avendo soltanto in parte bocciato la legge, ha sancito che è in linea con la costituzione. Il ministro adesso attende sui singoli punti i motivi del diniego della corte per apportare le opportune modifiche. (Ricordandovi sempre che, in assenza dei LEP, non è possibile fare nulla).
Di diverso avviso invece, è il governatore De Luca (che non ha bisogno di presentazioni, però per chi non lo sapesse è il Presidente della Regione Campania), che si è così espresso: «la sentenza sulla legge Calderoli, non solo la smantella nei suoi punti essenziali e vitali, ma stabilisce l’unità del paese».
Ricordiamo che la regione Campania è stata la prima a chiedere il referendum abrogativo nei confronti dell’autonomia differenziata.


